mercoledì 15 novembre 2017

Previsioni forex euro - dollaro per fine 2017

Tolto il bitcoin, che fa partita a sé, non si è mosso nulla sul mercato valutario principale questa settimana. I movimenti a rialzo più significativi sono stati quelli sul dollaro/rupia indiana e dollaro/ dollaro sudafricano; e si sta parlando rispettivamente di +1,21% e 1,08%. Tutto il resto, delle 40 maggiori coppie valutarie del mondo, ha registrato una performance settimanale, a rialzo o a ribasso, inferiore del punto percentuale. Praticamente un'ottava in stallo. Non che ci sia nulla di male, una settimana di bassa volatilità, per tirare il fiato dopo i movimenti della settimana scorsa. La scarsa propensione ad intervenire sui mercati Valutari, da parte degli operatori, è dovuta al fatto che vi siano numerosi partite aperte che prima o poi dovranno essere affrontate.

Di mezzo, gira che ti rigira, a fare da grimaldello a possibili movimenti c'è sempre il dollaro. A breve, ci sarà infatti da valutare la riforma fiscale di Trump e la politica monetaria della Federal Reserve, e del nuovo governatore in pectore Powell. Vista l”incertezza generale della situazione, gli operatori non hanno nessuna intenzione di anticipare le proprie mosse. Prima si vuol vedere che succede e poi s'investirà di conseguenza. Così l°euro/dollaro ad esempio si muove all'interno di un trading range compreso tra il supporto di 1,1570 dollari e la resistenza di 1,1690 dollari. Rotto il livello inferiore si va dritti a 1,15 dollari per poi eventualmente estendere la discesa fino a 1,14 dollari dove si andrebbe a ri-tedistare un'interessante trend line discendente, partita con i minimi di novembre 2008 a 1,25 dollari.

Questa linea di tendenza, formata con l”unione dell'altro minimo relativo segnato nel luglio del 2012 a 1,21 dollari, ha funzionato come supporto dinamico fino a metà gennaio 2015, quando venne rotta (a ridosso di 1,18 dollari) e divenne di conseguenza una resistenza dinamica. A testimoniarlo ci sono i due picchi rialzisti che l”euro/dollaro registro il 24 agosto 2015 e il 3 maggio 2016, che vennero fermati rispettivamente a 1,1708 dollari a 1,1615 dollari, proprio con l'incrocio quasi al tick con questa resistenza.
Il 14 luglio 2017 tuttavia, liex supporto, diventato resistenza, è tornato ad essere un supporto dopo la rottura rialzista di 1,1440 dollari. Un continuo avvicendamento che rende interessante l'ipotesi di un ritorno dell'euro/dollaro a ritestare questa linea, con punto d'incrocio appunto a 13,90/1,14 dollari.

Nel caso invece di rottura rialzista del limite superiore del trading range, oltre 1,1690 dollari, il cambio potrebbe spingersi fino alla media mobile a 21 giorni che gravita poco sotto 1,1720 dollari dove si trova una resistenza dinamica di brevissimo, rotta la quale si va sui massimi di ottobre a 1,1880 dollari. Il vero target rialzista tuttavia, si trova 1,1950 dollari, dove si andrebbe a testare una resistenza dinamica, questa volta di medio termine, partita con il massimo dell'8 maggio 2014.

Tornando alle performance settimanali sui cambi principali da segnalare solo la sterlina che guadagna sul dollaro soltanto per una questione tecnica, dovuta alla rottura rialzista di un triangolo che si stava sviluppando dall'inizio di novembre. La rottura ha prodotto un accelerazione rialzista nell'ultima seduta dell'ottava che ha portato il cable a chiudere poco sopra 1,32 dollari. Probabile ritorno su 1,31 dollari nella prossima settimana, in attesa che succeda qualcosa per smuoversi un po'.

Per operare sul Forex, ti consigliamo Etx Capital, broker inglese affidabile e autorizzato con le migliori condizioni sulle principali coppie, in particolare l'eur-usd.

lunedì 13 novembre 2017

Meglio Bitcoin o Ethereum?

I possessori attuali di bitcoin e i pochi grandi attori che hanno le enormi risorse ormai necessarie per coniarne di nuovi, attraverso calcoli matematici di complessità crescente in modo geometrico, hanno tirato un sospiro di sollievo. Il tanto temuto hard fork, ovvero una modifica degli algoritmi matematici che regolano ogni aspetto del bitcoin, dalla certificazione di ogni transazione nel registro elettronico distribuito all'emissione di nuove monete, alla fine non avverrà il 16 novembre come previsto, evitando così la nascita di un nuovo tipo di bitcoin che avrebbe potuto svalutare il valore di quella esistente o, perlomeno, fermare la corsa apparentemente irrefrenabile che ha messo a segno dall'inizio dell'anno.

Uno scampato pericolo che rischia però di rivelarsi una vittoria di Pirro nel medio periodo. L'hard fork era infatti mirato, e richiesto, per ovviare a quello che sta diventando ormai un problema significativo del bitcoin, ovvero la crescita della complessità di calcolo necessaria a chiudere ogni blocco e quindi acquisire il diritto a coniare un nuovo blockchain. Una problematica che incide tanto sulla velocità di registrazione e certificazione delle transazioni eseguite quanto sullo stesso modello di business e architettura alla base del bitcoin, ovvero l”essere basato su una piattaforma distribuita a livello planetario di pc interconnessi.

Bitcoin è infatti stato il primo esempio di blockchain, ovvero una rete distribuita costituita da un numero indefinito di computer, sempre connessi via internet, non gestiti da un”unica o poche società ma da una moltitudine di privati che mettono a disposizione pc con caratteristiche comuni. Nel modello iniziale del bitcoin questo garantiva un controllo democratico e aumentava in modo esponenziale la sicurezza complessiva della criptovaluta, dal momento che il registro elettronico che costituisce la blockchain, divisa nei vari blocchi, era residente su un numero elevatissimo di pc.

Assieme al concetto stesso di blockchain, ovvero un registro elettronico diviso in blocchi su cui vengono registrate tutte le transazioni, e in cui la validità di ogni blocco è intimamente legata tramite modelli matematici a quella del precedente, questo garantiva liimpossibilità pratica di falsificare una transazione o utilizzare due volte lo stesso bitcoin pur in assenza di un'autorità centrale di controllo.

Le regole codificate nel modello matematico alla base del bitcoin prevedono però una difficoltà crescente per risolvere gli algoritmi necessari a chiudere un blocco nella blockchain e poter così coniare una nuova criptomoneta che, uniti alla crescita irrefrenabile del valore del bitcoin stesso, hanno portato pochi soggetti dotati di grandi disponibilità finanziarie a dotarsi di server dotati di enormi capacità di calcolo che monopolizzano il mining, ovvero la creazione di nuove monete attraverso la validazione matematica dei blocchi. Da qui la richiesta di un hard fork, ovvero una modifica del modello matematico che impedisse l'uso degli application specific integrated cirtuit, ovvero componenti dedicati molto potenti, che avrebbero riportato il modello allo spirito iniziale, anche se con il rischio di una diaspora tra i miners e, quindi, la nascita di due blockchain a partire da quella originaria del bitcoin, a seconda dell”adesione o meno alle nuove regole, e quindi due tipi di monete con la possibile svalutazione di quella attuale.

Nel lungo periodo, però, la rinuncia a supportare in tempi più brevi un numero crescente di transazioni potrebbe trasformare il bitcoin da una criptomoneta a un bene raro, una sorta di Gronchi rosa, lasciando invece il ruolo da protagonista ad antagonisti, come Ethereum, forti già di una piattaforma più evoluta tecnologicamente. E come tutti gli oggetti da collezione, assai sensibile alle mode e agli umori dei collezionisti.



Meglio quindi puntare sull'Ethereum nel medio-lungo termine, puoi farlo anche tramite Markets, sfruttando i CDF che ti permettono di operare velocemente senza i tempi lunghi richiesti dall'utilizzo di exchange e wallet tipici delle criptovalute.

mercoledì 1 novembre 2017

Dove acquistare diamanti senza fregature?

Sono centinaia le segnalazioni dei risparmiatori alle associazioni sulle difficoltà a rivendere diamanti comprati da Idb e Dpi, i due maggiori broker nazionali sotto inchiesta da parte dell’Antitrust. A giugno per le vicende dei diamanti Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, UniCredit, Mps e Popolare di Bari sono state perquisite dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta per truffa della Procura di Milano.

Le risposte delle banche ai cui sportelli venivano presentati i contratti variano da caso a caso. Ci sono Intesa Sanpaolo e UniCredit che in alcuni casi hanno transato per conto del broker (rispettivamente Dpi e Idb), rifondendo l’intero investimento, ma ci sono banche che respingono le richieste dei clienti che chiedono di rientrare delle somme allocate nelle pietre preziose.

È il caso di Banco Bpm. Il 2 agosto scorso l’ufficio gestione reclami dell’istituto ha respinto la richiesta di una srl di Roma che contestava l’acquisto da Idb avvenuto il 28 luglio 2011, nell’agenzia 38 di Viale dei Colli Portuensi dell’allora Popolare di Novara, di pietre del controvalore di 30.244 euro. La Srl romana chiedeva, oltre al valore investito, anche “l’incremento di valore” di 6.124 euro «secondo valorizzazione attuale rilasciata da Idb».
La banca risponde che «il referente corretto per la richiesta è Idb: la banca non effettua attività di intermediazione inerente la vendita di diamanti, ma si limita a svolgere mera segnalazione al cliente interessato all’acquisto» e «a mettere a disposizione i propri locali al personale incaricato dalla Idb solo per appuntamenti preventivamente concordati con specifici clienti per illustrare le caratteristiche dell’acquisto e per la consegna» dei diamanti. «La banca rimane dunque estranea alla vendita e alla relativa gestione del contratto», sostiene Banco Bpm, «rispetto al quale non assume alcuna responsabilità». La banca chiude con il consiglio di presentare ricorso all’Arbitro bancario finanziario o domanda di conciliazione al Conciliatore bancario finanziario.

Purtroppo molti risparmiatori si sono fidati ancora una volta delle banche per affidare i loro soldi. L'investimento in diamanti può essere una valida alternativa per diversificare il portafoglio con un bene rifugio e non tassato. Occorre però conoscere alcune informazioni di base, per questo ti invito a visitare l'unico sito indipendente nel settore (ciò che non vende diamanti e quindi non ha duplici interessi).

lunedì 30 ottobre 2017

Previsioni sul dollaro per fine 2017

Dove andrà il dollaro Usa? Continuerà la ripresa ora che è tornato sotto 1,16?

Analisi grafica

Da inizio anno il dollaro si è mosso con parecchi alti e bassi, ma sempre all’interno di una specie di “corridoio” che l’ha portato sempre più giù rispetto all'euro: se il 1° gennaio un euro valeva 1,055 dollari, nella prima settimana di settembre con un euro si compravano già 1,20 dollari. Da lì in poi, però, il dollaro ha risalito un po’ la china e sta uscendo da questo “corridoio” in cui è rimasto ingabbiato da inizio anno.

Secondo l’analisi tecnica (quella che cerca di prevedere l’andamento futuro di una valuta o di un titolo osservando il grafico dell’andamento passato) questo potrebbe essere l’inizio di una ripresa duratura del dollaro Usa. Un ulteriore segnale di questa ripresa viene dal dollar index calcolato dalla Fed, la Banca centrale Usa. Questo indice riassume il “valore” del dollaro nei confronti di tutte le altre valute mondiali: anche questo indice ha segnato un punto di svolta , il che significa che quello delle ultime settimane non è semplicemente uno scivolone dell’euro, ma una vera ripresa del dollaro.

Fin qui, quello che dicono i grafici. Ma noi all’analisi tecnica crediamo solo fino a un certo punto: può predire tutto e il suo contrario. Se per esempio guardassimo le medie mobili (un altro strumento di analisi tecnica di cui ti abbiamo parlato anche in passato, vedi riquadro) il segnale di ripresa del dollaro non c’è ancora. Morale, l’analisi tecnica è, secondo noi, da prendere con le pinze. Ma può comunque dare qualche indicazione importante da aggiungere a quelle che vengono dal nostro principale metodo di analisi: l’analisi fondamentale, che guarda all'andamento dell’economia, degli utili aziendali, dei dividendi…


Analisi fondamentale

Se torniamo a guardare proprio all’analisi fondamentale, ci sono diversi elementi che giocano a favore della ripresa del biglietto verde: prima di tutto la crescita economica, che negli Usa ha raggiunto un brillante +3,1% mentre l’Eurozona si deve accontentare di un +0,6%. E per i prossimi anni le previsioni sono sempre a favore dell’economia d’Oltreoceano: dal 2019 stimiamo una crescita del 2% annuo, a fronte di un +1,6% per l’Eurozona.

Altro elemento a favore della ripresa del dollaro, i rendimenti dei bond in crescita. Negli Usa la Fed (la Banca centrale) ha iniziato a “drenare” la massa di liquidità con cui ha inondato il mercato negli scorsi anni, mentre da noi la Bce è ancora nel bel mezzo degli acquisti di titoli per sostenere l’economia: certo si comincia a parlare di fine di questi stimoli, ma da qui a farlo in concreto passerà ancora del tempo.

Morale, il differenziale di rendimento tra bond Usa e bond dell’Eurozona è in aumento da inizio 2016 (vedi grafico Sempre più allettanti) e questo attirerà sempre più capitali negli Usa, a beneficio del cambio del dollaro (vedi riquadro). Non mancano, tuttavia, anche elementi che possono penalizzare il biglietto verde nei confronti dell’euro: l’inflazione, per esempio, che prevediamo più alta negli Usa (3% dal 2019 in avanti) rispetto all’Eurozona (1,8%). Se i prezzi negli Usa corrono più che da noi, la valuta ne risente e tende a calare, controbilanciando (in tutto o in parte) la spinta che viene dal Pil.

Nel bilancio tra elementi pro e contro, secondo i nostri modelli econometrici il dollaro, oggi, è correttamente valutato. Ma non significa che starà fermo dov’è: anche perché c’è un altro fattore da considerare, quello politico.


IL PESO DELLA POLITICA 

Da noi, le incognite vengono principalmente da due fronti: il primo sono gli sviluppi del referendum catalano, che rischia di destabilizzare non solo la Spagna ma l’intera Europa. Il secondo è l’esito delle elezioni in Germania e in Austria, che hanno mostrato un ritorno del populismo (in genere contrario alla valuta unica). Ma anche Oltreoceano le implicazioni “politiche” sul cambio non sono così univoche: da un lato c’è la speranza che le riforme promesse da Trump (in primis quella fiscale) possano finalmente partire, il che favorirebbe il dollaro. Dall'altro lato, però, c’è da considerare che lo stesso Trump non è favorevole a un dollaro troppo forte, che penalizzerebbe le esportazioni.

Morale: su tutti e tre i fronti (quello dell’analisi tecnica, quello dell’analisi fondamentale e quello politico) ci sono elementi contrastanti su quale può essere il futuro del biglietto verde. Dopo il calo dell’ultimo anno non è più il caso di venderlo – per questo, dagli inizi di ottobre, abbiamo cambiato la nostra strategia su questa valuta. Ma con tutte le incertezze di cui ti abbiamo parlato, non è detto sia il momento per acquistarlo. Puoi comunque iniziare ad approcciare il Forex con piccole operazione al ribasso sul cambio Eur-Usd finché il trend favorevole del dollaro continua. Per farlo utilizza broker affidabili e convenienti come Etx Capital.


sabato 28 ottobre 2017

Finanziaria 2017 e rischio fallimento Italia

Una legge di bilancio 2017 che tutti han definito ... leggera. Nel comunicato del Ministero dell’economia si diceva che sui 20,4 miliardi di euro della manovra 9,5 miliardi sono entrate, mentre "10,9 miliardi rappresentano l’effetto netto espansivo della manovra, che interesserà in particolare le aree meno avanzate del Paese".

Queste parole virgolettate le puoi trovare su tutti i siti. Ogni articolo di stampa lo riportava così.  Ma che significa? Che cosa è sto effetto netto espansivo? Nessuno se l’è chiesto. Più crescita? Più ricchezza? Nessuno te l’ha detto.
Te lo dico io: più deficit. Ovvero, ancora una volta, andremo a spendere più di quel che guadagniamo.

La tanto apprezzata manovra leggera è roba da cicale. Ricordi la storia vero? L’insetto che canta e ricanta tutta l’estate invece di lavorare e che poi, quando arriva l’inverno, si mangia e si scalda con le canzonette. Ecco quello. In verità, fatte le elezioni e giunti a un  confronto con la realtà, bisognerà tirar su fino a 45 miliardi l’anno per abbattere il drago del debito, un drago che sputerà ancora più fuoco se, finita la spruzzata di liquidità della Bce di Mario Draghi, si ritroverà pure col bruciore in gola di tassi d’interesse più alti su BoT e Bitipì.

45 miliardi sono 750 euro a cranio di italiano (inclusi neonati e moribondi). E dove si tirano fuori 45 miliardi? L’anno! Se ne sussurra da anni: dalle tasse di successione, da un ritorno dell’Ici sulla prima casa, da una sforbiciata alle pensioni e magari anche facendo barba e capelli ai BTp, con un taglio alla moderna, uno di quelli che andavano di moda ad Atene e dintorni fino a poco fa. Uomo avvisato…
La soluzione per tutelare i tuoi risparmi? La trovi qui.

domenica 22 ottobre 2017

IronFx e i forex broker ciprioti da evitare

Ho ripetuto più volte che oggi non basta più scegliere un forex broker autorizzato. Sicuramente rispetto al passato, alle prime mode del Forex, la situazione è di molto migliorata. Anche intermediari come eToro (che ai tempi sconsigliavo) oggi offrono valide e affidabili piattaforme di trading (oltre che il social trading).
Resta il fatto che ci sono ancora molti intermediari autorizzati ma non affidabili. Specie quelli con sede legale a Cipro, dove oltre ad una fiscalità agevolata, si gode di controlli scarsi da parte della locale autorità di vigilanza. Non a caso infatti molti intermediari del Forex hanno sede a Cipro.

Con questo non voglio dire che tutti siano poco affidabili (noi stessi, tra quelli segnalati, consigliamo Markets), ma che occorra sempre fare più attenzione a chi ha sede in questo paese (o in altri come Israele, Russia etc.). Quelli di Cipro sono più numerosi perché, grazie alla normativa europea, l'autorizzazione cipriota si estende automaticamente a tutti i paesi europei. Ciò non consente a autorità più serie come la FCA inglese, ma anche la nostra Consob, di poter controllare o bloccare un operatore.

Il caso IronFX

ironfx forex broker sicuro
Uno dei casi eclatanti di questa situazione normativa assurda è quella del forex broker Iron Fx. La saga Iron FX continua da oltre tre anni. Il broker al dettaglio è stato indagato per i soldi mancanti ai clienti, i quali si sono rivolti agli organismi di regolamentazione sia a Cipro che in Europa. Ora sembra che alcuni clienti siano stanchi di aspettare che i regolatori di Cipro finiscano a indagare sulla questione.

In particolare IronFx, è accusata di aver sfruttato le lacune nella regolamentazione europea per potersi rifiutare di pagare i depositi:
“Ci sono più o meno 1.700 piccoli investitori sono stati truffati dalla società con sede a Cipro, che si rifiuta da due anni di ripagare i clienti. Ho più di 25.000 euro depositati e 20 mesi fa ho chiesto di ritirare i miei soldi, ma è da allora che aspetto”

Questa è una delle dichiarazione dei clienti che hanno presentato una petizione al Parlamento europeo, che ne ha discusso l'11 luglio scorso.
Il firmatario è un investitore che ha utilizzato i servizi di brokeraggio Forex di IronFX a Cipro ed è tra le migliaia a sostenere di essere stato ingannato. Non è stato infatti in grado di accedere ai fondi sul suo conto per più di sei mesi e dubita se mai questo sarà possibile. Inoltre stima che gli importi trattenuti dalla società sono nell'ordine di centinaia di milioni. Dopo aver descritto il metodo di frode presumibilmente utilizzato dalla società, accusa la Commissione cipriota di titoli e scambi (CySEC) di non aver fornito una protezione adeguata degli investitori, in quanto non ha sospeso la licenza della società o ha invocato la legge sull'insolvenza e si lamenta che il mediatore finanziario non ha ancora elaborato la notevole quantità di denunce che sono in attesa per quasi un anno. Chiede perciò l'attuazione delle norme dell'UE e l'intervento del PE in materia.

Le accuse sono state confermate dalle stesse autorità di Cipro, che però non stanno facendo abbastanza. Una società con sede nell’isola, che fa parte dell’Unione Europea, può operare in Europa ma la supervisione viene condotta dalle autorità dell’isola.

Dal momento che IronFx si rifiuta di collaborare, “molti clienti truffati hanno perso la speranza e questa è l’occasione di agire perché recuperino i loro soldi”. Un altro Commissario europeo ha detto di essere al corrente della presunta violazione delle regole, ma che l’organo esecutivo europeo non ha il potere per intervenire su casi singoli. È invece la responsabilità delle autorità di regolamentazione nazionali.

La questione preoccupa da due anni l’ESMA, che ha ricevuto circa 500 lamentele da clienti di IronFx provenienti da tutti i paesi dell’Unione Europea, e che ha lanciato un avvertimento a stare alla larga da prodotti complessi CFD, opzioni e altri derivati che non vanno venduti senza una consulenza finanziaria adeguata. ESMA, che può fare solo raccomandazioni non vincolanti, dice che il problema non riguarda solo IronFx ma anche altre aziende e che l’obiettivo è di aumentare la protezione degli investitori retail, cercando in futuro di monitorare chi opera online da Cipro.

Non si sa ancora se l’indagine verrà effettivamente avviata: prima ESMA vuole vedere quali sono le contromisure prese dai soggetti contro cui sono state esposte le centinaia di lamentele e richieste di rimborso. “Una scelta verrà fatta dopo l’estate“.

IronFx Global è stata fondata nel 2010 con un capitale di appena 2 milioni e 690.000 euro ed è riuscita in alcuni anni ad acquisire fino a 400.000 clienti in Asia e in Europa, fra cui circa 2.000 in Italia. Ciò anche grazie a un aiuto insolito: la sponsorizzazione della squadra di calcio del Barcellona.

Sto scrivendo una serie di articoli su broker da evitare. In generale, oltre a intermediari autorizzati, fate riferimento a broker affidabili con sede in Gran Bretagna, visto che la FCA è l'organo di vigilanza più serio e veloce in Europa. Per questo consigliamo Etx Capital, un broker già esistente prima della moda del Forex e dei CFD, quotato in Borsa e con sede a Londra.

sabato 21 ottobre 2017

Un metodo alternativo per investire in Bitcoin e criptovalute

Il settore delle criptovalute è in continua evoluzione, in quanto un numero crescente di queste attività innovative viene introdotto in circolazione. Mentre il mercato cresce, è sicuro assumere che aumenterà l'interesse tra gli investitori, scrive Shiran Herzberg di eToro.

Il mercato delle criptovalute è diventato di dominio pubblico nel 2017. Mentre molte persone avevano sentito parlare di bitcoin in passato, pochi capirvano cosa fosse e ancora meno avevano familiarità con il termine criptovalute.

Tutto questo è cambiato quest'anno quando questo mercato relativamente nuovo ha toccato un controvalore di oltre 150 miliardi di dollari e ha iniziato a essere citato nei media mainstream. Tuttavia, nonostante sia diventato più popolare che mai, questo mercato è ancora fuori portata per molti investitori.

L'acquisto e la vendita di queste monete digitali richiede spesso il saper muoversi tra più portafogli digitali e scambi di valuta. Inoltre  occorre saper gestire i rischi ed avere discrete conoscenze tecniche. Pertanto, nonostante il mercato dei bitcoin & co. sia in costante crescita, esistono ancora diverse  barriere all'ingresso per gli investitori che desiderano entrarvi.

Ci sono però altri metodi per investire in criptovalute, per esempio utilizzando la piattaforma di trading online di eToro.  eToro è la società leader a livello mondiale nel social trading, con oltre 7 milioni di utenti in tutto il mondo. Sulla piattaforma gli utenti possono scambiare e investire in più asset di diverse categorie, tra cui le criptovalute.

Ecco 5 ragioni per considerare la piattaforma eToro:

  1. Puoi avere tutti i tuoi asset (valute forex, cdf, azioni, bitcoin ...) in un unico posto. Uno degli aspetti più frustanti del trading sulle criptovalute è dover spesso operare con più siti, perché per esempio non tutti gli exchange hanno tutte le valute. Ciò comporta avere più account quindi meno sicurezza e perdite di tempo per spostare i fondi da uno all'altro. Con Toro hai l'accesso ad una ampia selezione di criptovalute, un solo account e una sola piattaforma semplice da utilizzare.
  2. Non hai bisogno di avere un wallet digitale. Mantenere i bitcoin e le altre criptovalute infatti in genere implica avere almeno un wallet (borsellino) digitale. Ciò significa anche rischi di perdita e furto. Gli stessi esperti d criptovalute concordano sul fatto che i tuoi fondi sono sicuri quanto è sicuro il tuo pc. Quindi dovresti assicurarti di aver tutti i mezzi di difesa (spendendo parecchio) sul computer di casa ma pure su ogni altro mezzo vulnerabile (tablet, smartphone) tramite cui accedi ai fondi.  Su eToro invece i tuoi fondi sono assicurati dalla sicurezza tipo banca e possono essere spostati solo sul conto di appoggio originario intestato a te.
  3. Può fare short (puntare al ribasso). Una delle caratteristiche principali delle criptovalute è di essere molto volatili.  Ma con i sistemi tradizionali degli exchange, puoi guadagnare solo se la valuta sale. Su eToro puoi usare i CFD (Contract For Difference) anche al ribasso. In pratica puoi guadagnare anche quando l'ethereum o i bitcoin perdono.
  4. Crypto CopyFund. Anche se è semplice operare con le criptovalute su eToro, gestire un portafoglio richiede conoscenze tecniche e di gestione del rischio. Per consentire a più persone di accedere a questo mercato,  eToro ha creato il Crypto CopyFund, uno strumento di investimento che offre portafoglio già pronti all'uso. 
  5. Nessun limite giornaliero di riscatto.  Immagina di ottenere un grosso guadagno ma non essere in grado di ritirare i soldi tutti in una volta.  Per molti traders di bitcoin e co. questa è la realtà di tutti i giorni, infatti è considerata uno dei maggiori problemi all'interno della comunità di traders.  Su eToro non ci sono limiti giornalieri e puoi ritirare i tuoi fondi come e quando vuoi.
Il mondo delle criptovalute è in costante evoluzione ma già presenta diverse opportunità di investimento. Se lo stai considerando, operare con eToro è un'opzione semplice e veloce da valutare.

martedì 17 ottobre 2017

Scambio dati fiscali e conti correnti all'estero

E' ormai attivo lo scambio automatico dei dati finanziari su conti correnti e depositi all'estero. Molti traders del Forex con broker esteri (con sede a Cipro, Regno Unito, Svizzera, Israele o Russia) ignorano spesso l'obbligo di dichiarare questi capitali, oltre agli eventuali redditi conseguiti. Ecco perché è importante seguire questa guida che ti spiega come dichiarare i conti esteri.

Sono novanta gli Stati che aderiscono tra quest’anno e il prossimo allo scambio internazionale in automatico dei dati su conti correnti, depositi e altri rapporti finanziari detenuti all'estero. C’è chi enfaticamente l’ha definita come la fine del segreto bancario. Per capire se davvero sarà così, bisognerà attendere nel dettaglio come e in quale misura sarà utilizzata questa nuova mole di informazioni destinate ad arricchire il patrimonio informativo dell’amministrazione finanziaria.

Dati in prima battuta relativi al 2016 e che coinvolgeranno 49 Paesi oltre all'Italia, i cosiddetti early adpoters. Già da giorni i database del Fisco italiano potranno contare su questi nuovi elementi, visto che la deadline di trasmissione per le amministrazioni finanziarie estere (e della nostra verso gli altri Stati aderenti all'accordo) era sabato 30 settembre. Solo per fare qualche esempio, ci saranno i dettagli su chi detiene conti e altre ricchezze finanziarie nei forzieri di Anguilla, Isole Vergini britanniche e Cayman, oltre a quelli dei principali Paesi europei. Poi dal 2018 arriveranno anche le informazioni (relative al 2017) da Aruba, Hong Kong, Montecarlo, Svizzera, per avere un’idea della capillarità e del coinvolgimento. Coinvolgimento che salirà, quindi, complessivamente a 90 Paesi.



Di fatto, il materiale non mancherà per andare a scandagliare chi ha spostato o accumulato all'estero patrimoni in aree fino ad ora considerate al riparo dagli occhi del Fisco. In realtà, il percorso che dovrà portare all'utilizzo di questo tesoro informativo passa dall'incrocio con altri dati fiscali già attualmente disponibili. La relazione sulla lotta all’evasione che ha accompagnato la Nota di aggiornamento al Def ha messo nero su bianco quale sarà il punto di partenza: «Le informazioni ricevute nell’ambito dello scambio automatico costituiranno un’importante fonte di innesco per successive richieste mirate su casi oggetto di accertamenti fiscali».

Per sapere come mettersi in regola, leggi questa guida.

sabato 14 ottobre 2017

Plus500 è sicuro e affidabile?

plus500 broker forex sicuro
Plus500 è uno dei forex broker più noti in Italia. Purtroppo, come sanno bene molti investitori del Forex, notorietà non si accompagna sempre a affidabilità. Anche perché la notorietà deriva spesso solo dalla pubblicità.
Su Forex Peace Army Plus500 prende un misero 1,72 stelle di media. Un'insufficienza pesante e ancora di più se si considera che le opinioni più recenti danno praticamente tutte la valutazione minima di una stella.

Quali sono i problemi di Plus500? Affidiamoci ancora una volta alle opinioni dei clienti, gli unici veramente in grado di valutare un broker.

Questa è una delle truffe più intelligenti da cui mi sono salvato leggendo i loro termini e servizi. Ho visto la loro pubblicità: Commissione 0%. Ho iniziato a chiedermi dove fosse la fregatura. Eccola! Se si acquistano 500 dollari di stock di Facebook (esempio) ogni giorno alle ore 8 dovrai pagarli  10 dollari (pazzesco), quindi ogni giorno stai perdendo in partenza 10 dollari. I dipendenti del servizio clienti (chat live) sono professionisti qualificati e non ti diranno mai questo. Ci sono voluti 30 minuti di discussione con chat in diretta prima che la persona di 500Plus lo abbia ammesso!.
A questo rilievo lo stesso broker risponde che "Le informazioni relative alle commissioni sono chiaramente indicate nel nostro sito web e non sono un fatto nascosto. Negli strumenti nella piattaforma potrai anche vedere le condizioni di negoziazione offerte, come il premio% e il tempo premium".  In pratica quindi si difende solo dal fatto che le commissioni non sono nascoste, ma non dal fatto che sono esose. E soprattutto che la pubblicità è fuorviante perché poi uno deve cercarsi sul sito o nelle condizioni dettagliate i reali costi a cui andrà incontro.

Truffa, stai lontano da Plus500 se vuoi salvare i tuoi soldi. Ho utilizzato la piattaforma di trading di Plus500 per un paio di mesi e spesso mi sono trovato con le condizioni congelate, in particolare sulle scorte di criptovalute. Quando la piattaforma è in queste condizioni, i traders non possono fare nulla sebbene le fluttuazioni continuano a funzionare. Mi sono lamentato più volte ma hanno detto che è Force Majeure Event e Plus500 non è responsabile. Le responsabilità e rischi sono quindi solo degli investitori, anche se la loro piattaforma non consente di operare, incluso chiudere quella posizione. A causa di questi malfunzionamenti ho perso enormi soldi, che si sono rifiutato di restituirmi anche in parte. Ritengo che violino le regole dell'FCA e che Plus500 non offre un trading equo ai propri clienti. Pertanto ho inviato una mail a FCA e FOS per presentare la mia denuncia. Se hai sperimentato problemi come me dovresti inviare una mail e lamentarti per Plus500 per ottenere i soldi prima. Ti rifiuteranno alcuna compensazione per la perdita da Plus500, quindi basta fare il tuo reclamo su Financial Conduct Authority (FCA) e Financial Ombudsman Services (FOS). Quando la denuncia è stata depositata e depositata, sia l'FCA che FOS avvieranno la loro indagine. Dovresti anche condividere il tuo caso sui forum del forex o un altro SNS per affrontare un'azione di classe contro Plus 500.

Come broker questo è il peggiore che offre una piattaforma veramente stupida per i traders. Eh sì che ne ho già trovati parecchi di scarsi.  Frizzano le tue posizioni quando sei in guadagno. Promettono bonus che poi non danno. Le persone della chat sono talmente stupide che ti fanno solo inc.." 

Ho aperto una posizione di 500 dollari su bitcoin e il giorno dopo nel mio account non c'era niente (nonostante il bitcoin nel frattempo fosse salito). Quando ho chiesto al supporto clienti, non mi hanno fornito alcuna spiegazione indicandomi che sfortunatamente avevo perso tutto"

La risposta di Plus500 è stata la solita tiritera "Si prega di considerare che i CFD comportano rischi e richiedono pertanto competenze, conoscenze e comprensione di tali rischi e potrebbero non essere adatti a tutti. L'attività di negoziazione comporta rischi sostanziali per la perdita di tutti i fondi investiti in un breve periodo di tempo" senza entrare quindi nello specifico caso.


Dopo una sequela di valutazione minime, ecco un due stelle, ma non proprio lusinghiero come vedremo:
Non sto dando loro 1 stella perché sono regolamentati e mi è piaciuto molto il modo di facilità d'uso di plus500. Ho poi investito un sacco di soldi in un conto e  fatto un sacco di soldi su brexit. Più di quanto abbia mai posseduto prima! Poi mi hanno mandato una e-mail dicendo che avevo 30 giorni per chiudere l'account e che non sono benvenuto su plus500 e che "invocavano" una clausola del loro accordo cliente senza dare qualsiasi tipo di spiegazione. Non importa  a chi e quante volte ho chiesto le ragioni.  Posso solo supporre che sia perché ho fatto soldi che è una cosa negativa per loro! Vogliono che i loro clienti perdano soldi!  Anche quando ho chiesto al servizio clienti ssono stati molto scortesi e poco professionali.&nbsp

Affiliazione Plus500

Pure gli affiliati (persone che consigliano un broker dietro un compenso in caso di successo) si lamentano: "Grandi ritardi nei pagamenti e non danno alcuna commissione a meno che non gli porti 180 giorni di traffico non-stop. Sono solo truffatori".   "Plus500 non era tra i principali broker che pubblicizzavo, anche perché non lo usavo e non lo conoscevo. Avevo lasciato comunque una recensione basandomi solo sulle caratteristiche dichiarate sul loro sito. Per quasi un anno quindi non ho ottenuto nulla. Quando finalmente ho ottenuto una commissione, ecco che l'affiliate manager mi scrive segnalandomi che sulla mia posizione ci sono movimenti sospetti. Alla mia richiesta di chiarimenti nessuna risposta se non sempre una generica affermazione di sospetti. Guarda caso per risolvere il caso non mi chiedono di chiarire i fatti (anche perché non mi specificano nemmeno quali siano) ma di pubblicizzare ancora Plus500 in modo che possano verificare che non ci siano anomalie. In pratica mi dicono: no ti pago per nuovi clienti, ma nel frattempo portamene altri! Talmente inc., anche se ho perso ulteriore tempo, gli ho fatto pagare quanto dovuto cliccando spesso sulla loro pubblicità adwords".

Come ho ripetuto più volte, oggi non basta più scegliere un broker autorizzato per essere al sicuro. Soprattutto con la folta presenza di intermediari di paesi come Cipro o Israele a bassa tassazione e con controlli minimi rispetto agli standard inglesi o di altri paesi.

mercoledì 11 ottobre 2017

Euro Sterlina, le previsioni per fine 2017

Doveva essere il discorso del rilancio, e invece è stato quello della debaclé. La pessima figura rimediata dal primo ministro inglese Theresa May durante il suo discorso al congresso del suo partito, tra attacchi di tosse e farfugliamenti, ha probabilmente fatto precipitare i sogni di gloria di un’eventuale rielezione a capo dei Tories. Il problema è che la May si è portata nel baratro anche la sterlina che questa settimana ha perso contro praticamente tutte le valute più importanti.

La moneta inglese ha infatti perso contro il dollaro il 2,6%, contro lo yen il 2% mentre verso il franco svizzero il deprezzamento è stato dell’1,3%. Non che la sterlina contro il dollaro non si stesse già avvitando su se stessa, dopo il massimo di quota 1,36 dollari registrato il 22 settembre scorso, ma di certo la May ha dato l’accelerazione ribassista finale. Il cable ha così chiuso la settimana a 1,3032 dollari ad un soffio dal supporto dinamico di breve/medio termine partito con il minimo del 7 ottobre 2016 a 1,1450 dollari e venutosi a creare con l’unione dell’altro minimo del 14 marzo 2017 a 1,2106 dollari.

L’incrocio con questa trend line potrebbe avvenire intorno 1,2980 circa e solo allora si potrà capire quale potrà essere la direzione di medio del cambio. Nel caso il supporto dovesse resistere sterlina/dollaro è destinato a rimbalzare fino alla resistenza statica di 1,3275 dollari, dove passa il massimo del 3 agosto 2017. Il target successivo è individuato a 1,3430 dollari in corrispondenza del massimo relativo del 7 settembre 2016. Interessante anche l’eventualità ribassista, che si materializzerebbe con la rottura del supporto dinamico. In tal caso, il primo obiettivo ribassisti si trova a 1,2860 dollari dove c’è stata notevole concentrazione di scambi nel corso dell’ultimo anno.

Potrebbe invece già essere finita la discesa della sterlina contro lo yen che ha chiuso la settimana a ridosso di 147,20 yen. Il cambio dopo la rottura ribassista del supporto statico a quota 150 yen non è più riuscito ad arrestare la sua corsa. Soltanto l’area di 147 tondi però potrebbe riuscire in questo intento. Il livello è infatti il ritest preciso dell’ex resistenza statica, infranta nella seduta del 15 settembre, che aveva resistito a ben tre attacchi distinti avvenuti nel dicembre 2016, maggio e luglio 2017. Se riuscisse dunque a tenere quota 147 yen il target rialzista più probabile si trova di nuovo a 150 yen. Nel caso invece il pavimento venisse violato al ribasso probabilmente si aprirebbe una fase discendente di medio termine. Il primo obiettivo di questo trend si trova a 143,89 yen in corrispondenza del minimo relativo del 24 luglio per poi andare verso 142,50 yen dove passa la trend line ascendente partita con il minimo del 7 ottobre 2017 e costruita con l’unione dell’altro minimo del 24 agosto scorso.

La sterlina rimane comunque a nostro avviso sottovalutata, l'ultimo ripiego può quindi essere visto come occasione per entrare long.

domenica 8 ottobre 2017

Previsioni euro dollaro dopo le elezioni tedesche

Il voto tedesco frena l’euro Per gli esperti la divisa scarica gli eccessi ma resterà forte sul dollaro Tra le Borse Francoforte ha i maggiori vantaggi L’ultimo test politico di rilievo per il 2017 in Europa si chiude con conseguenze tutto sommato contenute per i mercati finanziari: Borse in rialzo ma senza strappi come accadde dopo il voto francese, rendimenti dei bond in crescita e soprattutto euro in flessione.

Probabilmente l’effetto più marcato del dopo voto tedesco, con la riconferma della cancelliera Merkel alla ricerca di una nuova maggioranza e con l’ultradestra in forte crescita, è la correzione della moneta unica. Per gli esperti però si tratta di una correzione fisiologica dopo una cavalcata inattesa: è probabilmente prematuro pensare di sovrappesare gli asset in dollari in un’ottica di lungo termine. 

Prima del voto tedesco le aspettative erano per una marcia trionfale verso una maggiore integrazione europea, adesso invece questo percorso è più faticoso: dipenderà molto anche da come verrà risolta la composizione dell’esecutivo a Berlino.

«I mercati — commenta Marco Vailati, responsabile ricerca e Investimenti di Cassa Lombarda — sicuramente apprezzano la continuità ma c’è anche un elemento di novità. La Merkel dovrà scendere a compromessi. Il primo impatto lo stiamo vedendo ed è valutario. L’aumento dell’incertezza ha portato a un consolidamento nel percorso di rafforzamento dell’euro anche perché contemporaneamente negli Stati Uniti torna in auge anche la riforma fiscale. Riteniamo che sia una seconda chance che il mercato regala a chi non aveva capito la forza dell’euro. Una pausa temporanea e la moneta unica continuerà il rafforzamento. Riteniamo quindi inopportuno esporsi in maniera più consistente in asset legati al dollaro. La vicenda politica tedesca non penso farà deragliare la ripresa congiunturale e la future mosse Bce. La riunione di fine ottobre della Bce sarà il vero banco di prova».

Anche per Arnoldo Valsangiacomo, portfolio manager di Ethenea, «l’incertezza che si apre con il voto tedesco impatta in primis sull’euro. Prima delle elezioni avevamo zero esposizione in dollari, mentre oggi abbiamo inserito un’esposizione agli asset legati al biglietto verde. Pensiamo che l’euro possa correggere fino a 1,15 anche perché sul campo restano alcuni nodi irrisolti come il voto in Catalogna e le future elezioni in Italia che assumono una nuova veste dopo la tornata elettorale tedesca».

Previsioni non molto dissimili per Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos. L’esperto ritiene che l’euro «potrebbe restare imbrigliato in quest’area intorno a 1,17-1,20 per un po’ di tempo. Difficile pensare a discese profonde perché la fase congiunturale è positiva e i tedeschi alla fine troveranno un accordo di compromesso, sono bravi in questo tipo di operazioni».

Il quadro dà maggiore serenità alle Borse, che potranno concentrarsi maggiormente sugli utili e sui fondamentali senza l’assillo di un euro troppo forte. «Sull’azionario — conclude Vailati — pensiamo che il Dax tornerà protagonista. Ha sofferto l’apprezzamento della valuta in maniera forse eccessiva. Gli ultimi indicatori infatti evidenziano che l’export non è stato intaccato dall’euro più forte. Il mercato ha anticipato troppo questo nesso causa effetto. A maggior ragione adesso con l’euro più debole, il listino tedesco ne trarrà beneficio».

Per puntare sul cambio euro dollaro, utilizza Etx Capital che offre lo spread più competitivo in Europa.

lunedì 25 settembre 2017

Forex, ecco perché puntare sulla sterlina

Alla faccia di quelli che «tanto con la Brexit l”unica cosa sicura è lo short sulla sterlina››, la moneta inglese contro il dollaro americano ha chiuso la settimana a ridosso di 1,3580 dollari. Dopo un incremento del 6% dall'inizio di settembre, la corsa rialzista del cable si è fermata sul ri-test dell'ex supporto statico di medio-lungo periodo, e che ora funziona da resistenza.

Il livello ha estrema valenza anche perché l'ultima volta che è stato battuto, tolto il crollo post Brexit (quello che in due giorni ha portato il cambio da 1,4750 a 1,3250 dollari), è stato con il minimo del 23 gennaio 2009.
Tecnicamente, la fase di uptrend potrebbe essere finita; o quantomeno potremmo assistere a delle prese di profitto che riportino il cambio a ridosso 1,3450 dollari in prima battuta per poi arrivare a 1,3250 dollari. Le quotazioni si trovano inoltre su di un incrocio con una trend line supdiscendente di medio termine partita con il massimo d”inizio luglio 2014 e venutasi a creare con l”unione del massimo intraday del giorno post Brexit a 1,4992 dollari.

Finché non verrà violata questa resistenza dinamica non ci potrà essere fase rialzista. Da qui ad aprire una posizione short però ce ne passa, considerata la forza relativa che la divisa inglese ha mostrato nelle ultime due ottave. Per di più, a livello fondamentale, tutto lascia pensare che la cavalcata non sia finita.

A mettere sul chi va là gli analisti, in particolare, sono state le parole di uno dei membri votanti più accomodanti della Bank of England, Gertjan Vlieghe, che ha paventato un possibile rialzo dei tassi nella prossima riunione di novembre. «Se i trend che indicano minore debolezza dell'economia, crescenti pressioni sui prezzi, rafforzamento della spesa delle famiglie e robusta crescita mondiale continueranno, il momento opportuno per un rialzo dei tassi potrebbe essere già nei prossimi mesi», ha affermato Vlieghe, che ha tirato acqua al mulino della banca centrale, visto che ha interesse nel tenere alto il valore della propria moneta, specie se questo viene fatto a costo zero. Un giochino che comunque non potrà andare avanti a lungo, perché i mercati finanziari, tendono a penalizzare fortemente chi promette, ma poi non mantiene.

Opera con un broker affidabile e conveniente come Etx Capital.

mercoledì 20 settembre 2017

FXCM espulso negli USA. In Italia è sicuro?

La Commodity Futures Trading Commission (CFTC), l’autorità di controllo e vigilanza degli Stati Uniti, ha messo al bando il noto forex broker FXCM dal mercato americano. La sanzione è pesante ma a fronte di accuse gravi: trading contro i propri clienti.
Dal 4 settembre 2009 fino ad almento al 2014, FXCM e FXCM Holdings, tramite i loro agenti e impiegati, sono stati coinvolti in sollecitazioni false e fuorvianti verso i loro clienti.

FXCM dichiarava ai clienti di non essere in conflitto di interessi sulle operazioni “No Dealing Desk”. In base a queste assicurazioni, le perdite o i guadagni dei clienti non avrebbero avuto alcuno impatto sui conti di FXCM, in quanto il broker avrebbe appunto mantenuto un puro ruolo di intermediario.
Il rischio/opportunità era quindi a carico di banche e “market makers” indipendenti che fornivano la liquidità alla piattaforma. Ma contrariamente a quanto rappresentato, FXCM aveva un interesse non dichiarato nel market maker che ha costantemente "vinto" la quota più rilevante del volume di negoziazione di FXCM che quindi stava assumendo posizioni e guadagnando contro i suoi stessi clienti retail.

Il market maker in questionem HFT, era infatti una startup con stretti legami con FXCM.   Il noto broker forex ha anche reso false dichiarazioni alla stessa NFA per nascondere il suo ruolo nella fondazione e partecipazione in HFT.

La storia di FXCM

FXCM, fondata nel 1999 e autorizzata nel 2001, è uno dei più noti forex broker e, al 31 luglio 2016, aveva oltre 20.000 clienti attivi negli Usa con una disponibilità di circa 170 milioni di dollari.

Fino a circa il 2007, FXCM ha fornito la liquidità ai propri clienti forex al dettaglio principalmente attraverso una banca dati interna - una divisione di FXCM che ha determinato i prezzi offerti ai clienti e ha mantenuto posizioni aperte nei confronti dei clienti.

Nel 2007 è passata dall'utilizzo di una banca di negoziazione (dealing desk) per la transazione con i clienti all'utilizzo di ciò che ha definito un modello "agenzia", che ha descritto come fornitura di "No Dealing Desk" trading.
Anche se un broker di tipo “dealing desk” agisce come un operatore di mercato e può scambiare anche contro la posizione di un cliente, FXCM ha affermato che il suo modello di agenzia ha eliminato questo conflitto di interessi tra broker e cliente al dettaglio.

Infatti, in questo modello, le quotazioni erano fornite non da FXCM ma da banche e market makers indipendenti e terzi. Nel sito di FXCM il modello era spiegato così “Quando un cliente esegue un’operazione di trading al miglior prezzo offerto dal market makers, noi agiamo come puro intermediario creditizio, senza assumere rischi e aprendo simultaneamente due operazioni contrapposte sia con il cliente che con il makret maker".

In pratica, secondo il broker, il suo modello era diverso dal classico modello dealing desk “Guadagniamo solo dalle commissioni aggiunte ai prezzi del market maker, non dalle operazioni di trading dei clienti”.

Nel 2009 Niv Ahdout e altri manager di FXCM crearono un trading system (un programma software) in grado di operare come market makers, fondando poi un’apposita società, HFT, per sfruttare tale algoritmo.

Da allora FXCM ha ricevuto circa 80 milioni di dollari da HFT, mentre nello stesso periodo nessun altro market maker pagaga il broker. Non a caso FXCM ha quindi permesso a HFT di “vincere” molte transazioni fornendogli in realtime le quotazioni degli altri market makers.

FXCM ha nascosto questa relazione con HFT ai suoi clienti e alle autorità di vigilanza. Sul sito si dichiarava esplicitamente che tutti i market makers erano operatori indipendenti e che FXCM non assumeva posizioni di mercato eliminando ogni conflitto di interesse.

Che ci sia la volontà di ingannare clienti e autorità lo si nota anche dalle comunicazioni del 2011 sulle quote dei market makers che operavano con FXCM: BNP (13.5%), Citi (8.0%), Deutsche Bank (3.5%), Dresdner (13.3%), Goldman (14.4%), JP Morgan (3.6%), Morgan Stanley (8.0), “altri” (35.8%). In quegli altri rientrava HFT, in realtà il primo operatore che viene quindi furbescamente celato.

Da tempo segnalo l'importanza del broker sul Forex. Oggi non basta più un intermediario autorizzato, occorre che sia affidabile. Non a caso operò da tempo con ETX Capital, primario intermediario inglese, vigilato da FCA e quotato da anni sulla borsa di Londra.

lunedì 18 settembre 2017

eToro e il copy trading di successo

Sono per la maggior parte uomini, con una età media di 36 anni e hanno scelto di investire “copiando” i migliori trader. Sono 500mila i clienti italiani di eToro, piattaforma di social trading nata nel 2007 e che oggi conta su 6 milioni di utenti unici a livello globale.

«Il lancio della piattaforma eToro aveva un unico obiettivo: rivoluzionare l’accesso ai mercati finanziari rendendoli fruibili a un numero sempre maggiore di persone, soprattutto a coloro che, proprio perché poco esperti, non osavano avvicinarsi – racconta Yoni Assia, CEO e Fondatore di eToro. La possibilità di sfruttare la saggezza e l’esperienza della community permette di prendere decisioni di investimento più consapevoli e l’Italia oggi è uno dei nostri mercati principali».

Profitto per il 75% delle operazioni 

Forse perché una delle generazioni più intraprendenti e tecnologiche della storia contemporanea, la generazione X, popola la piattaforma di eToro. Con ottimi risultati per quanto riguarda la percentuale di operazioni copiate che hanno chiuso in positivo.

«Nel 2016, il 75% delle posizioni aperte dai membri italiani di eToro ha chiuso in profitto – conferma Assia. Ciò a conferma del fatto che replicare le scelte di investimento dei trader esperti rappresenta una delle scelte di investimento più redditizie».

I Popular Investors italiani 

Merito quindi dei Popular Investors, soprattutto italiani. «Sono 38 i Popular Investors italiani accreditati dalla community – sottolinea Assia. E uno dei più rilevanti di sempre sulla piattaforma è proprio un italiano, conosciuto come Jarodd76. Solo per citare qualche risultato, nel 2015, 2016 e 2017 Jarodd76 ha ottenuto performance positive rispettivamente del 464,05%, 44,48% e 180,38%».

Il copy trading sulle criptovalute 

Recentemente eToro ha introdotto inoltre il copy trading anche per le monete virtuali. Il funzionamento è sempre lo stesso: i clienti interessati a investire nelle criptovalute potranno affidarsi alla community ed emulare gli investitori che riescono a trarre i maggiori profitti dal mercato.

«Siamo convinti che le criptovalute rappresentino una delle maggiori innovazioni nei servizi finanziari – conclude Assia. Abbiamo quindi deciso di puntarci, con l’obiettivo di rendere anche questo mercato, che di recente ha registrato performance di crescita incredibili arrivando a superare i 100 miliardi di dollari di capitalizzazione totale, accessibile a una platea sempre più ampia di investitori. Grazie al lancio del Cryptocurrency Copyfund anche i nostri trader avranno la possibilità di accedere a una strategia di investimento a lungo termine su Bitcoin ed Ethereum, costantemente rivista e bilanciata».
Maggiori informazioni sul sito eToro

martedì 12 settembre 2017

Opinione su Infinity Scalper - perché lo sconsiglio

infinity scalper opinioni
Il 2017 è sicuramente l'anno di Infinity Scalper , il Forex Indicator lanciato da poco ma già il più venduto e popolare sulla più nota piattaforma di vendita di forex robot e indicator (insieme a Forex Trendy).

Incuriosito dal successo di questo prodotto, ho iniziato a raccogliere informazioni, anche grazie alla mia rete di iscritti che ha testato il prodotto per me. Ecco la mia opinione su Infinity Scalper.

lunedì 11 settembre 2017

Le ragioni dell'euro forte contro dollaro

La Corea del Nord non lascia, anzi raddoppia gli esperimenti balistici e nucleari. Dopo aver lanciato il 26 agosto tre missili, precipitati nel Mare del Giappone, il regime guidato da Kim Jong-un ha rincarato la dose. Domenica ha fatto detonare una bomba all’idrogeno scatenando un terremoto di magnitudo 6.3 della scala Richter. Fonti sudcoreane hanno indicato che si è trattato di un test 11 volte più potente di quello di gennaio 2016 e sei volte più potente di quello dello scorso settembre. Nel complesso, si tratta del sesto esperimento nucleare condotto dalla «Repubblica popolare democratica di Corea».

Chi si aspettava un terremoto anche sui mercati finanziari non ci ha preso. Ma il lancio della “bomba H” qualche effetto lo ha sortito. Le valute rifugio per eccellenza - lo yen giapponese e il franco svizzero - sono state acquistate a svantaggio del dollaro. Il cambio dollaro/yen è sceso sotto quota 110 (109,5 punti) con la divisa nipponica rivalutatasi in una sola seduta dello 0,7%. Anche l’altro paradiso valutario, la moneta elvetica, si è apprezzato nei confronti del biglietto verde (+0,7%).

Tuttavia, al momento non c’è una fuga degli investitori verso la qualità. Dall’ultima settimana di agosto - quando il pericolo della Corea del Nord è tornato nell’agenda a seguito dell’ennesima provocazione missilistica - yen e franco svizzero sono piatti sul biglietto verde mentre da inizio anno guadagnano il 6,5%.

Più marcato invece l’effetto rifugio se si analizza l’andamento dell’oro, da sempre faro finanziario contro le fasi ballerine. Il lingotto ieri è salito dello 0,7% portandosi a 1.335 dollari l’oncia, livelli che non toccava da novembre. Nelle ultime due settimane la performance cumulata sale al 3,5%, il 16% da inizio anno. Certo, nella rivalutazione dell’oro bisogna conteggiare anche la svalutazione del dollaro (che ha perso l’8% da inizio anno su scala globale) ma il recente scatto è tutto legato al fattore incertezza.

È vero che in questo momento i mercati non stanno certo scontando gli effetti imprevedibili di un conflitto tra Usa e Corea del Nord - lo dimostra la freddezza con cui hanno reagito le Borse europee, ieri a -0,38% mentre Wall Street era chiusa per il Labor Day - ma è anche vero che fino a quando il focolaio resterà acceso è comprensibile immaginare - perlomeno nel breve periodo - che gli asset rifugio saranno considerati un attracco naturale per gli investitori che non amano la volatilità e non vogliono restare in balìa di eventi geopolitici dalle conseguenze non calcolabili. Uno dei nodi della questione riguarda il rapporto tra Usa e Cina nel caso in cui vengano applicate sanzioni. Una strada verso la quale gli Usa stanno spingendo.

Il presidente Donald Trump ha minacciato sanzioni economiche verso tutti i Paesi che intrattengono relazioni commerciali con il regime di Pyong Yang. Ed è qui che entra in ballo la Cina dato che - come ricordano gli analisti di Capital economics - l’86% dell’export della Corea del Nord finisce in Cina. Sanzioni penalizzerebbero quindi anche la Cina che però non può dimenticare che gli Usa lo scorso anno hanno acquistato beni e servizi per un controvalore di 479 miliardi di dollari. Questa partita a scacchi per ora non ha scosso i mercati alle fondamenta ma, come visto, spinto movimenti robusti ma non da panic selling, sui principali asset rifugio.

Perché l'euro sale

Tra questi, figura a sorpresa anche l’euro che ieri è tornato a salire, superando quota 1,19, pur non rientrando nella lista dei principali beni rifugio. «La reazione nel mercato è la tipica reazione di avversione al rischio per via degli eventi geopolitici, ma una significativa eccezione è la continuativa forza dell’euro» osserva Neil Jones di Mizuho Bank. L’euro fa eccezione per un altro motivo: gli investitori - acquistando euro - stanno esercitando una sorta di pressione indiretta nei confronti della Bce che giovedì 7 settembre potrebbe annunciare il tapering, ovvero una riduzione degli stimoli monetari. I mercati - mai paghi di iniezioni di liquidità - non gradiscono l’idea. E, spingendo in su l’euro, cercando di testare i nervi della Bce che giovedì potrebbe anche - complice il super-euro - rimandare ogni decisione ad ottobre.

lunedì 7 agosto 2017

Il dollaro continuerà a perdere sull'euro? Ecco le previsioni

Chi si aspettava che nel meeting di mercoledì scorso della Fed uscissero indicazioni per far rimbalzare il dollaro, è rimasto decisamente deluso. L’euro continua la sua marcia in area 1,17 e questa notizia non è particolarmente gradita a quei risparmiatori (e non sono pochi) che hanno puntato sulla diversificazione valutaria (soprattutto in dollari) per cercare di cogliere delle opportunità sul mercato.

 La Fed ha lasciato i tassi invariati all’1,25%, ha fornito un’indicazione che metterà presto mano al bilancio, pieno di bond, da 4.500 miliardi di dollari. Non ha dato indicazioni interessanti sull’annoso tema dell’inflazione e l’ipotesi di nuovi rialzi dei tassi resta in bilico: una spinta per l’euro, così ha reagito il mercato, che sembra voler puntare a un primo obiettivo di 1,18, il livello a cui fu introdotto nel lontano 1999. Tra gli addetti ai lavori circolano anche target tra 1,20 e 1,25.

I prossimi appuntamenti significativi delle due banche centrali sono fissati a settembre (il 7 e il 20): cosa potrà accadere fino ad allora? Ci sono quasi due mesi di tempo e il rialzo della moneta unica potrebbe non trovare ostacoli significativi senza poter escludere rimbalzi dello stesso biglietto verde.

Da inizio anno l’euro guadagna oltre il 10% sul dollaro: all’inizio di gennaio stava in area 1,05 e l’ipotesi della parità appariva fattibile. Sette mesi dopo la situazione è capovolta. Una perdita del 10% sulla valuta ha vanificato i guadagni dell’S&P 500 per l’investitore italiano che non si è coperto e ha colpito duramente (se non azzerato) i guadagni in bond espressi in dollari, ipotizzando anche cedole particolarmente generose.

 Nella guerra valutaria tra le due sponde dell’Oceano al momento sembra averla vinta Donald Trump, che nei mesi scorsi parlava di dollaro troppo forte. Non è un caso che nelle ultime settimane Wall Street abbia continuato a macinare nuovi record mentre l’indice azionario Dax, il più importante dell’area euro, sia decisamente sceso dai massimi. A breve non dovrebbero esserci particolari novità.

Il destino del dollaro è in mano alla Fed e alle decisioni che prenderà probabilmente a fine settembre. Un intervento deciso sul bilancio potrebbe ridare slancio al biglietto verde. «Il dollaro è la moneta di riserva a livello internazionale - spiega Ida Pagnottella, consulente associato di Alfa - ha una struttura intrinseca diversa da altre monete a partire dal fatto che per acquistare materie prime servono dollari. Abbiamo una situazione strutturale e demografica che vuole un dollaro forte in quanto valuta di riserva e questo soprattutto dopo il 2011 quando, per effetto dello shale oil, gli Usa importano meno petrolio e quindi fornisce meno dollari al resto del mondo».

Secondo l’esperta, l’attuale debolezza del biglietto verde sarà solo una pausa se la Fed interverrà sulla riduzione del bilancio. Sarà quello il vero banco di prova. «Se l’istituto di emissione - conclude Pagnottella - drenerà dollari, il biglietto verde potrà riprendersi. Se invece non interverrà su questo fronte la debolezza è destinata a persistere. C’è da dire che in questa fase è l’euro a essere particolarmente tonico, ma le sorti del dollaro saranno inevitabilmente decise dalla Fed».

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martedì 1 agosto 2017

Attenzione ai forex broker con sede a Cipro

Molti piccoli investitori si avvicinano al Forex ammaliati da false promesse di facili guadagni. Attenzione alle sirene dei banner pubblicitari che ti spingono a investire. Banner pubblicitari di Forex Broker poco seri e affidabili, e a volte pure vere truffe.

Tra le più insidiose pratiche finanziarie degli ultimi anni c’è il «do it yourself», il fai da te. Sono molti gli operatori che, sui banner dei social network, lo propongono. Si identificano di solito grazie alla lettera X di Forex che campeggia nei loghi di quasi tutte le società che esortano a investire. Di per sé il Forex non ha nulla di losco. Si tratta di un luogo virtuale dove, liberamente, compratori e venditori si scambiano valute, materie prime o titoli che li rappresentano, decidendo di farlo sulla base di indicatori e grafici che, analizzati tecnicamente, suggeriscono di scommettere al rialzo o al ribasso.

E dov’è l’insidia? Si chiama leva. Un moltiplicatore che, se non imbrigliato con opportuni accorgimenti, può amplificare le perdite a volte a dismisura. E quando si investe al pc di casa a fare la differenza tra una vita agiata e l’indigenza è il nanosecondo di un click di mouse. I banner pubblicitari sui social, ovviamente, glissano su questo “particolare” e incitano a integrare lo stipendio, a diventare ricchi in modo semplice, guidati da tutor specialisti che «passo dopo passo vi condurranno nel rutilante mondo dell’alta finanza».

Basta aderire e si viene contattati telefonicamente. Inizialmente il chip di ingresso è rassicurante. In fondo che cosa si perde versando cento euro? Infatti si perde. Quasi sempre. E si integra la perdita. Perché così suggerisce di fare la «voce» del telefonista-consulente. Nella illusoria speranza di riguadagnare il denaro perduto. Vicende di questo genere stanno intasando i centralini delle associazioni di difesa dei consumatori: c’è chi ha iniziato con cento euro e ora lamenta perdite per 100 mila.

Perché gli intermediari sono a Cipro

Il target dei vulnerabili è rappresentato dagli inavvertiti, da coloro che di finanza non si sono mai occupati e decidono per semplice curiosità o, peggio, per bisogno, di rispondere a un annuncio pubblicitario.

Ma c’è modo di intervenire per bloccare queste pratiche pubblicitarie poco ortodosse e in qualche caso ingannevoli? L’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha le mani legate. La stragrande maggioranza di queste società ha sede a Cipro, isola che per la metà greca (l’altra è turca) vanta un’appartenenza alla Ue, ma in materia ha una normativa piuttosto lasca. E la nostra Authority nulla può contro chi scelga di radicarsi a Nicosia.  E potrebbe andare peggio. E come? Potrebbe piovere: potrebbe essere una vera e propria truffa. È accaduto davvero che la società con la X nella ragione sociale dotasse il cliente di un conto online attivo a tutti gli effetti, con una normale Id e una password. Da qui il cliente investiva e otteneva risultati ragguardevoli. Peccato che il conto on line fosse fasullo e che il denaro che figurava in estratto conto non solo non c’era ma era già stato trasferito in una banca di Dubai.

Per tale ragione occorre:

  1. approcciare il Forex con lo spirito giusto, investendo inizialmente qualche centinaio di euro per imparare;
  2. aprire un conto presso un broker affidabile, meglio se con sede in un paese comunitario serio. Non basta ormai più che sia autorizzato (purtroppo quasi tutti quelli di Cipro lo sono). Noi operiamo con ETX Capital, uno dei principali brokers del settore. E' una società quotata sulla Borsa di Londra da anni (quindi non è un parvenu del forex) ed è vigilata dalla più seria autorità di controllo europea, la FCA inglese.  Vedi i dettagli sul loro sito.

martedì 25 luglio 2017

Vendere le obbligazioni in dollari Usa

La Federal Reserve ha rialzato i tassi a stelle e strisce per la terza volta dall”elezione del nuovo Presidente, la seconda dall'inizio dellianno, assecondando le aspettative dei mercati. Questi ultimi, infatti, davano per scontato un nuovo ritocco, soprattutto dopo le affermazioni di fine maggio della governatrice Yellen, che aveva definito “appropriata” nel breve termine una nuova manovra sui tassi a stelle e strisce.

La decisione à stata motivata dalla volontà di sostenere la crescita economica Usa e potrebbe non essere liultima dell'anno. Ai livelli attuali, tra 1% e 1,25%, infatti, i tassi americani restano ben lontani dalla percentuale obiettivo dichiarata in passato dalla Banca centrale Usa - almeno il 3%, ma i tassi potrebbero salire lino al 4%. Il cammino verso il livello obiettivo della Federal Reserve potrebbe essere più lungo del previsto - di recente alcuni dati sul lavoro hanno deluso le attese dei mercati, ma, nonostante questo, il periodo dei “tassi congelati” sembra essere inesorabilmente finito.

La quotazione del dollaro Usa (1,12 dollari per 1 euro) rispetto alla valuta comunitaria incorpora oggi già l'effetto di questo rialzo e, in parte, anche di quelli futuri. Da tempo ti diciamo che il biglietto verde, salvo qualche scossone futuro, all'attuale livello sull'euro, è ormai “arrivato”. È destinato, a nostro parere, a non salire più, anche in occasione di altri rialzi dei tassi Usa.

Fino a qualche settimana fa, nonostante il calo del dollaro sull°euro ei tassi in salita, ti abbiamo consigliato di mantenere i bond Usa. Un investimento nel biglietto verde, infatti, era, per noi, una sorta di assicurazione contro una possibile implosione di Eurolandia. Tuttavia, l'esito delle elezioni francesi, che hanno premiato Macron, dichiaratamente europei sta, e quello del voto in Gran Bretagna, che ha evidenziato le difficoltà del Paese anglosassone ad attuare la Brexit, hanno allontanato lo spettro di una imminente disgregazione dell'Unione europea, rendendo cosi inutile l'assicurazione.

Inoltre, alla politica di Trump serve un dollaro debole che sostenga cosi le esportazioni americane. Per il momento la politica monetaria della Federal Reserve sta contrastando, almeno in parte, la tendenza del biglietto verde al deprezzamento. Ma le decisioni della Banca centrale Usa potrebbero non essere sufficienti nell'immediato e, inoltre, a inizio 2018, scadrà il mandato dell'attuale governatrice Yellen, scelta dal precedente Presidente Usa Obama. Un nuovo governatore, scelto da Trump, potrebbe quindi assecondare il desiderio di un dollaro ancora più debole di quanto lo sia ora.

È venuto quindi il momento di vendere i bond in dollari, siano essi singole obbligazioni siano Etf o fondi comuni. Se invece punti direttamente sul mercato valutario, puoi sfruttare gli ottimi spread offerti sulla coppia EUR-USD da Etx Capital.

lunedì 24 luglio 2017

Come coprire il rischio di cambio euro - dollaro

La diffusione di indici di tipo euro-hedged comporta anche criticità e non solo elementi a favore. Osservano le performance di alcuni prodotti indicizzati (indipendentemente dal provider) con cambio coperto, rispetto a ciò che hanno realizzato i paralleli strumenti a cambio aperto espressi nella valuta originaria di denominazione, si notano oggi forti disallineamenti, che un anno fa erano accettabili e due anni fa sostanzialmente inesistenti. Il costo dello hedging su un valuta particolare è in genere imputabile al differenziale tra i valori dei relativi tassi di interesse, e nel caso del dollaro Usa si prendono in considerazione il Libor Usa a 12 mesi e il Libor dell”eurozona sulla stessa scadenza; tale differenziale viene spalmato nelllindice sottostante giorno dopo giorno, supponendo di parlare di un Etf.

La fotografia che oggi si scatta è di un Libor Usa a 12 mesi prossimo allo 1,73% annuo, rispetto al -0,16% dell'area euro. Attualmente tale differenza è pari a 189 punti base annui, e rispetto allo scorso anno è in costante risalita (vedi grafico). Questo è il costo di avere oggi un prodotto con hedging Focus sulla consulenza in rosa rispetto ad uno a cambio aperto, almeno per quanto riguarda il dollaro Usa verso l'euro. Un anno fa tale differenziale si attestava ad valore decisamente più sopportabile, pari all”1,2% annuo e nel 2015 tale costo era limitato allo 0,35% annuo. Poco dopo l”elezione di Donald Trump tale delta è salito fino a 200 punti base, ma considerando la dinamica chiaro che se, a parità di sottostante, il clollaro si deprezza del 5% in sei mesi, la convenienza è comunque a mantenere un prodotto con hedging, che risucchierebbe circa 1,1% di valore relativo.

Importante quindi calcolare, soprattutto per i prodotti obbligazionari con gli yield più contenuti, lo yield to maturity e depurarlo dal costo di hedging espresso nel momento in cui si acquista il prodotto. Sempre in ambito Etf, il rendimento a scadenza teorico sarà infatti dato, a sua volta, dalla differenza tra il rendimento dell'indice sottostante evidenziato nel factsheet de1l'Etfe il costo di hedging (oltre al Ter ovviamente). All'interno dei factsheet degli Etf con copertura del cambio il costo dell'hedging non è esposto, in quanto è un numero che varia ogni giorno in base al delta dei tassi sopra indicato ed è all'interno della struttura del prodotto, cioè nell'indice da replicare. Un numero indicativo sarebbe in ogni caso preferibile averlo, per aumentare ulteriormente la trasparenza di questi utili strumenti di investimento. Il rischio di cambio è quindi una variabile che è possibile immunizzare a basso costo solo in determinati frangenti di mercato, ma oggi il vento non soffia in questa direzione.

martedì 18 luglio 2017

Valute e petrolio, come sfruttare le correlazioni

Riflettori puntati sulle valute legate alle materie prime, petrolio in primo luogo. E per almeno due buone ragioni. Da un lato consentono infatti di mettere il turbo agli investimenti sull°oro nero, dall”altro sono un valido strumento di copertura. Nell'ultimo periodo a generare maggiore volatilità sono stati proprio i sottostanti legati alle materie prime, specie quelli correlati al petrolio. La forte tendenza ribassista del future sul petrolio Wti, registrata dal 25 maggio a oggi e che ha portato le quotazioni dell°oro nero dal massimo di 52 dollari fino al minimo di 42,05 dollari (segnato il 21 giugno scorso), ha provocato contraccolpi importanti soprattutto sulle cosiddette «commodíty currency», ovvero le valute legate a petrolio e materie prime. Dollaro canadese, rublo e corona norvegese rientrano in questo gruppo e vengono spesso utilizzate dai trader per coprirsi o per implementare una posizione aperta sul petrolio.

Di solito quando il prezzo della commodíty sale, anche la divisa dello Stato che ne è grande esportatore si rivaluta rispetto alle altre monete. Naturalmente non è solo l”andamento petrolio a influenzare queste valute, ma sicuramente gioca un ruolo fondamentale, soprattutto sul rublo. «La debolezza del petrolio ha pesato sulle quotazioni del cambio euro-rublo che hanno violentemente invertito direzione », ha spiegato Stefano Gianti, senior business development manager di Swissquote: «Dai minimi di aprile il rialzo ha infatti superato il 10%, andando a reagire significativamente solo in prossimità della prima resistenza statica in area 67 rubli, toccata il 22 giugno scorso››.

Questo movimento tuttavia è soltanto dovuto al rimbalzo registrato dal greggio rispetto ai minimi di 42,26 dollari, segnati proprio il 22 giugno scorso. Dal punto di vista tecnico però il rimbalzo sul greggio potrebbe essersi già esaurito con il recente massimo a 43,64 dollari, corrispondente alla resistenza statica costituita dal minimo del 5 maggio scorso.

«I prezzi del cambio euro-rublo si sono inoltre riportati per la prima volta dal novembre 2016 al di sopra della media mobile a 100 periodi», ha aggiunto Gianti, «lanciando un segnale di ulteriore indebolimento di medio termine». La tendenza è favorita anche dalla possibilità che, in questa situazione, la banca centrale russa nella prossima riunione del 28 luglio si veda costretta a fermare il taglio dei tassi d”interesse, mantenendoli invariati al 9%. Inoltre, l°incertezza collegata al prezzo del petrolio contribuirà a un aumento del deflusso dei capitali dalla Russia, «rendendo probabile il test della seconda resistenza statica che si trova in area 69,30 rubli›>, ha concluso Gianti.

 Anche la corona norvegese (Nok) rientra tra le valute che dipendono molto dal petrolio.
La Norvegia è uno dei maggiori Paesi produttori al mondo di petrolio, e il principale in Europa. E inoltre il terzo esportatore mondiale dopo Arabia Saudita e Russia con una produzione giornaliera che si aggira intorno a 1,8 milioni di barili, di cui 1,2- 1,3 milioni di barili destinati all”eXport. Nell”economia norvegese il petrolio rappresenta circa il 50% delle esportazioni e il 22% del pil. La corona norvegese ha patito pesantemente il crollo delle quotazioni del greggio registrato verso la fine del 2014 e successivamente con l°affondo di inizio 2016.

«Tuttavia la situazione di emergenza è stata arginata grazie all°intervento della Riskbank Norge, la banca centrale norvegese», ha spiegato Emanuele Rigo di Ava Trade, «che ha subito provveduto alla messa in sicurezza dell”economia con interventi estremamente aggressivi sul tasso di interesse già dal 2014, portando il tasso di riferimento fino allo 0,50% attuale». Nell°ultimo mese il Nok contro il dollaro americano ha replicato fedelmente il movimento che si è verificato sul greggio (o meglio sul Brent del Mare del Nord). Prendendo a riferimento il 25 maggio scorso come base comune, la corona si è deprezzata portandosi contro il dollaro statunitense da 0,12 dollari al minimo del 21 giugno di 0,1167 dollari. Da qui, come per il Wti, è cominciato il rimbalzo che ha riportato le quotazioni sull°attua1e livello di 0,1180 dollari. E probabile che l”eventuale discesa del greggio porti un°ulteriore deprezzamento della corona norvegese, con target ribassista individuato a 0,1170 dollari.

Il trend delle commodíty currency non va però preso alla leggera, perché l°andamento di queste valute può anche essere slegato dalla materia prima di riferimento. Ci possono essere infatti variabili che in un determinato momento fanno meglio rispetto a una correlazione, specie se di mezzo ci sono le banche centrali. «Se prendiamo per esempio il dollaro canadese», ha spiegato Carlo Alberto de Casa, capo del desk italiano di Activtrades, «vediamo che questa valuta ultimamente ha beneficiato dei rumors legati a un possibile rialzo dei tassi da parte della Bank of Canada ». Il dollaro canadese ha infatti registrato molta volatilità dopo la pubblicazione del dato sull°inflazione, scesa all” 1,3%. L”obiettivo della banca centrale canadese è di avere un”inflazione nella fascia 1-3%. Poiché al momento il tasso si trova nella parte bassa della forchetta, è inevitabile che si rafforzino le speculazioni su un possibile rialzo dei tassi nella prossima riunione di luglio.

«In questo scenario e nonostante il calo del greggio», ha aggiunto de Casa, «il cambio dollaro usa contro dollaro canadese è sceso dal massimo a 1,37 dollari toccato a inizio maggio, portandosi nelle ultime sedute verso quota 1,32 dollari». A livello tecnico il cambio del biglietto verde contro il dollaro canadese si è portato sotto la media mobile a 100 giorni, lasciando quindi presagire un°ulteriore possibile discesa delle quotazioni fino al target ribassista di breve termine individuato nell°area di 1,31 dollari. Molto più marcato il calo del dollaro canadese contro l°euro, con le quotazioni risalite del 5% negli ultimi due mesi in virtù del possibile aumento del divario fra il differenziali dei tassi di interesse. Il supporto in area 1,47 dollari si mantiene estremamente forte, ma attenzione alla possibilità di ulteriori allunghi verso l”alto e all°eventuale rottura di area 1,49 dollari, che potrebbe rilanciare le quotazioni con estremo vigore.

mercoledì 12 luglio 2017

4 + 4 consigli prima di investire sul Forex

Sempre più persone si avvicinano al mercato delle valute, il Forex. Ma senza importanti basi e soprattutto la scelta di un buon broker, il rischio di perdite è elevato. Ecco alcuni consigli per chi inizia, ma anche per quelli che non sono più principianti.

1 Saper utilizzare la leva 

È la possibilità di poter muovere una somma ingente con un minimo investimento, che si chiama margine. È il fattore che ha reso cosi’ allettante il forex e gli strumenti a esso collegati. Se utilizzo una leva 10 significa che ho bisogno di 1.000 euro per acquistare un lotto di 10mila euro di un cross valutario. Si amplificano sia i guadagni che le perdite . Queste ultime possono eccedere il capitale investito anche se sono previsti stop automatici.

 2 Scegliere bene il broker 

La scelta dell’intermediario con cui accedere al mercato è fondamentale. Che si punti su Cfd o su rolling spot forex, il rapporto che l’investitore ha è direttamente con il proprio broker e questo deve garantire la massima affidabilità. E’ importante quindi avere rapporti con broker autorizzati ad operare, verficare se il patrimonio versato è segretato, se sono previste forme di assicurazione in caso di default e se il broker rientri nella normativa sul bail in.  Nel nostro caso, lavoriamo e consigliamo da tempo ETX Capital, broker autorizzato e persino quotato sulla Borsa di Londra.

 3 La formazione necessaria 

 Avvicinarsi a un mercato come il forex significa prima di tutto studiare le tecnicalità di questo mondo. Quali sono le variabili fondamentali e tecniche che influenzano i cambi, la differenza tra eseguiti basati solo sul market maker oppure inviati al mercato interbancario. Come si forma il prezzo domanda-offerta e gli spread in termini di pips (unità di misura del forex). Sono tutti aspetti che gli stessi broker implementano con assistenza e corsi di formazione.

 4 In cerca di buone strategie 

A differenza di bond e azioni, il mercato valutario si concretizza nell’acquisto di una valuta contro l’altra. Sono una quarantina i cross valutari più importanti. Ci sono coppie primarie o majors (come euro-dollaro e dollaro-yen) che da soli valgono oltre il 30% di tutti gli scambi quotidiani. Ci sono poi cross (non primari), come euro-yen che sono l’effetto delle dinamiche euro-dollaro e dollaro-yen. Ci sono poi anche delle regole di correlazione tra le varie coppie.

In merito al broker:

1 Occhio alla sede 

Verificare sempre quale sia la nazione nella quale il broker con la X ha la sua sede sociale. Spesso si tratta di società che hanno base a Cipro, una nazione che, almeno nella sua parte greca, fa parte dell’Unione europea, ma su cui le nostre Authority di controllo non hanno alcuna capacità interdittiva né alcun potere di intervento. Importante anche il Foro di competenza: sovente in caso di controversia questo particolare fa sorgere difficoltà insormontabili. Come detto ETX Capital è inglese e pure quotata (quindi controllata doppiamente dalla nota autorità britannica FCA).

2 Fuga dalle tecniche di persuasione 

Spesso i consulenti telefonici che contattano i risparmiatori si esprimono in «finanziese». È una tecnica psicologica collaudata che ha due fini concatenati: sondare la preparazione dell’investitore e mettere in difficoltà chi ha scarsa dimestichezza con la materia. A qualunque richiesta di chiarimento o obiezione il consulente poi tende ad assecondare il cliente allentando la presa e riprendendo l’argomento da un altro punto di vista generando così altra confusione.

 3 Controllare il nemico «interno» 

Il principale nemico dell’investitore malaccorto è sempre lui medesimo. Spesso le tecniche affabulatorie dei consulenti sono finalizzate a porre l’investitore in una condizione di sudditanza psicologica e spesso ci riescono. Accade spesso che, per dimostrarsi all’altezza dell’interlocutore (o più semplicemente per sfinimento) l’investitore finga di avere capito concetti che invece non ha compreso affatto. È un errore che può costare carissimo.

4 Evitare i soggetti non ideonei 

Nel sito web della Commissione di Controllo sulle società e la Borsa (www.consob.it) sono monitorati, tenuti sotto controllo e segnalati gli operatori (intermediari e broker) internazionali che non hanno l’autorizzazione a operare in Italia. Buona norma sarebbe verificare se il nome del broker che contattiamo sia contenuto negli elenchi periodicamente pubblicati all’interno del bollettino della commissione per evitare di avere rapporti con soggetti non idonei.

lunedì 10 luglio 2017

Come scegliere il migliore broker sul forex

La prima regola di ogni investimento è quella di conoscere il mercato al quale ci si approccia. Il fatto che molti investitori perdano soldi non significa che i mercati finanziari di per sé siano malefici. Vuol dire piuttosto che vengono affrontati con sufficienza. Una superficialità spesso alimentata dalla prospettiva di facili guadagni come accade nel forex (si veda l’articolo a pagina 5). Il mondo delle valute è il mercato più importante a livello globale, con 5.100 miliardi di dollari di scambi al giorno.

mercoledì 5 luglio 2017

Previsioni sul cambio Yen giapponese

Questa settimana c'e stata una sola valuta più debole del dollaro: lo yen. La divisa giapponese, su base settimanale, ha perso praticamente contro tutti i cambi principali. Nel dettaglio lo yen sull'euro ha perso il 2,74%, sulla sterlina il 2,77%, sul dollaro canadese il 2,92% e sul dollaro australiano il 2,28%. Praticamente debaclé. I fattori che hanno concorso a rendere estremamente svalutata la moneta giapponese sono svariati ma si riconducono tutti alla debolezza persistente dell'economia reale.
A maggio, le spese delle famiglie hanno registrato un lieve aumento tendenziale dello 0,4% in termini nominali, ma un calo in termini reali (-0,1%), attestandosi a 283,056 yen. Nello stesso periodo i redditi delle famiglie operaie sono calati dell'1,2% in termini nominali e dell'1,7% in termini reali.

Dati macroeconomici che sommati al miraggio di un livello di inflazione al 2% (come auspicato dalla BoJ), rendono ancora necessario l'intervento della banca centrale nipponica in termini di allentamento monetario. Stando a queste condizioni la moneta giapponese sembra destinata ad ulteriori svalutazioni sul medio termine. Tecnicamente però rispetto ai cambi sopra elencati, nel breve termine, c”è un piccolo margine di apprezzamento dello yen.

Prendendo in esame l'euro/yen ad esempio, si può notare come nelllultima seduta della settimana, sia stato raggiunto un massimo relativo molto interessante a 128 yen. Tale resistenza statica è formata dal massimo registrato il 1 aprile 2016 ed è possibile che durante la prossima ottava il cambio torni a ridosso del supporto statico a 126 yen, per poi eventualmente estendere il ribasso fino a quota 125 yen. Ci sarebbe invece ancora margine di risalita per il dollaro canadese contro lo yen che chiude la settimana a 86,44 yen circa.

La prima resistenza statica degna di nota su questo cambio, si trova a 87,50 yen in corrispondenza dei due massimi relativi registrati il 14 febbraio e il 26 gennaio 2017. Anche questo tuttavia, nel breve/medio termine dovrebbe subire una correzione con primo target a 84,50 yen. Più o meno simile agli altri cambi la settimana della sterlina contro il dollaro. Il livello di resistenza più interessante si trova a 147,80 yen e potrebbe funzionare da calamita ben più delle resistenza sui cambi sopracitati. Il livello rappresenta infatti ben due massimi relativi di notevole importanza, uno segnato il 10 maggio 2017 mentre l'altro è stato battuto il 15 dicembre 2016. Su gbp/jpy inoltre il supporto statico più vicino si trova a 144,77 yen.

Un'eventuale discesa fino a questo pavimento potrebbe rappresentare un interessante livello d'entrata long, dando la possibilità di un'operazione che offre un livello rischio/ rendimento vantaggioso. Nel caso infatti si arrivi a ridosso dei 144,80 yen si può entrare lunghi con uno stop loss poco sotto 144 yen e un target sul livello di resistenza a 148 yen. Sarebbe un'operazione con una potenziale perdita dello 0.55% rispetto a un possibile guadagno nell'ordine del 2.20%.

lunedì 3 luglio 2017

Previsioni euro - dollaro per fine 2017

In questo momento l'euro è forte su tutte le valute e ha recuperato quota 1,14 sul dollaro. Quale sarà il cambio euro-dollaro a fine anno?

Per il 75% sarà in calo e per 25% resterà stabile. In particolare, gli specialisti di Standard Life Investments hanno una visione neutrale sulla direzione del cambio euro-dollaro. «Come molte altre tra le valute maggiori, l'euro si è apprezzato significativamente contro il dollaro americano quest'anno, nonostante la Fed abbia incrementato ancora i tassi rispetto a quanto previsto dal mercato. Il dollaro si sta indebolendo su base ponderata, in quanto i dati economici hanno sorpreso al ribasso, con la diminuzione dell'ottimismo che circonda l'attuazione delle politiche di Trump.

A supportare l'euro anche il fatto che siamo al di là del punto massimo dello stimolo della Bce, che si ridurrà quasi certamente dal 2018. La dinamica di crescita globale e dellleurozona suggerisce che l'euro possa apprezzarsi ulteriormente, ma non ci aspettiamo che i dati statunitensi continuino a sorprendere sul lato negativo e il mercato probabilmente non ha prezzato pienamente i possibili tagli fiscali » commentano i fund manager. Per Stefano Gelmi di Swissquote «il cambio nel secondo si porterà a 1,10. I buoni dati macro Usa fanno pensare.

Per puntare sulla coppia euro-dollaro, scegli un broker affidabile con basso spread. Noi consigliamo Etx Capital.

lunedì 12 giugno 2017

Previsioni euro sterlina dopo le elezioni

Alla fine di tutto, in termini assoluti, il cable non ha neanche perso così tanto. Ecco, nel dettaglio, quello che è successo: alle ore 23 italiane di giovedì sera, sono usciti i primi exit poll sul risultato elettorale in Gran Bretagna, che prevedevano una vittoria del partito conservatore con però una perdita di seggi in Parlamento (come poi confermato). Dopo essersi dunque manifestata la peggior situazione possibile a livello politico, con un parlamento «impiccato›› (senza una maggioranza assoluta), la sterlina è crollata di due figure e mezzo (250 punti circa) passando da 1,2960 dollari a 1,2711 dollari nell'arco di due minuti. Nonostante il movimento immediato sia stato abbastanza impressionante, in termini assoluti la sterlina è rimasta ancora molto forte e ben lontana dai minimi sotto 1,20 dollari.

Tecnicamente però, l'impostazione del cambio è fortemente negativa sul breve/ medio periodo, essendo passata sotto il supporto statico di quota 1,2770 dollari e solo un ritorno al di sopra di tale quota potrebbe invalidare il segnale short. Il target più interessante di un eventuale movimento ribassista è individuato in area 1,2450 dollari dove il cambio andrebbe a incrociare una trend line discendente, partita con il massimo relativo del 6 dicembre e venutasi a formare con l”unione dellialtro massimo relativo del 2 febbraio a 1,2670 dollari.

Prima di questo obiettivo ci sono però dei livelli intermedi che potrebbero frenare il raggiungimento del target, ossia quota 1,2650 dollari e 1,2588 dollari. Per quanto riguarda l”euro/sterlina, il movimento è stato più o meno lo stesso (ma ovviamente con direzione opposta), con la moneta unica europea che si è apprezzata fortemente portando il cambio a rompere una resistenza statica che durava dal novembre scorso (a eccezione di una sbavatura registrata a metà gennaio). L'impostazione sull'euro/sterlina è ora al rialzo ma sembra che, contro la sterlina, la divisa europea sia meno forte rispetto al dollaro. Il cambio ha infatti chiuso la settimana a ridosso dell”ex resistenza (ora diventata supporto) di 0,8770 sterline e se si dovesse andare al di sotto di tale livello è possibile che il cambio decida di andare a chiudere il gap che si è registrato nella sera di giovedì scorso.

mercoledì 7 giugno 2017

Il primo conto in Bitcoin

L’economia giapponese dà qualche segnale di risveglio (5 trimestri consecutivi di crescita), ma l’inflazione resta troppo bassa e la Boj promette di continuare a schiacciare a zero i tassi sui decennali. Per i risparmiatori nipponici, mettere i soldi in un conto bancario tradizionale equivale in pratica a tenerli nel materasso: gli interessi sono talmente minimi da risultare “virtuali”. Per gli audaci, si profilano una serie di alternative virtuali più attraenti. Per la prima volta, ad esempio, stanno per essere disponibili conti di deposito a tasso fisso che offrono ben il 5% l’anno. In moneta solo digitale.

La “borsa” Coincheck li sta lanciando in bitcoin, proponendo 4 piani di risparmio-investimento: un tasso annuale dell’1% se il deposito in bitcoin è vincolato per 14 giorni, il 2% per un mese, il 3% per tre mesi e il 5% per un anno. Di solito, i detentori di bitcoin li lasciano online come se si trattasse di un c/c senza interessi: semmai la moneta virtuale guadagna, anche molto, in…conto capitale.

Psicologicamente, però, la possibilità di spuntare interessi potrebbe diventare un’opportunità in grado di suscitare l’attenzione di più vaste fasce di utenza, stanche di tassi zero. Per i più sofisticati, GMO-Z.com Coin, una affiliata giapponese di GMO, sta lanciando una nuova piattaforma online di bitcoin che consentirà di operare come se si trattasse di un mercato di derivati, con un leverage fino a 5 volte l’investimento effettivo. Secondo la Japan Cryptocurrency Business Association, sono 18 le società che stanno richiedendo o considerando di richiedere la licenza per aprire borse in monete virtuali con l’obiettivo di proporle come nuova opzione di investimento.
La Financial Services Agency giapponese non ha sposato una linea severa e ha già chiarito che depositi in moneta virtuale come quelli di Coincheck non ricadono sotto la normativa bancaria. Ma se il numero di utenti esplodesse è probabile che questo tipo di servizi andrà incontro a una regolamentazione. Le banche giapponesi, considerate tradizionaliste, stanno aprendosi alle monete virtuali.

Puoi investire in Bitcoin sfruttando i Cfdproposti da Markets.  Cliccando sul banner qui sotto potrai vedere le quotazioni del bitcoin (lettera e denaro), vedere come stanno operando gli altri traders e avere tante altre informazioni per guadagnare con i bitcoins.

 

lunedì 5 giugno 2017

Come proteggersi dal rischio cambio nel Forex

Sarò telegrafico: copertura del rischio di cambio (hedging), dove va usata e dove è invece possibile accettare una limitata esposizione valutaria in un portafoglio ben diversificato sia geograficamente sia come asset e prodotti (Etf e Sicav). Il portafoglio è importante ma siamo di fronte a un investitore prudente e avveduto. Grazie per le vostre idee e il vostro lavoro.

La valuta è da sempre considerata il termometro dell’economia di una nazione, dipendendo in gran parte dal livello dei tassi e dalla bilancia commerciale del Paese ed ha sempre costituito un punto nodale nella costruzione di qualsiasi portafoglio. Oggi è possibile suddividere gli investimenti valutari in due grandi categorie: Paesi “evoluti” (G8) ed emergenti o altro. In entrambi i casi l’investimento si espone a dei rischi.

«Nel caso dei cosiddetti “Paesi evoluti”», spiega Jacopo Ceccatelli di Marzotto Sim, riferendosi tipicamente i Paesi occidentali o del G8, «i livelli di rendimento obbligazionario sono talmente esigui che un brusco movimento della valuta potrebbe facilmente cancellare i guadagni già magri. Nel secondo gruppo i rendimenti sono più generosi ma la volatilità è tale da poter cambiare velocemente lo scenario sia in positivo che in negativo con elevati rischi di volatilità.

In considerazione anche dell’aumento di fattori non di mercato quali eventi geopolitici, nuove regolamentazioni dobbiamo aspettarci dalle valute in generale un livello di volatilità più alto che in passato quando i cambi venivano influenzati quasi esclusivamente dalle politiche monetarie e dai dati macroeconomici. In riferimento al portafoglio “prudente” al quale si riferisce il lettore, ci sentiremmo di escludere quasi del tutto le valute del secondo gruppo (rinunciando a un bel po’ di rendimento) che fanno spesso riferimento a paesi politicamente turbolenti come attualmente il Venezuela o il Brasile o con un’economia molto concentrata su di uno specifico settore come il petrolio come ad esempio la Russia».

«Nell’ambito del gruppo dei Paesi “emersi”, lo yen è la valuta che desta almeno in linea teorica minori preoccupazioni», spiega Ceccatelli. «Anche se l’economia non riesce a risollevarsi dalla situazione di stallo che dura da oltre un decennio, il Governo è stabile e la valuta nipponica ha sempre offerto “protezione” nei momenti di crescente incertezza globale, fornendo così anche un ottimo elemento di diversificazione. Il dollaro Usa è il grande punto interrogativo del momento.
Da un lato è sempre stato espressione di una economia forte e di un Governo stabile al punto da apprezzarsi molto durante le fasi di crisi. Dall’altro le attuali vicende lo stanno penalizzando molto. In merito al biglietto verde riteniamo che il grosso dell’indebolimento derivi dal newsflow relativo ai presunti contatti tra Trump e la Russia durante la campagna elettorale. A fronte di questi elementi che lo indeboliscono, persiste una situazione economica robusta e un ciclo di politica monetaria restrittiva che è di sostegno.
Lo scenario possibile quindi è che una volta dissipati i timori di un impeachment l’attenzione torni sui dati concreti e che il dollaro possa tornare su livelli più interessanti».

 Anche per quanto riguarda la sterlina il quadro è abbastanza complesso, il protrarsi dei negoziati per l’uscita dall’Unione Europea aggiunge un livello di volatilità del tutto imprevedibile. «Le elezioni anticipate indette dal premier Theresa May rafforzeranno probabilmente il Governo con un possibile rimbalzo della valuta britannica, ma l’esito dei negoziati è talmente incerto da poter impattare sulla valuta in maniera del tutto imprevedibile», conclude Ceccatelli.