mercoledì 20 settembre 2017

FXCM espulso negli USA. In Italia è sicuro?

La Commodity Futures Trading Commission (CFTC), l’autorità di controllo e vigilanza degli Stati Uniti, ha messo al bando il noto forex broker FXCM dal mercato americano. La sanzione è pesante ma a fronte di accuse gravi: trading contro i propri clienti.
Dal 4 settembre 2009 fino ad almento al 2014, FXCM e FXCM Holdings, tramite i loro agenti e impiegati, sono stati coinvolti in sollecitazioni false e fuorvianti verso i loro clienti.

FXCM dichiarava ai clienti di non essere in conflitto di interessi sulle operazioni “No Dealing Desk”. In base a queste assicurazioni, le perdite o i guadagni dei clienti non avrebbero avuto alcuno impatto sui conti di FXCM, in quanto il broker avrebbe appunto mantenuto un puro ruolo di intermediario.
Il rischio/opportunità era quindi a carico di banche e “market makers” indipendenti che fornivano la liquidità alla piattaforma. Ma contrariamente a quanto rappresentato, FXCM aveva un interesse non dichiarato nel market maker che ha costantemente "vinto" la quota più rilevante del volume di negoziazione di FXCM che quindi stava assumendo posizioni e guadagnando contro i suoi stessi clienti retail.

Il market maker in questionem HFT, era infatti una startup con stretti legami con FXCM.   Il noto broker forex ha anche reso false dichiarazioni alla stessa NFA per nascondere il suo ruolo nella fondazione e partecipazione in HFT.

La storia di FXCM

FXCM, fondata nel 1999 e autorizzata nel 2001, è uno dei più noti forex broker e, al 31 luglio 2016, aveva oltre 20.000 clienti attivi negli Usa con una disponibilità di circa 170 milioni di dollari.

Fino a circa il 2007, FXCM ha fornito la liquidità ai propri clienti forex al dettaglio principalmente attraverso una banca dati interna - una divisione di FXCM che ha determinato i prezzi offerti ai clienti e ha mantenuto posizioni aperte nei confronti dei clienti.

Nel 2007 è passata dall'utilizzo di una banca di negoziazione (dealing desk) per la transazione con i clienti all'utilizzo di ciò che ha definito un modello "agenzia", che ha descritto come fornitura di "No Dealing Desk" trading.
Anche se un broker di tipo “dealing desk” agisce come un operatore di mercato e può scambiare anche contro la posizione di un cliente, FXCM ha affermato che il suo modello di agenzia ha eliminato questo conflitto di interessi tra broker e cliente al dettaglio.

Infatti, in questo modello, le quotazioni erano fornite non da FXCM ma da banche e market makers indipendenti e terzi. Nel sito di FXCM il modello era spiegato così “Quando un cliente esegue un’operazione di trading al miglior prezzo offerto dal market makers, noi agiamo come puro intermediario creditizio, senza assumere rischi e aprendo simultaneamente due operazioni contrapposte sia con il cliente che con il makret maker".

In pratica, secondo il broker, il suo modello era diverso dal classico modello dealing desk “Guadagniamo solo dalle commissioni aggiunte ai prezzi del market maker, non dalle operazioni di trading dei clienti”.

Nel 2009 Niv Ahdout e altri manager di FXCM crearono un trading system (un programma software) in grado di operare come market makers, fondando poi un’apposita società, HFT, per sfruttare tale algoritmo.

Da allora FXCM ha ricevuto circa 80 milioni di dollari da HFT, mentre nello stesso periodo nessun altro market maker pagaga il broker. Non a caso FXCM ha quindi permesso a HFT di “vincere” molte transazioni fornendogli in realtime le quotazioni degli altri market makers.

FXCM ha nascosto questa relazione con HFT ai suoi clienti e alle autorità di vigilanza. Sul sito si dichiarava esplicitamente che tutti i market makers erano operatori indipendenti e che FXCM non assumeva posizioni di mercato eliminando ogni conflitto di interesse.

Che ci sia la volontà di ingannare clienti e autorità lo si nota anche dalle comunicazioni del 2011 sulle quote dei market makers che operavano con FXCM: BNP (13.5%), Citi (8.0%), Deutsche Bank (3.5%), Dresdner (13.3%), Goldman (14.4%), JP Morgan (3.6%), Morgan Stanley (8.0), “altri” (35.8%). In quegli altri rientrava HFT, in realtà il primo operatore che viene quindi furbescamente celato.

Da tempo segnalo l'importanza del broker sul Forex. Oggi non basta più un intermediario autorizzato, occorre che sia affidabile. Non a caso operò da tempo con ETX Capital, primario intermediario inglese, vigilato da FCA e quotato da anni sulla borsa di Londra.

lunedì 18 settembre 2017

eToro e il copy trading di successo

Sono per la maggior parte uomini, con una età media di 36 anni e hanno scelto di investire “copiando” i migliori trader. Sono 500mila i clienti italiani di eToro, piattaforma di social trading nata nel 2007 e che oggi conta su 6 milioni di utenti unici a livello globale.

«Il lancio della piattaforma eToro aveva un unico obiettivo: rivoluzionare l’accesso ai mercati finanziari rendendoli fruibili a un numero sempre maggiore di persone, soprattutto a coloro che, proprio perché poco esperti, non osavano avvicinarsi – racconta Yoni Assia, CEO e Fondatore di eToro. La possibilità di sfruttare la saggezza e l’esperienza della community permette di prendere decisioni di investimento più consapevoli e l’Italia oggi è uno dei nostri mercati principali».

Profitto per il 75% delle operazioni 

Forse perché una delle generazioni più intraprendenti e tecnologiche della storia contemporanea, la generazione X, popola la piattaforma di eToro. Con ottimi risultati per quanto riguarda la percentuale di operazioni copiate che hanno chiuso in positivo.

«Nel 2016, il 75% delle posizioni aperte dai membri italiani di eToro ha chiuso in profitto – conferma Assia. Ciò a conferma del fatto che replicare le scelte di investimento dei trader esperti rappresenta una delle scelte di investimento più redditizie».

I Popular Investors italiani 

Merito quindi dei Popular Investors, soprattutto italiani. «Sono 38 i Popular Investors italiani accreditati dalla community – sottolinea Assia. E uno dei più rilevanti di sempre sulla piattaforma è proprio un italiano, conosciuto come Jarodd76. Solo per citare qualche risultato, nel 2015, 2016 e 2017 Jarodd76 ha ottenuto performance positive rispettivamente del 464,05%, 44,48% e 180,38%».

Il copy trading sulle criptovalute 

Recentemente eToro ha introdotto inoltre il copy trading anche per le monete virtuali. Il funzionamento è sempre lo stesso: i clienti interessati a investire nelle criptovalute potranno affidarsi alla community ed emulare gli investitori che riescono a trarre i maggiori profitti dal mercato.

«Siamo convinti che le criptovalute rappresentino una delle maggiori innovazioni nei servizi finanziari – conclude Assia. Abbiamo quindi deciso di puntarci, con l’obiettivo di rendere anche questo mercato, che di recente ha registrato performance di crescita incredibili arrivando a superare i 100 miliardi di dollari di capitalizzazione totale, accessibile a una platea sempre più ampia di investitori. Grazie al lancio del Cryptocurrency Copyfund anche i nostri trader avranno la possibilità di accedere a una strategia di investimento a lungo termine su Bitcoin ed Ethereum, costantemente rivista e bilanciata».
Maggiori informazioni sul sito eToro

martedì 12 settembre 2017

Opinione su Infinity Scalper - perché lo sconsiglio

infinity scalper opinioni
Il 2017 è sicuramente l'anno di Infinity Scalper , il Forex Indicator lanciato da poco ma già il più venduto e popolare sulla più nota piattaforma di vendita di forex robot e indicator (insieme a Forex Trendy).

Incuriosito dal successo di questo prodotto, ho iniziato a raccogliere informazioni, anche grazie alla mia rete di iscritti che ha testato il prodotto per me. Ecco la mia opinione su Infinity Scalper.

lunedì 11 settembre 2017

Le ragioni dell'euro forte contro dollaro

La Corea del Nord non lascia, anzi raddoppia gli esperimenti balistici e nucleari. Dopo aver lanciato il 26 agosto tre missili, precipitati nel Mare del Giappone, il regime guidato da Kim Jong-un ha rincarato la dose. Domenica ha fatto detonare una bomba all’idrogeno scatenando un terremoto di magnitudo 6.3 della scala Richter. Fonti sudcoreane hanno indicato che si è trattato di un test 11 volte più potente di quello di gennaio 2016 e sei volte più potente di quello dello scorso settembre. Nel complesso, si tratta del sesto esperimento nucleare condotto dalla «Repubblica popolare democratica di Corea».

Chi si aspettava un terremoto anche sui mercati finanziari non ci ha preso. Ma il lancio della “bomba H” qualche effetto lo ha sortito. Le valute rifugio per eccellenza - lo yen giapponese e il franco svizzero - sono state acquistate a svantaggio del dollaro. Il cambio dollaro/yen è sceso sotto quota 110 (109,5 punti) con la divisa nipponica rivalutatasi in una sola seduta dello 0,7%. Anche l’altro paradiso valutario, la moneta elvetica, si è apprezzato nei confronti del biglietto verde (+0,7%).

Tuttavia, al momento non c’è una fuga degli investitori verso la qualità. Dall’ultima settimana di agosto - quando il pericolo della Corea del Nord è tornato nell’agenda a seguito dell’ennesima provocazione missilistica - yen e franco svizzero sono piatti sul biglietto verde mentre da inizio anno guadagnano il 6,5%.

Più marcato invece l’effetto rifugio se si analizza l’andamento dell’oro, da sempre faro finanziario contro le fasi ballerine. Il lingotto ieri è salito dello 0,7% portandosi a 1.335 dollari l’oncia, livelli che non toccava da novembre. Nelle ultime due settimane la performance cumulata sale al 3,5%, il 16% da inizio anno. Certo, nella rivalutazione dell’oro bisogna conteggiare anche la svalutazione del dollaro (che ha perso l’8% da inizio anno su scala globale) ma il recente scatto è tutto legato al fattore incertezza.

È vero che in questo momento i mercati non stanno certo scontando gli effetti imprevedibili di un conflitto tra Usa e Corea del Nord - lo dimostra la freddezza con cui hanno reagito le Borse europee, ieri a -0,38% mentre Wall Street era chiusa per il Labor Day - ma è anche vero che fino a quando il focolaio resterà acceso è comprensibile immaginare - perlomeno nel breve periodo - che gli asset rifugio saranno considerati un attracco naturale per gli investitori che non amano la volatilità e non vogliono restare in balìa di eventi geopolitici dalle conseguenze non calcolabili. Uno dei nodi della questione riguarda il rapporto tra Usa e Cina nel caso in cui vengano applicate sanzioni. Una strada verso la quale gli Usa stanno spingendo.

Il presidente Donald Trump ha minacciato sanzioni economiche verso tutti i Paesi che intrattengono relazioni commerciali con il regime di Pyong Yang. Ed è qui che entra in ballo la Cina dato che - come ricordano gli analisti di Capital economics - l’86% dell’export della Corea del Nord finisce in Cina. Sanzioni penalizzerebbero quindi anche la Cina che però non può dimenticare che gli Usa lo scorso anno hanno acquistato beni e servizi per un controvalore di 479 miliardi di dollari. Questa partita a scacchi per ora non ha scosso i mercati alle fondamenta ma, come visto, spinto movimenti robusti ma non da panic selling, sui principali asset rifugio.

Perché l'euro sale

Tra questi, figura a sorpresa anche l’euro che ieri è tornato a salire, superando quota 1,19, pur non rientrando nella lista dei principali beni rifugio. «La reazione nel mercato è la tipica reazione di avversione al rischio per via degli eventi geopolitici, ma una significativa eccezione è la continuativa forza dell’euro» osserva Neil Jones di Mizuho Bank. L’euro fa eccezione per un altro motivo: gli investitori - acquistando euro - stanno esercitando una sorta di pressione indiretta nei confronti della Bce che giovedì 7 settembre potrebbe annunciare il tapering, ovvero una riduzione degli stimoli monetari. I mercati - mai paghi di iniezioni di liquidità - non gradiscono l’idea. E, spingendo in su l’euro, cercando di testare i nervi della Bce che giovedì potrebbe anche - complice il super-euro - rimandare ogni decisione ad ottobre.

lunedì 7 agosto 2017

Il dollaro continuerà a perdere sull'euro? Ecco le previsioni

Chi si aspettava che nel meeting di mercoledì scorso della Fed uscissero indicazioni per far rimbalzare il dollaro, è rimasto decisamente deluso. L’euro continua la sua marcia in area 1,17 e questa notizia non è particolarmente gradita a quei risparmiatori (e non sono pochi) che hanno puntato sulla diversificazione valutaria (soprattutto in dollari) per cercare di cogliere delle opportunità sul mercato.

 La Fed ha lasciato i tassi invariati all’1,25%, ha fornito un’indicazione che metterà presto mano al bilancio, pieno di bond, da 4.500 miliardi di dollari. Non ha dato indicazioni interessanti sull’annoso tema dell’inflazione e l’ipotesi di nuovi rialzi dei tassi resta in bilico: una spinta per l’euro, così ha reagito il mercato, che sembra voler puntare a un primo obiettivo di 1,18, il livello a cui fu introdotto nel lontano 1999. Tra gli addetti ai lavori circolano anche target tra 1,20 e 1,25.

I prossimi appuntamenti significativi delle due banche centrali sono fissati a settembre (il 7 e il 20): cosa potrà accadere fino ad allora? Ci sono quasi due mesi di tempo e il rialzo della moneta unica potrebbe non trovare ostacoli significativi senza poter escludere rimbalzi dello stesso biglietto verde.

Da inizio anno l’euro guadagna oltre il 10% sul dollaro: all’inizio di gennaio stava in area 1,05 e l’ipotesi della parità appariva fattibile. Sette mesi dopo la situazione è capovolta. Una perdita del 10% sulla valuta ha vanificato i guadagni dell’S&P 500 per l’investitore italiano che non si è coperto e ha colpito duramente (se non azzerato) i guadagni in bond espressi in dollari, ipotizzando anche cedole particolarmente generose.

 Nella guerra valutaria tra le due sponde dell’Oceano al momento sembra averla vinta Donald Trump, che nei mesi scorsi parlava di dollaro troppo forte. Non è un caso che nelle ultime settimane Wall Street abbia continuato a macinare nuovi record mentre l’indice azionario Dax, il più importante dell’area euro, sia decisamente sceso dai massimi. A breve non dovrebbero esserci particolari novità.

Il destino del dollaro è in mano alla Fed e alle decisioni che prenderà probabilmente a fine settembre. Un intervento deciso sul bilancio potrebbe ridare slancio al biglietto verde. «Il dollaro è la moneta di riserva a livello internazionale - spiega Ida Pagnottella, consulente associato di Alfa - ha una struttura intrinseca diversa da altre monete a partire dal fatto che per acquistare materie prime servono dollari. Abbiamo una situazione strutturale e demografica che vuole un dollaro forte in quanto valuta di riserva e questo soprattutto dopo il 2011 quando, per effetto dello shale oil, gli Usa importano meno petrolio e quindi fornisce meno dollari al resto del mondo».

Secondo l’esperta, l’attuale debolezza del biglietto verde sarà solo una pausa se la Fed interverrà sulla riduzione del bilancio. Sarà quello il vero banco di prova. «Se l’istituto di emissione - conclude Pagnottella - drenerà dollari, il biglietto verde potrà riprendersi. Se invece non interverrà su questo fronte la debolezza è destinata a persistere. C’è da dire che in questa fase è l’euro a essere particolarmente tonico, ma le sorti del dollaro saranno inevitabilmente decise dalla Fed».

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martedì 1 agosto 2017

Attenzione ai forex broker con sede a Cipro

Molti piccoli investitori si avvicinano al Forex ammaliati da false promesse di facili guadagni. Attenzione alle sirene dei banner pubblicitari che ti spingono a investire. Banner pubblicitari di Forex Broker poco seri e affidabili, e a volte pure vere truffe.

Tra le più insidiose pratiche finanziarie degli ultimi anni c’è il «do it yourself», il fai da te. Sono molti gli operatori che, sui banner dei social network, lo propongono. Si identificano di solito grazie alla lettera X di Forex che campeggia nei loghi di quasi tutte le società che esortano a investire. Di per sé il Forex non ha nulla di losco. Si tratta di un luogo virtuale dove, liberamente, compratori e venditori si scambiano valute, materie prime o titoli che li rappresentano, decidendo di farlo sulla base di indicatori e grafici che, analizzati tecnicamente, suggeriscono di scommettere al rialzo o al ribasso.

E dov’è l’insidia? Si chiama leva. Un moltiplicatore che, se non imbrigliato con opportuni accorgimenti, può amplificare le perdite a volte a dismisura. E quando si investe al pc di casa a fare la differenza tra una vita agiata e l’indigenza è il nanosecondo di un click di mouse. I banner pubblicitari sui social, ovviamente, glissano su questo “particolare” e incitano a integrare lo stipendio, a diventare ricchi in modo semplice, guidati da tutor specialisti che «passo dopo passo vi condurranno nel rutilante mondo dell’alta finanza».

Basta aderire e si viene contattati telefonicamente. Inizialmente il chip di ingresso è rassicurante. In fondo che cosa si perde versando cento euro? Infatti si perde. Quasi sempre. E si integra la perdita. Perché così suggerisce di fare la «voce» del telefonista-consulente. Nella illusoria speranza di riguadagnare il denaro perduto. Vicende di questo genere stanno intasando i centralini delle associazioni di difesa dei consumatori: c’è chi ha iniziato con cento euro e ora lamenta perdite per 100 mila.

Perché gli intermediari sono a Cipro

Il target dei vulnerabili è rappresentato dagli inavvertiti, da coloro che di finanza non si sono mai occupati e decidono per semplice curiosità o, peggio, per bisogno, di rispondere a un annuncio pubblicitario.

Ma c’è modo di intervenire per bloccare queste pratiche pubblicitarie poco ortodosse e in qualche caso ingannevoli? L’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha le mani legate. La stragrande maggioranza di queste società ha sede a Cipro, isola che per la metà greca (l’altra è turca) vanta un’appartenenza alla Ue, ma in materia ha una normativa piuttosto lasca. E la nostra Authority nulla può contro chi scelga di radicarsi a Nicosia.  E potrebbe andare peggio. E come? Potrebbe piovere: potrebbe essere una vera e propria truffa. È accaduto davvero che la società con la X nella ragione sociale dotasse il cliente di un conto online attivo a tutti gli effetti, con una normale Id e una password. Da qui il cliente investiva e otteneva risultati ragguardevoli. Peccato che il conto on line fosse fasullo e che il denaro che figurava in estratto conto non solo non c’era ma era già stato trasferito in una banca di Dubai.

Per tale ragione occorre:

  1. approcciare il Forex con lo spirito giusto, investendo inizialmente qualche centinaio di euro per imparare;
  2. aprire un conto presso un broker affidabile, meglio se con sede in un paese comunitario serio. Non basta ormai più che sia autorizzato (purtroppo quasi tutti quelli di Cipro lo sono). Noi operiamo con ETX Capital, uno dei principali brokers del settore. E' una società quotata sulla Borsa di Londra da anni (quindi non è un parvenu del forex) ed è vigilata dalla più seria autorità di controllo europea, la FCA inglese.  Vedi i dettagli sul loro sito.

martedì 25 luglio 2017

Vendere le obbligazioni in dollari Usa

La Federal Reserve ha rialzato i tassi a stelle e strisce per la terza volta dall”elezione del nuovo Presidente, la seconda dall'inizio dellianno, assecondando le aspettative dei mercati. Questi ultimi, infatti, davano per scontato un nuovo ritocco, soprattutto dopo le affermazioni di fine maggio della governatrice Yellen, che aveva definito “appropriata” nel breve termine una nuova manovra sui tassi a stelle e strisce.

La decisione à stata motivata dalla volontà di sostenere la crescita economica Usa e potrebbe non essere liultima dell'anno. Ai livelli attuali, tra 1% e 1,25%, infatti, i tassi americani restano ben lontani dalla percentuale obiettivo dichiarata in passato dalla Banca centrale Usa - almeno il 3%, ma i tassi potrebbero salire lino al 4%. Il cammino verso il livello obiettivo della Federal Reserve potrebbe essere più lungo del previsto - di recente alcuni dati sul lavoro hanno deluso le attese dei mercati, ma, nonostante questo, il periodo dei “tassi congelati” sembra essere inesorabilmente finito.

La quotazione del dollaro Usa (1,12 dollari per 1 euro) rispetto alla valuta comunitaria incorpora oggi già l'effetto di questo rialzo e, in parte, anche di quelli futuri. Da tempo ti diciamo che il biglietto verde, salvo qualche scossone futuro, all'attuale livello sull'euro, è ormai “arrivato”. È destinato, a nostro parere, a non salire più, anche in occasione di altri rialzi dei tassi Usa.

Fino a qualche settimana fa, nonostante il calo del dollaro sull°euro ei tassi in salita, ti abbiamo consigliato di mantenere i bond Usa. Un investimento nel biglietto verde, infatti, era, per noi, una sorta di assicurazione contro una possibile implosione di Eurolandia. Tuttavia, l'esito delle elezioni francesi, che hanno premiato Macron, dichiaratamente europei sta, e quello del voto in Gran Bretagna, che ha evidenziato le difficoltà del Paese anglosassone ad attuare la Brexit, hanno allontanato lo spettro di una imminente disgregazione dell'Unione europea, rendendo cosi inutile l'assicurazione.

Inoltre, alla politica di Trump serve un dollaro debole che sostenga cosi le esportazioni americane. Per il momento la politica monetaria della Federal Reserve sta contrastando, almeno in parte, la tendenza del biglietto verde al deprezzamento. Ma le decisioni della Banca centrale Usa potrebbero non essere sufficienti nell'immediato e, inoltre, a inizio 2018, scadrà il mandato dell'attuale governatrice Yellen, scelta dal precedente Presidente Usa Obama. Un nuovo governatore, scelto da Trump, potrebbe quindi assecondare il desiderio di un dollaro ancora più debole di quanto lo sia ora.

È venuto quindi il momento di vendere i bond in dollari, siano essi singole obbligazioni siano Etf o fondi comuni. Se invece punti direttamente sul mercato valutario, puoi sfruttare gli ottimi spread offerti sulla coppia EUR-USD da Etx Capital.

lunedì 24 luglio 2017

Come coprire il rischio di cambio euro - dollaro

La diffusione di indici di tipo euro-hedged comporta anche criticità e non solo elementi a favore. Osservano le performance di alcuni prodotti indicizzati (indipendentemente dal provider) con cambio coperto, rispetto a ciò che hanno realizzato i paralleli strumenti a cambio aperto espressi nella valuta originaria di denominazione, si notano oggi forti disallineamenti, che un anno fa erano accettabili e due anni fa sostanzialmente inesistenti. Il costo dello hedging su un valuta particolare è in genere imputabile al differenziale tra i valori dei relativi tassi di interesse, e nel caso del dollaro Usa si prendono in considerazione il Libor Usa a 12 mesi e il Libor dell”eurozona sulla stessa scadenza; tale differenziale viene spalmato nelllindice sottostante giorno dopo giorno, supponendo di parlare di un Etf.

La fotografia che oggi si scatta è di un Libor Usa a 12 mesi prossimo allo 1,73% annuo, rispetto al -0,16% dell'area euro. Attualmente tale differenza è pari a 189 punti base annui, e rispetto allo scorso anno è in costante risalita (vedi grafico). Questo è il costo di avere oggi un prodotto con hedging Focus sulla consulenza in rosa rispetto ad uno a cambio aperto, almeno per quanto riguarda il dollaro Usa verso l'euro. Un anno fa tale differenziale si attestava ad valore decisamente più sopportabile, pari all”1,2% annuo e nel 2015 tale costo era limitato allo 0,35% annuo. Poco dopo l”elezione di Donald Trump tale delta è salito fino a 200 punti base, ma considerando la dinamica chiaro che se, a parità di sottostante, il clollaro si deprezza del 5% in sei mesi, la convenienza è comunque a mantenere un prodotto con hedging, che risucchierebbe circa 1,1% di valore relativo.

Importante quindi calcolare, soprattutto per i prodotti obbligazionari con gli yield più contenuti, lo yield to maturity e depurarlo dal costo di hedging espresso nel momento in cui si acquista il prodotto. Sempre in ambito Etf, il rendimento a scadenza teorico sarà infatti dato, a sua volta, dalla differenza tra il rendimento dell'indice sottostante evidenziato nel factsheet de1l'Etfe il costo di hedging (oltre al Ter ovviamente). All'interno dei factsheet degli Etf con copertura del cambio il costo dell'hedging non è esposto, in quanto è un numero che varia ogni giorno in base al delta dei tassi sopra indicato ed è all'interno della struttura del prodotto, cioè nell'indice da replicare. Un numero indicativo sarebbe in ogni caso preferibile averlo, per aumentare ulteriormente la trasparenza di questi utili strumenti di investimento. Il rischio di cambio è quindi una variabile che è possibile immunizzare a basso costo solo in determinati frangenti di mercato, ma oggi il vento non soffia in questa direzione.

martedì 18 luglio 2017

Valute e petrolio, come sfruttare le correlazioni

Riflettori puntati sulle valute legate alle materie prime, petrolio in primo luogo. E per almeno due buone ragioni. Da un lato consentono infatti di mettere il turbo agli investimenti sull°oro nero, dall”altro sono un valido strumento di copertura. Nell'ultimo periodo a generare maggiore volatilità sono stati proprio i sottostanti legati alle materie prime, specie quelli correlati al petrolio. La forte tendenza ribassista del future sul petrolio Wti, registrata dal 25 maggio a oggi e che ha portato le quotazioni dell°oro nero dal massimo di 52 dollari fino al minimo di 42,05 dollari (segnato il 21 giugno scorso), ha provocato contraccolpi importanti soprattutto sulle cosiddette «commodíty currency», ovvero le valute legate a petrolio e materie prime. Dollaro canadese, rublo e corona norvegese rientrano in questo gruppo e vengono spesso utilizzate dai trader per coprirsi o per implementare una posizione aperta sul petrolio.

Di solito quando il prezzo della commodíty sale, anche la divisa dello Stato che ne è grande esportatore si rivaluta rispetto alle altre monete. Naturalmente non è solo l”andamento petrolio a influenzare queste valute, ma sicuramente gioca un ruolo fondamentale, soprattutto sul rublo. «La debolezza del petrolio ha pesato sulle quotazioni del cambio euro-rublo che hanno violentemente invertito direzione », ha spiegato Stefano Gianti, senior business development manager di Swissquote: «Dai minimi di aprile il rialzo ha infatti superato il 10%, andando a reagire significativamente solo in prossimità della prima resistenza statica in area 67 rubli, toccata il 22 giugno scorso››.

Questo movimento tuttavia è soltanto dovuto al rimbalzo registrato dal greggio rispetto ai minimi di 42,26 dollari, segnati proprio il 22 giugno scorso. Dal punto di vista tecnico però il rimbalzo sul greggio potrebbe essersi già esaurito con il recente massimo a 43,64 dollari, corrispondente alla resistenza statica costituita dal minimo del 5 maggio scorso.

«I prezzi del cambio euro-rublo si sono inoltre riportati per la prima volta dal novembre 2016 al di sopra della media mobile a 100 periodi», ha aggiunto Gianti, «lanciando un segnale di ulteriore indebolimento di medio termine». La tendenza è favorita anche dalla possibilità che, in questa situazione, la banca centrale russa nella prossima riunione del 28 luglio si veda costretta a fermare il taglio dei tassi d”interesse, mantenendoli invariati al 9%. Inoltre, l°incertezza collegata al prezzo del petrolio contribuirà a un aumento del deflusso dei capitali dalla Russia, «rendendo probabile il test della seconda resistenza statica che si trova in area 69,30 rubli›>, ha concluso Gianti.

 Anche la corona norvegese (Nok) rientra tra le valute che dipendono molto dal petrolio.
La Norvegia è uno dei maggiori Paesi produttori al mondo di petrolio, e il principale in Europa. E inoltre il terzo esportatore mondiale dopo Arabia Saudita e Russia con una produzione giornaliera che si aggira intorno a 1,8 milioni di barili, di cui 1,2- 1,3 milioni di barili destinati all”eXport. Nell”economia norvegese il petrolio rappresenta circa il 50% delle esportazioni e il 22% del pil. La corona norvegese ha patito pesantemente il crollo delle quotazioni del greggio registrato verso la fine del 2014 e successivamente con l°affondo di inizio 2016.

«Tuttavia la situazione di emergenza è stata arginata grazie all°intervento della Riskbank Norge, la banca centrale norvegese», ha spiegato Emanuele Rigo di Ava Trade, «che ha subito provveduto alla messa in sicurezza dell”economia con interventi estremamente aggressivi sul tasso di interesse già dal 2014, portando il tasso di riferimento fino allo 0,50% attuale». Nell°ultimo mese il Nok contro il dollaro americano ha replicato fedelmente il movimento che si è verificato sul greggio (o meglio sul Brent del Mare del Nord). Prendendo a riferimento il 25 maggio scorso come base comune, la corona si è deprezzata portandosi contro il dollaro statunitense da 0,12 dollari al minimo del 21 giugno di 0,1167 dollari. Da qui, come per il Wti, è cominciato il rimbalzo che ha riportato le quotazioni sull°attua1e livello di 0,1180 dollari. E probabile che l”eventuale discesa del greggio porti un°ulteriore deprezzamento della corona norvegese, con target ribassista individuato a 0,1170 dollari.

Il trend delle commodíty currency non va però preso alla leggera, perché l°andamento di queste valute può anche essere slegato dalla materia prima di riferimento. Ci possono essere infatti variabili che in un determinato momento fanno meglio rispetto a una correlazione, specie se di mezzo ci sono le banche centrali. «Se prendiamo per esempio il dollaro canadese», ha spiegato Carlo Alberto de Casa, capo del desk italiano di Activtrades, «vediamo che questa valuta ultimamente ha beneficiato dei rumors legati a un possibile rialzo dei tassi da parte della Bank of Canada ». Il dollaro canadese ha infatti registrato molta volatilità dopo la pubblicazione del dato sull°inflazione, scesa all” 1,3%. L”obiettivo della banca centrale canadese è di avere un”inflazione nella fascia 1-3%. Poiché al momento il tasso si trova nella parte bassa della forchetta, è inevitabile che si rafforzino le speculazioni su un possibile rialzo dei tassi nella prossima riunione di luglio.

«In questo scenario e nonostante il calo del greggio», ha aggiunto de Casa, «il cambio dollaro usa contro dollaro canadese è sceso dal massimo a 1,37 dollari toccato a inizio maggio, portandosi nelle ultime sedute verso quota 1,32 dollari». A livello tecnico il cambio del biglietto verde contro il dollaro canadese si è portato sotto la media mobile a 100 giorni, lasciando quindi presagire un°ulteriore possibile discesa delle quotazioni fino al target ribassista di breve termine individuato nell°area di 1,31 dollari. Molto più marcato il calo del dollaro canadese contro l°euro, con le quotazioni risalite del 5% negli ultimi due mesi in virtù del possibile aumento del divario fra il differenziali dei tassi di interesse. Il supporto in area 1,47 dollari si mantiene estremamente forte, ma attenzione alla possibilità di ulteriori allunghi verso l”alto e all°eventuale rottura di area 1,49 dollari, che potrebbe rilanciare le quotazioni con estremo vigore.

mercoledì 12 luglio 2017

4 + 4 consigli prima di investire sul Forex

Sempre più persone si avvicinano al mercato delle valute, il Forex. Ma senza importanti basi e soprattutto la scelta di un buon broker, il rischio di perdite è elevato. Ecco alcuni consigli per chi inizia, ma anche per quelli che non sono più principianti.

1 Saper utilizzare la leva 

È la possibilità di poter muovere una somma ingente con un minimo investimento, che si chiama margine. È il fattore che ha reso cosi’ allettante il forex e gli strumenti a esso collegati. Se utilizzo una leva 10 significa che ho bisogno di 1.000 euro per acquistare un lotto di 10mila euro di un cross valutario. Si amplificano sia i guadagni che le perdite . Queste ultime possono eccedere il capitale investito anche se sono previsti stop automatici.

 2 Scegliere bene il broker 

La scelta dell’intermediario con cui accedere al mercato è fondamentale. Che si punti su Cfd o su rolling spot forex, il rapporto che l’investitore ha è direttamente con il proprio broker e questo deve garantire la massima affidabilità. E’ importante quindi avere rapporti con broker autorizzati ad operare, verficare se il patrimonio versato è segretato, se sono previste forme di assicurazione in caso di default e se il broker rientri nella normativa sul bail in.  Nel nostro caso, lavoriamo e consigliamo da tempo ETX Capital, broker autorizzato e persino quotato sulla Borsa di Londra.

 3 La formazione necessaria 

 Avvicinarsi a un mercato come il forex significa prima di tutto studiare le tecnicalità di questo mondo. Quali sono le variabili fondamentali e tecniche che influenzano i cambi, la differenza tra eseguiti basati solo sul market maker oppure inviati al mercato interbancario. Come si forma il prezzo domanda-offerta e gli spread in termini di pips (unità di misura del forex). Sono tutti aspetti che gli stessi broker implementano con assistenza e corsi di formazione.

 4 In cerca di buone strategie 

A differenza di bond e azioni, il mercato valutario si concretizza nell’acquisto di una valuta contro l’altra. Sono una quarantina i cross valutari più importanti. Ci sono coppie primarie o majors (come euro-dollaro e dollaro-yen) che da soli valgono oltre il 30% di tutti gli scambi quotidiani. Ci sono poi cross (non primari), come euro-yen che sono l’effetto delle dinamiche euro-dollaro e dollaro-yen. Ci sono poi anche delle regole di correlazione tra le varie coppie.

In merito al broker:

1 Occhio alla sede 

Verificare sempre quale sia la nazione nella quale il broker con la X ha la sua sede sociale. Spesso si tratta di società che hanno base a Cipro, una nazione che, almeno nella sua parte greca, fa parte dell’Unione europea, ma su cui le nostre Authority di controllo non hanno alcuna capacità interdittiva né alcun potere di intervento. Importante anche il Foro di competenza: sovente in caso di controversia questo particolare fa sorgere difficoltà insormontabili. Come detto ETX Capital è inglese e pure quotata (quindi controllata doppiamente dalla nota autorità britannica FCA).

2 Fuga dalle tecniche di persuasione 

Spesso i consulenti telefonici che contattano i risparmiatori si esprimono in «finanziese». È una tecnica psicologica collaudata che ha due fini concatenati: sondare la preparazione dell’investitore e mettere in difficoltà chi ha scarsa dimestichezza con la materia. A qualunque richiesta di chiarimento o obiezione il consulente poi tende ad assecondare il cliente allentando la presa e riprendendo l’argomento da un altro punto di vista generando così altra confusione.

 3 Controllare il nemico «interno» 

Il principale nemico dell’investitore malaccorto è sempre lui medesimo. Spesso le tecniche affabulatorie dei consulenti sono finalizzate a porre l’investitore in una condizione di sudditanza psicologica e spesso ci riescono. Accade spesso che, per dimostrarsi all’altezza dell’interlocutore (o più semplicemente per sfinimento) l’investitore finga di avere capito concetti che invece non ha compreso affatto. È un errore che può costare carissimo.

4 Evitare i soggetti non ideonei 

Nel sito web della Commissione di Controllo sulle società e la Borsa (www.consob.it) sono monitorati, tenuti sotto controllo e segnalati gli operatori (intermediari e broker) internazionali che non hanno l’autorizzazione a operare in Italia. Buona norma sarebbe verificare se il nome del broker che contattiamo sia contenuto negli elenchi periodicamente pubblicati all’interno del bollettino della commissione per evitare di avere rapporti con soggetti non idonei.

lunedì 10 luglio 2017

Come scegliere il migliore broker sul forex

La prima regola di ogni investimento è quella di conoscere il mercato al quale ci si approccia. Il fatto che molti investitori perdano soldi non significa che i mercati finanziari di per sé siano malefici. Vuol dire piuttosto che vengono affrontati con sufficienza. Una superficialità spesso alimentata dalla prospettiva di facili guadagni come accade nel forex (si veda l’articolo a pagina 5). Il mondo delle valute è il mercato più importante a livello globale, con 5.100 miliardi di dollari di scambi al giorno.

mercoledì 5 luglio 2017

Previsioni sul cambio Yen giapponese

Questa settimana c'e stata una sola valuta più debole del dollaro: lo yen. La divisa giapponese, su base settimanale, ha perso praticamente contro tutti i cambi principali. Nel dettaglio lo yen sull'euro ha perso il 2,74%, sulla sterlina il 2,77%, sul dollaro canadese il 2,92% e sul dollaro australiano il 2,28%. Praticamente debaclé. I fattori che hanno concorso a rendere estremamente svalutata la moneta giapponese sono svariati ma si riconducono tutti alla debolezza persistente dell'economia reale.
A maggio, le spese delle famiglie hanno registrato un lieve aumento tendenziale dello 0,4% in termini nominali, ma un calo in termini reali (-0,1%), attestandosi a 283,056 yen. Nello stesso periodo i redditi delle famiglie operaie sono calati dell'1,2% in termini nominali e dell'1,7% in termini reali.

Dati macroeconomici che sommati al miraggio di un livello di inflazione al 2% (come auspicato dalla BoJ), rendono ancora necessario l'intervento della banca centrale nipponica in termini di allentamento monetario. Stando a queste condizioni la moneta giapponese sembra destinata ad ulteriori svalutazioni sul medio termine. Tecnicamente però rispetto ai cambi sopra elencati, nel breve termine, c”è un piccolo margine di apprezzamento dello yen.

Prendendo in esame l'euro/yen ad esempio, si può notare come nelllultima seduta della settimana, sia stato raggiunto un massimo relativo molto interessante a 128 yen. Tale resistenza statica è formata dal massimo registrato il 1 aprile 2016 ed è possibile che durante la prossima ottava il cambio torni a ridosso del supporto statico a 126 yen, per poi eventualmente estendere il ribasso fino a quota 125 yen. Ci sarebbe invece ancora margine di risalita per il dollaro canadese contro lo yen che chiude la settimana a 86,44 yen circa.

La prima resistenza statica degna di nota su questo cambio, si trova a 87,50 yen in corrispondenza dei due massimi relativi registrati il 14 febbraio e il 26 gennaio 2017. Anche questo tuttavia, nel breve/medio termine dovrebbe subire una correzione con primo target a 84,50 yen. Più o meno simile agli altri cambi la settimana della sterlina contro il dollaro. Il livello di resistenza più interessante si trova a 147,80 yen e potrebbe funzionare da calamita ben più delle resistenza sui cambi sopracitati. Il livello rappresenta infatti ben due massimi relativi di notevole importanza, uno segnato il 10 maggio 2017 mentre l'altro è stato battuto il 15 dicembre 2016. Su gbp/jpy inoltre il supporto statico più vicino si trova a 144,77 yen.

Un'eventuale discesa fino a questo pavimento potrebbe rappresentare un interessante livello d'entrata long, dando la possibilità di un'operazione che offre un livello rischio/ rendimento vantaggioso. Nel caso infatti si arrivi a ridosso dei 144,80 yen si può entrare lunghi con uno stop loss poco sotto 144 yen e un target sul livello di resistenza a 148 yen. Sarebbe un'operazione con una potenziale perdita dello 0.55% rispetto a un possibile guadagno nell'ordine del 2.20%.

lunedì 3 luglio 2017

Previsioni euro - dollaro per fine 2017

In questo momento l'euro è forte su tutte le valute e ha recuperato quota 1,14 sul dollaro. Quale sarà il cambio euro-dollaro a fine anno?

Per il 75% sarà in calo e per 25% resterà stabile. In particolare, gli specialisti di Standard Life Investments hanno una visione neutrale sulla direzione del cambio euro-dollaro. «Come molte altre tra le valute maggiori, l'euro si è apprezzato significativamente contro il dollaro americano quest'anno, nonostante la Fed abbia incrementato ancora i tassi rispetto a quanto previsto dal mercato. Il dollaro si sta indebolendo su base ponderata, in quanto i dati economici hanno sorpreso al ribasso, con la diminuzione dell'ottimismo che circonda l'attuazione delle politiche di Trump.

A supportare l'euro anche il fatto che siamo al di là del punto massimo dello stimolo della Bce, che si ridurrà quasi certamente dal 2018. La dinamica di crescita globale e dellleurozona suggerisce che l'euro possa apprezzarsi ulteriormente, ma non ci aspettiamo che i dati statunitensi continuino a sorprendere sul lato negativo e il mercato probabilmente non ha prezzato pienamente i possibili tagli fiscali » commentano i fund manager. Per Stefano Gelmi di Swissquote «il cambio nel secondo si porterà a 1,10. I buoni dati macro Usa fanno pensare.

Per puntare sulla coppia euro-dollaro, scegli un broker affidabile con basso spread. Noi consigliamo Etx Capital.

lunedì 12 giugno 2017

Previsioni euro sterlina dopo le elezioni

Alla fine di tutto, in termini assoluti, il cable non ha neanche perso così tanto. Ecco, nel dettaglio, quello che è successo: alle ore 23 italiane di giovedì sera, sono usciti i primi exit poll sul risultato elettorale in Gran Bretagna, che prevedevano una vittoria del partito conservatore con però una perdita di seggi in Parlamento (come poi confermato). Dopo essersi dunque manifestata la peggior situazione possibile a livello politico, con un parlamento «impiccato›› (senza una maggioranza assoluta), la sterlina è crollata di due figure e mezzo (250 punti circa) passando da 1,2960 dollari a 1,2711 dollari nell'arco di due minuti. Nonostante il movimento immediato sia stato abbastanza impressionante, in termini assoluti la sterlina è rimasta ancora molto forte e ben lontana dai minimi sotto 1,20 dollari.

Tecnicamente però, l'impostazione del cambio è fortemente negativa sul breve/ medio periodo, essendo passata sotto il supporto statico di quota 1,2770 dollari e solo un ritorno al di sopra di tale quota potrebbe invalidare il segnale short. Il target più interessante di un eventuale movimento ribassista è individuato in area 1,2450 dollari dove il cambio andrebbe a incrociare una trend line discendente, partita con il massimo relativo del 6 dicembre e venutasi a formare con l”unione dellialtro massimo relativo del 2 febbraio a 1,2670 dollari.

Prima di questo obiettivo ci sono però dei livelli intermedi che potrebbero frenare il raggiungimento del target, ossia quota 1,2650 dollari e 1,2588 dollari. Per quanto riguarda l”euro/sterlina, il movimento è stato più o meno lo stesso (ma ovviamente con direzione opposta), con la moneta unica europea che si è apprezzata fortemente portando il cambio a rompere una resistenza statica che durava dal novembre scorso (a eccezione di una sbavatura registrata a metà gennaio). L'impostazione sull'euro/sterlina è ora al rialzo ma sembra che, contro la sterlina, la divisa europea sia meno forte rispetto al dollaro. Il cambio ha infatti chiuso la settimana a ridosso dell”ex resistenza (ora diventata supporto) di 0,8770 sterline e se si dovesse andare al di sotto di tale livello è possibile che il cambio decida di andare a chiudere il gap che si è registrato nella sera di giovedì scorso.

mercoledì 7 giugno 2017

Il primo conto in Bitcoin

L’economia giapponese dà qualche segnale di risveglio (5 trimestri consecutivi di crescita), ma l’inflazione resta troppo bassa e la Boj promette di continuare a schiacciare a zero i tassi sui decennali. Per i risparmiatori nipponici, mettere i soldi in un conto bancario tradizionale equivale in pratica a tenerli nel materasso: gli interessi sono talmente minimi da risultare “virtuali”. Per gli audaci, si profilano una serie di alternative virtuali più attraenti. Per la prima volta, ad esempio, stanno per essere disponibili conti di deposito a tasso fisso che offrono ben il 5% l’anno. In moneta solo digitale.

La “borsa” Coincheck li sta lanciando in bitcoin, proponendo 4 piani di risparmio-investimento: un tasso annuale dell’1% se il deposito in bitcoin è vincolato per 14 giorni, il 2% per un mese, il 3% per tre mesi e il 5% per un anno. Di solito, i detentori di bitcoin li lasciano online come se si trattasse di un c/c senza interessi: semmai la moneta virtuale guadagna, anche molto, in…conto capitale.

Psicologicamente, però, la possibilità di spuntare interessi potrebbe diventare un’opportunità in grado di suscitare l’attenzione di più vaste fasce di utenza, stanche di tassi zero. Per i più sofisticati, GMO-Z.com Coin, una affiliata giapponese di GMO, sta lanciando una nuova piattaforma online di bitcoin che consentirà di operare come se si trattasse di un mercato di derivati, con un leverage fino a 5 volte l’investimento effettivo. Secondo la Japan Cryptocurrency Business Association, sono 18 le società che stanno richiedendo o considerando di richiedere la licenza per aprire borse in monete virtuali con l’obiettivo di proporle come nuova opzione di investimento.
La Financial Services Agency giapponese non ha sposato una linea severa e ha già chiarito che depositi in moneta virtuale come quelli di Coincheck non ricadono sotto la normativa bancaria. Ma se il numero di utenti esplodesse è probabile che questo tipo di servizi andrà incontro a una regolamentazione. Le banche giapponesi, considerate tradizionaliste, stanno aprendosi alle monete virtuali.

Puoi investire in Bitcoin sfruttando i Cfdproposti da Markets.  Cliccando sul banner qui sotto potrai vedere le quotazioni del bitcoin (lettera e denaro), vedere come stanno operando gli altri traders e avere tante altre informazioni per guadagnare con i bitcoins.

 

lunedì 5 giugno 2017

Come proteggersi dal rischio cambio nel Forex

Sarò telegrafico: copertura del rischio di cambio (hedging), dove va usata e dove è invece possibile accettare una limitata esposizione valutaria in un portafoglio ben diversificato sia geograficamente sia come asset e prodotti (Etf e Sicav). Il portafoglio è importante ma siamo di fronte a un investitore prudente e avveduto. Grazie per le vostre idee e il vostro lavoro.

La valuta è da sempre considerata il termometro dell’economia di una nazione, dipendendo in gran parte dal livello dei tassi e dalla bilancia commerciale del Paese ed ha sempre costituito un punto nodale nella costruzione di qualsiasi portafoglio. Oggi è possibile suddividere gli investimenti valutari in due grandi categorie: Paesi “evoluti” (G8) ed emergenti o altro. In entrambi i casi l’investimento si espone a dei rischi.

«Nel caso dei cosiddetti “Paesi evoluti”», spiega Jacopo Ceccatelli di Marzotto Sim, riferendosi tipicamente i Paesi occidentali o del G8, «i livelli di rendimento obbligazionario sono talmente esigui che un brusco movimento della valuta potrebbe facilmente cancellare i guadagni già magri. Nel secondo gruppo i rendimenti sono più generosi ma la volatilità è tale da poter cambiare velocemente lo scenario sia in positivo che in negativo con elevati rischi di volatilità.

In considerazione anche dell’aumento di fattori non di mercato quali eventi geopolitici, nuove regolamentazioni dobbiamo aspettarci dalle valute in generale un livello di volatilità più alto che in passato quando i cambi venivano influenzati quasi esclusivamente dalle politiche monetarie e dai dati macroeconomici. In riferimento al portafoglio “prudente” al quale si riferisce il lettore, ci sentiremmo di escludere quasi del tutto le valute del secondo gruppo (rinunciando a un bel po’ di rendimento) che fanno spesso riferimento a paesi politicamente turbolenti come attualmente il Venezuela o il Brasile o con un’economia molto concentrata su di uno specifico settore come il petrolio come ad esempio la Russia».

«Nell’ambito del gruppo dei Paesi “emersi”, lo yen è la valuta che desta almeno in linea teorica minori preoccupazioni», spiega Ceccatelli. «Anche se l’economia non riesce a risollevarsi dalla situazione di stallo che dura da oltre un decennio, il Governo è stabile e la valuta nipponica ha sempre offerto “protezione” nei momenti di crescente incertezza globale, fornendo così anche un ottimo elemento di diversificazione. Il dollaro Usa è il grande punto interrogativo del momento.
Da un lato è sempre stato espressione di una economia forte e di un Governo stabile al punto da apprezzarsi molto durante le fasi di crisi. Dall’altro le attuali vicende lo stanno penalizzando molto. In merito al biglietto verde riteniamo che il grosso dell’indebolimento derivi dal newsflow relativo ai presunti contatti tra Trump e la Russia durante la campagna elettorale. A fronte di questi elementi che lo indeboliscono, persiste una situazione economica robusta e un ciclo di politica monetaria restrittiva che è di sostegno.
Lo scenario possibile quindi è che una volta dissipati i timori di un impeachment l’attenzione torni sui dati concreti e che il dollaro possa tornare su livelli più interessanti».

 Anche per quanto riguarda la sterlina il quadro è abbastanza complesso, il protrarsi dei negoziati per l’uscita dall’Unione Europea aggiunge un livello di volatilità del tutto imprevedibile. «Le elezioni anticipate indette dal premier Theresa May rafforzeranno probabilmente il Governo con un possibile rimbalzo della valuta britannica, ma l’esito dei negoziati è talmente incerto da poter impattare sulla valuta in maniera del tutto imprevedibile», conclude Ceccatelli.

lunedì 29 maggio 2017

Come investire in Bitcoin guadagnando in sicurezza

Il Bitcoin è arrivato a toccare il valore di 1.958 dollari (e di 1.228 euro), un massimo storico da quando è stato creato e ora ci si interroga fin dove possa arrivare in futuro (e ora è persino già aumentato solo dal momento in cui ho scritto la bozza dell'articolo e la stesura finale. La quotazione attuale è di 2130 circa). Tra le varie previsioni c'è anche chi ha ipotizzato che possa sfondare quota 4.888 dollari (circa 3.688 euro) nei prossimi 14 mesi. Insomma nel giro di un anno il Bitcoin potrebbe mettere su più del 180%.

Sembra tanto, ma è anche vero che la valuta virtuale negli ultimi 12 mesi ha fatto ancora meglio, guadagnando circa il 348%! Tenendo conto che sempre più Paesi stanno riconoscendo il Bitcoin come una valuta ufficiale con cui si può pagare e che è sempre più facile trovare venditori che lo accettano, il futuro perla valuta virtuale sembra veramente radioso e cosi anche i guadagni che si possono realizzare.

Ovviamente, anche il Bitcoin non sfugge alla regola “alto rendimento, alto rischio”. La valuta digitale non solo è nettamente più ballerina di dollaro o sterlina, ma lo è ben di più anche di valute di Paesi emergenti (4 volte in più), che sono già per loro natura molto volatili.

Il modo migliore per investire in Bitcoin è operare tramite i Cfd, come quelli proposti da Markets.  Cliccando sul banner qui sotto potrai vedere le quotazioni del bitcoin (lettera e denaro), vedere come stanno operando gli altri traders e avere tante altre informazioni per guadagnare con i bitcoins.

 

mercoledì 17 maggio 2017

Puntare sulle valute emergenti: lira turca, real brasiliano e rand sudafricano?

Se l’euro si rafforza, ci sono possibilità di diversificazione sulle valute che permettano ai risparmiatori di muoversi quanto meno oculatamente? Districarsi tra le divise non è mai semplice per gli investitori. Tuttavia un rafforzamento dell’euro che dovesse proseguire con l’elezione (tutta da verificare) di Emmanuel Macron all’Eliseo, crea scenari dei quali è opportuno tener conto nella gestione dei propri soldi.

 Lo scenario attuale ovviamente ha interesse per chi investe, ma occorre guardare anche al futuro. Secondo Peter Rosenstreich, head of Market Strategy Swissquote: «Ci sarà un consolidamento di breve per l’euro prima di un nuovo apprezzamento nel lungo termine. Ci sono diversi motivi per cui crediamo che il movimento sulle aspettative dei differenziali di tassi non possa che favorire l’euro». E come è la situazione fuori dall’euro? Luca Riboldi, responsabile investimenti di Banor Sim spiega: «Siamo molto cauti sulla diversificazione su valute fuori dall’euro. Fatta eccezione per il dollaro, che in caso di rafforzamento dell’euro dovrebbe scendere verso quota 1,12 con la divisa europea. Questo ovviamente se non dovesse essere eletta Marine Le Pen in Francia, altrimenti è più probabile che si viaggi verso la parità. Trovare una valuta con upside verso l’euro in questo momento però mi pare particolarmente difficile. Gli emergenti negli ultimi 12/13 mesi hanno avuto performance positive.

Ma proprio per questo pensiamo abbiano esaurito il loro potenziale. La sterlina in questo momento non pare particolarmente interessante e non abbiamo una particolare passione per lo yen, visto che la banca centrale giapponese è una delle più decise sul quantitative easing». Sugli emergenti, invece, Rosenstreich spiega: «Per i prossimi tre mesi, la forte riduzione della volatilità e il deciso miglioramento delle condizioni economiche dei fondamentali dei mercati emergenti ci offre un chiaro segnale per aumentare le posizioni in tale asset class. In tale contesto, preferiamo la rupia indiana».

Positivo sugli emergenti anche Federico Garcia Zamora, gestore di Standish specializzato in debito e valute emergenti, che afferma: «Crediamo che le valute emergenti offrano oggi buone opportunità di investimento. Sul finire del 2016 il peso messicano era tra le divise con le performance peggiori a livello globale, per le politiche commerciali e sull’immigrazione nell’agenda del presidente Trump.

Ma crediamo che il movimento sia stato eccessivo e che la valuta potrebbe recuperare terreno. Tanto la Russia quanto il Brasile hanno attraversato una fase di collasso delle rispettive valute nel 2014/2015, seguita da una di elevata inflazione. Ma entrambi i Paesi oggi ci sembrano attraenti per chi vuole investire nelle valute locali, anche dopo il rafforzamento degli ultimi sei mesi». Uno sguardo puntato all’Europa da Sergio Bertoncini, Strategist di Amundi Sgr: «Nei portafogli in divisa, oltre al dollaro americano, manteniamo una view positiva sulle divise nordiche come sek e nok (le corone rispettivamente svedese e norvegese, ndr) che rimangono attraenti non solo in termini di valutazioni ma anche grazie al supporto delle politiche monetarie».

lunedì 15 maggio 2017

Il franco svizzero per proteggere i tuoi risparmi

Quando si teme il peggio (rischi geo politici o alta volatilità sui mercati, scandali in arrivo, altro) tutti corrono ai ripari comprando Franco Svizzero, la valuta per antonomasia che serve a proteggersi dai rischi. In questo ruolo la moneta elvetica condivide la posizione con lo Yen, altra valuta che tutti mettono in portafoglio quando si preannunciano bufere in arrivo. Ed ora a che punto siamo? È opportuno o meno aumentare l’esposizione nella valuta elvetica?

«Direi che quando il rapporto euro-franco è vicino ai livelli di 1,06 vuol dire che siamo in quell’area critica che può indicare l’arrivo di una bufera - spiega Matteo Paganini, e così si è mossa la valuta elevetica fino alla vigilia delle elezioni francesi. Nel senso che i grossi investitori hanno comprato franco contro euro per proteggersi da possibili rischi geo politici. Ora il quadro è decisamente cambiato. L’euro si è rafforzato sul franco perché il mercato sta prezzando una possibile sconfitta di Marine Le Pen».

Come spiega l’esperto, è scemata l’avversione al rischio con alcuni indici come il Dax e il Nasdaq che hanno toccato i massimi e altri che continuano a salire come lo S&P e quello di Piazza Affari. In particolare, l’indice della tecnologia americana ha battuto un nuovo record superando i 6.000 punti per la prima volta in 46 anni di quotazione. E c’è già qualcuno che parla di un possibile rischio bolla.

Quanto durerà questo movimento valutario?
«Penso che per le prossime due o tre settimane - aggiunge Paganini - possiamo attenderci un movimento rialzista a favore della moneta europea e quindi sfavorevole al franco svizzero. Cosicché chi vuole sfruttare nel breve questo rialzo può farlo comprando euro. Ma non credo che lo sprint dell’ euro sia di lungo periodo».

Se dunque il franco svizzero va acquistato solo in vista di grossi rischi geopolitici, va anche detto che al momento questi all’orizzonte non appaiono.
«Suggerisco di tenere sotto osservazione il rapporto Corea del Nord/Stati Uniti - conclude Paganini - questo non è dei più semplici. E riguardo al franco mi sento di precisare un’ultima indicazione per l’investitore. Il franco è una valuta che non vive di vita propria: è opportuno vedere sempre quali sono i movimenti euro-dollaro e dove vanno i flussi diretti». Riguardo al primo, il dollaro da qualche mese non si muove più con la stessa correlazione nei confronti delle altre valute. Secondo gli esperti solo nel breve il rapporto euro-dollaro rimarrà nel range tra 1,05 e 1,15 mentre sarà la riforma fiscale di Trump il vero spartiacque per tornare a vedere un movimento diverso della valuta Usa.

La soluzione migliore è abbinare le due protezioni: valuta forte in paese forte e sicuro. Scopri come aprire un conto in franchi svizzeri in Svizzera.




venerdì 12 maggio 2017

Previsioni Forex sull'euro dopo le elezioni francesi

L’esito del primo turno del voto in Francia ha spinto la moneta unica verso 1,10 dollari, ai massimi da novembre sul biglietto verde. Sarà la volta buona per una ripresa strutturale della divisa europea dopo 2 anni di fase laterale? Questa la domanda che torna d’attualità e che ha profonde ricadute per i risparmiatori italiani. cosa implica l’euro al rialzo La debolezza della moneta unica negli ultimi tre anni, in primis verso il dollaro, ha reso particolarmente vantaggiosa la diversificazione valutaria in asset extra-euro: più salgono le altre divise, maggiori sono i guadagni.

Se l’euro dovesse tornare a crescere stabilmente la diversificazione valutaria diventa un rischio. L’alternativa è utilizzare strumenti coperti dal rischio cambio fuori dall’area euro o puntare sull’apprezzamento della stessa moneta unica (si veda scheda): anche a Milano sono quotati certificati ed Etc/Etn (con e senza leva) che si apprezzano in caso di rialzo dell’euro. Sono strumenti che hanno delle tecnicalità da conoscere attentamente e che sono adatti (soprattutto per quelli a leva) per periodi di investimento non prolungati. Un altro aspetto importante attiene alle correlazioni sui mercati: l’euro ha toccato il massimo storico a 1,6 dollari nel 2008, in piena crisi finanziaria. La ripresa del mercato azionario internazionale da allora è avvenuta in parallelo a un progressivo rafforzamento del dollaro.

Una ripresa strutturale dell’euro potrebbe indebolire la propensione verso gli asset più rischiosi? È un potenziale rischio che necessita di conferme. Sicuramente ci sarebbe un impatto sui titoli azionari più orientati all’export, frenati da una moneta unica in rafforzamento. perché sta salendo l’euro La vittoria al primo turno di Macron è stato l’ultimo fattore che ha spinto al rialzo la divisa unica. Negli ultimi mesi ci sono stati vari elementi che hanno quanto meno stabilizzato il cambio: il miglioramento congiunturale dell’area euro in primis. Ad esempio gli indici Pmi manifatturieri sono saliti al massimo da sei anni.

Lo spettro delle deflazione si è allontanato e le previsioni del Pil per il primo semestre sono positive. Mario Draghi, presidente della Bce, al termine del meeting di giovedì scorso ha sottolineato che la ripresa del ciclo economico è più solida. Tecnicamente l’euro si sta muovendo in un range compreso tra 1,05 e 1,15 dollari: solo oltre questo livello si potrebbe cominciare a parlare di inversione rialzista. Al momento le attese del consensus degli analisti sono molto prudenti: le opinioni degli analisti raccolte da Reuters il 7 aprile scorso assegnavano un obiettivo (mediano) di 1,06 sul dollari a fine giugno. In futuro molto dipenderà anche dalle future mosse della Fed (il mercato punta su altri due rialzi dei tassi nel 2017). la prudenza della Bce.

L’istituto di Francoforte, nonostante il miglioramento congiunturale, mantiene i tassi a zero e addirittura si è detto disponibile a incrementare o prolungare il piano di quantitative easing (sceso ad aprile da 80 a 60 miliardi mensili) se sarà necessario. L’appiglio più forte è che l’inflazione resta ancora lontana dai target prefissati. Questa risolutezza sembra sgombrare qualsiasi illazione circa una riduzione degli acquisti a stretto giro. Bisognerà attendere l’esito finale del ballottaggio francese il prossimo 7 maggio, ma a questo punto la sensazione è che ogni scelta sul tema sarà rinviata quantomeno ai meeting di ottobre.

Troppo delicato il nodo in questa fase: il rischio di destabilizzazione è sempre elevato. Tutto questo dovrebbe impedire all’euro di rafforzarsi eccessivamente.Intanto però i mercati si stanno preparando alle scelte future di un inevitabile ritocco dei tassi: il settore più sensibile è quello obbligazionario. I rendimenti dei BTp decennali da settembre ad oggi sono balzati dall’1,1% al 2,3%. Il Bund è passato da rendimenti negativi a un +0,3%: indicativa l’ondata di vendite che ha interessato il titolo tedesco all'indomani dell’esito del primo turno francese. In questo quadro serve grande attenzione sul reddito fisso.

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mercoledì 10 maggio 2017

Continuerà il rialzo dell'euro oltre 1,10 sul dollaro?

Re forte l'Europa o debole l”America, ma sta di fatto che l”euro/dollaro continua a mostrare una forza sorprendente. Il cambio ha chiuso la settimana a ridosso di 1,10 dollari, sul limite superiore del canale rialzista in essere dalllinizio dell'anno. La forza dell”euro sorprende soprattutto per il fatto che venerdì scorso è stato pubblicato il dato riguardante alla variazione degli occupati nel settore non agricolo americano che ha mostrato un incremento di 211 mila unità, con un tasso di disoccupazione in calo dello 0,1% andandosi ad attestare al 4,4%, minimo da quasi dieci anni (maggio 2007). In un contesto normale di mercato, ci si poteva aspettare dopo un dato simile un rafforzamento del dollaro ed invece così non è stato.

Probabilmente nelle prossime sedute si potrebbe assistere a un ritorno dell quotazioni dell”euro/ dollaro verso il supporto statico di 1,0950 dollari, in corrispondenza dei massimi relativi del 25 e del 26 aprile scorso. Difficile che il cambio riesca a superare il limite superiore del canale rialzista nel brevissimo, ma se questo dovesse succedere, il primo target rialzista è individuato in 1,1120 dollaro dove ciè la resistenza statica formata dal massimo relativo del 7 novembre 2016. ll vero spartiacque tuttavia per una seria fase rialzista del cambio è il superamento della famosa quota 1,1450/1460 che ha sempre rappresentato una barriera invalicabile dal 2015 ad oggi (tolte le «sporcature›› registrate ad agosto 2015 e a maggio 2016). Tale livello risulta ancora lontano ma visto l'uptrend che si è registrato dal minimo del 10 aprile di 1,06 dollari alle attuali quotazioni non è escluso che una capatina la si possa fare nel breve/medio termine.

Le probabilità poi aumentano di pari passo rispetto alla crescente aspettativa degli analisti che il famoso secondo rialzo dei tassi d”interesse Usa, possa slittare rispetto all'iniziale intenzione di attuarlo nell'incontro di giugno della Federal Reserve. Secondo l”ultimo statment del Fomc, il braccio armato della Fed, il rallentamento della crescita che si è registrato durante il primo trimestre è stato probabilmente un effetto transitorio, tuttavia non conviene forzare la mano alleconomia, considerato anche che Pinflazione è in rialzo ma non ha ancora raggiunto il 2%, livello soglia per un intervento immediato sul costo del denaro. L'euro, d°altro canto, si rafforza anche nella convinzione che oramai, l”inizio del tapering da parte della Bce, è programmato per cominciare nel primo trimestre 2018. Gli operatori del forex stanno già cominciando a metabolizzare Yavvenimento con largo anticipo per non ritrovarsi poi a scontare troppa volatilità

Operi sul Forex? La prima cosa da fare è selezionare un broker autorizzato, affidabile e conveniente. Per questo consigliamo Etx Capital, intermediario inglese autorizzato (e quotato alla Borsa di Londra) che offre i migliori spread sulle principali coppie del Forex, a partire dall'Eur-Usd. Vedi tutti i dettagli.

lunedì 8 maggio 2017

Le tasse sui gudagni del Forex - dichiarazione fiscale 2017

Dal 2 maggio 2017 è possibile confermare la dichiarazione fiscale precompilata sul sito dell'Agenzia delle Entrate. Si apre così il consueto periodo fiscale in cui gli italiani sono impegnati tra 730, detrazioni fiscali di vario genere e calcoli del reddito imponibile.

Se hai un conto trading con intermediari del Forex o in opzioni binarie, sei chiamato a dichiarare i guadagni o le perdite delle tue operazioni. Non solo! Siccome in genere i brokers forex hanno sede all'estero, devi fare la dichiarazione per il monitoraggio fiscale e l'Ivafe (riquadro RW del modello Unico, da quest'anno chiamato modello Redditi PF).
Vediamo di seguito quali sono i principali obblighi fiscali per chi fa trading sul Forex, che sia o meno con un intermediario estero.

Come dichiarare e quanto sono tassati i guadagni del Forex

Le operazioni su Forex (incluso Cfd o altri derivati) e tramite opzioni binarie, seguono le norme della tassazione dei guadagni finanziari. I guadagni, definiti plusvalenze o capital gains, vanno dichiarati nel nuovo Modello Redditi utilizzando il quadro RT. 
Essendo in genere in regime dichiarativo, spetta a te fare i calcoli e inserire i dati in dichiarazione. 
Attenzione: raccomandiamo di dichiarare anche le perdite (minusvalenze) in quanto se non le dichiari non potrai recuperarle compensandole con i successivi guadagni.
Sui guadagni poi devi pagare il 26% di tasse da versare secondo le modalità e i tempi previsti dalla legge. 

Se poi dal conto hai ottenuto interessi o dividendi, questi vanno dichiarati nel quadro RM (a meno che opti per la tassazione tradizionale tramite aliquote Irpef). 

Trading tramite broker estero

Se operi, come nel 99% dei casi, tramite un broker forex non italiano (non conta se è autorizzato ad operare in Italia, quello che conta è la sede legale in Italia, che praticamente nessuno degli intermediari più noti ha) devi inoltre rispettare gli obblighi del monitoraggio fiscale in tema di capitali all'estero.

Devi quindi compilare il riquadro RW per inserire i dati dei saldi del conto trading e delle varie attività finanziarie detenute. Su tale saldo poi devi versare l'Ivafe, praticamente un'imposta analoga al bollo sulle attività finanziarie detenute in Italia (pari allo 0.20% dei saldi). Ricordo che il conto trading non è assimilabile ad un conto corrente su cui vige l'imposta di bollo fissa di 34,2 euro al ricorrere di determinate condizioni.

Queste sono le regole base per evitare problemi con il fisco italiano. Non pensare di fare il furbo o di cavartela: dal 2017 sono entrati in vigore gli accordi internazionali Ocse, per cui gli intermediari finanziari esteri sono tenuti a inviare la lista dei clienti italiani all'Agenzia delle Entrate. Non c'è quindi possibilità di nascondere i tuoi capitali e investimenti all'estero, e le sanzioni sono molto pesanti.

Se vuoi sapere tutti i dettagli per fare la dichiarazione e non sbagliare, puoi seguire questa guida sulle tasse del Forex.

giovedì 4 maggio 2017

Opinioni di trading forex su sterlina inglese e lira turca

Sterlina inglese

La sterlina ha raggiunto livelli che non si vedevano da luglio 2016 (ce ne vogliono 0,839 per un euro) e questo è tutto merito delle elezioni anticipate nel Regno Unito. I mercati sembrano infatti aver proprio apprezzato l’idea del Primo ministro britannico di chiamare tutti alle urne il prossimo 8 giugno, tanto che la sterlina in una sola settimana ha messo su l’1%. Ma qual è l’idea di fondo che ha spinto i mercati a premiare questa scelta? In sintesi pensano che ci sarà una “soft-Brexit” – quindi con la Gran Bretagna che esce sì dall’Unione europea, ma i futuri accordi manterranno forti relazioni commerciali e finanziarie con l’Ue.

Stando ai sondaggi, infatti, i conservatori, partito del Primo ministro, godrebbero di un ampio margine nel confronto con i laburisti. Se così fosse, il Primo ministro ne uscirebbe rafforzato e ridurrebbe il peso delle fronde più “estremiste”, e cioè non solo di chi non vuole la Brexit, ma anche di chi vorrebbe a tutti i costi la cosiddetta “hard-Brexit” –cioè un Regno Unito che non ha proprio più alcun legame con l’Unione europea. Ma non è tutto. Le elezioni nel Regno Unito erano prima previste per il 2020 e quindi, contando che la scadenza prevista dei negoziati sulla Brexit era per marzo 2019, questo avrebbe potuto mettere pressione sul Regno Unito, mentre ora questo rischio non ci sarebbe più, dando così alla Gran Bretagna maggiore tranquillità e tempo per trattare.

Lira turca

Anche in Turchia le vicende politiche hanno influenzato l’andamento della valuta nazionale. Il referendum costituzionale si è concluso, seppur con una vittoria risicata e con polemiche su possibili brogli, a favore della riforma voluta dal presidente Erdogan. Di fatto ora il capo dello Stato ha pieni poteri, con quelli del Parlamento fortemente limitati. Questo risultato non è piaciuto ai mercati e la lira ha perso lo 0,2%. Inoltre, sulla lira pesa anche un’altra incognita.

La Banca centrale turca non è indipendente dal potere politico e l’inflazione turca è al momento al 10%. Alta inflazione e Banca centrale non indipendente sono due cose che fanno molto male alla valuta, che rischia di deprezzarsi ancora. Se a questo aggiungiamo che, nonostante i continui cali (vedi grafico), la lira turca non è neppure sottovalutata nei confronti dell’euro, il consiglio non può che essere quello di vendere.

martedì 2 maggio 2017

Previsioni Forex maggio giugno 2017

Per chi investe nel Forex, questi sono i tre principali trend del 2017:

  1. La GBP rimane la valuta più sottovalutata nell’universo del G10. Il posizionamento degli investitori rispecchia livelli di pessimismo senza precedenti, e la valuta britannica potrebbe apprezzarsi a fronte di una rapida chiusura delle posizioni short. 
  2. Lo yen giapponese tenderà probabilmente a indebolirsi con l’attenuarsi delle congetture sulla riduzione del programma di QQE della Bank of Japan (BOJ) e con la ricerca di rendimento all’estero da parte degli investitori. 
  3. Il dollaro statunitense darà prova di scarso vigore a fronte dei toni accomodanti della Fed e del calo dei tassi d’interesse reali. L’euro beneficerà della conclusione del QE della BCE.
Il mercato valutario rimane caratterizzato da posizioni tattiche, dettate dall’andamento altalenante dell’incertezza politica negli Stati Uniti e in Europa negli ultimi mesi. Ci aspettiamo un’attenuazione di tale incertezza, e con essa un modesto calo della volatilità. In questo clima più favorevole i fondamentali, e in particolare l’enfasi sulla politica monetaria, dovrebbero tornare a condizionare le tendenze strategiche.

Delle banche centrali del G10, solo la Fed finora ha operato un inasprimento. Ci aspettiamo che la Bank of England segua il suo esempio e innalzi i tassi nel 2017, senza tuttavia privare l’economia dello stimolo derivante dall’ampliamento del suo bilancio.


Sterlina inglese

Con l’inflazione balzata al 2,3% in febbraio – il livello più elevato nel Regno Unito dal settembre 2013 (e superiore all’obiettivo della BOE) – ci aspettiamo che la banca centrale annulli il taglio dei tassi operato nel terzo trimestre 2016 sulla scia della Brexit. L’ulteriore accomodamento monetario era stato introdotto per difendere l’economia britannica dai danni della Brexit che, a oggi, non si sono ancora materializzati. Di conseguenza, prevediamo che la GBP beneficerà della riduzione dei differenziali di rendimento (in seguito all’aumento dei tassi da parte della BOE), in particolare al venir meno dell’impatto sui prezzi dell’indebolimento della sterlina nel secondo semestre del 2017. La GBP rimane la valuta più sottovalutata nell’universo del G10. Inoltre, il posizionamento degli investitori rispecchia livelli di pessimismo senza precedenti, e la valuta britannica, approssimandosi alla media mobile a 200 giorni, potrebbe apprezzarsi a fronte di una rapida chiusura delle posizioni short.


Dollaro Usa

L’USD inizia a riportarsi in linea con i differenziali di rendimento. L’indice del dollaro statunitense troverà probabilmente una base più solida sotto quota 100, ma i modesti differenziali di rendimento reale ne smorzeranno il vigore. In risposta all'aumento delle pressioni inflazionistiche, la Fed assumerà probabilmente un atteggiamento più aggressivo nelle parole e nei fatti durante l’anno. Pertanto, sulla scia di una politica monetaria più restrittiva delle attese, l’USD potrebbe riguadagnare il terreno perduto nel primo semestre entro la fine del 2017.

Nel frattempo, l’euro dovrebbe essere uno dei maggiori beneficiari dell’orientamento più neutrale adottato dalla BCE. Svanita la minaccia di deflazione, non vi sono particolari necessità di uno stimolo addizionale. L’inflazione si attesta ai massimi dal gennaio 2013. Il Presidente Draghi ha osservato che “è venuta meno l’urgenza di prendere ulteriori misure”. Di conseguenza, la riduzione degli aggregati monetari (il ridimensionamento dell’azione di stimolo) dovrebbe riportare l’euro verso quota 1,10 nei prossimi mesi.

Se vuoi fare trading sul Forex, utilizza un intermediario internazionale autorizzato. Lavoriamo con Etx Capital, società quotata a Londra e soprattutto broker con i migliori spread sul mercato europeo.

domenica 30 aprile 2017

Previsioni cambio Euro Dollaro. Ecco perché puntare sull'euro

Dopo aver a lungo preconizzato un dollaro sopra la parità con l’euro e non vedendolo sfiorare quella soglia nemmeno al culmine dell’euforia per Trump, Goldman Sachs è tornata a più miti consigli. Qualche giorno fa ha consigliato i propri clienti di chiudere le posizioni al rialzo sul biglietto verde perché le cose sarebbero «cambiate»: la crescita che pareva solo americana è diventata globale, al presidente Donald Trump non piace una valuta troppo forte e la Fed sembra adesso meno falco, ossia meno aggressiva nell’alzare i tassi d’interesse.

Si può osservare che il miglioramento delle condizioni economiche in Cina, Giappone, e soprattutto Europa, non è un fenomeno del mese scorso, poiché è in atto da quasi un semestre; che l’insofferenza di Trump per il dollaro forte non è una novità, dacché è stato eletto, e comunque non è propriamente una prerogativa della politica guidare valute e tassi d’interesse, laddove c’è una banca centrale indipendente.

Infine, non si capisce perché Janet Yellen e soci siano diventati più accomodanti del previsto, visto che il mercato ha da tempo creduto solo in parte al processo di normalizzazione monetaria suggerito dai membri della Fed: i quali pronosticano altri due rialzi dei tassi quest’anno, quando il rendimento del Treasury a 2 anni (all’1,19%, 3 centesimi meno d’inizio anno) ne prevede a mala pena uno. Se l’analisi di Goldman pecca nelle motivazioni, specie nel sostenere una Fed meno aggressiva del previsto o, più correttamente, meno falco di quanto pensasse la banca d’affari americana, le conclusioni sono tuttavia condivisibili: al dollaro è venuta meno la formidabile spinta che, tra dicembre e gennaio, l’aveva portato a 1,04 sull’euro, soprattutto perché, come scrive in un’altra ricerca la stessa Goldman, si sono alquanto ridimensionate le aspettative per le grandi riforme promesse da Trump: forte taglio delle tasse, imposizione di dazi doganali e ingente spesa per infrastrutture.

Con l’affievolirsi dell’euforia che ha dominato Wall Street negli ultimi mesi, ci si dovrebbe pure aspettare una correzione degli eccessi che il «rialzo Trump» ha creato sulla borsa americana, non fosse altro perché sta venendo meno l’azzardo di una netta ripresa dell’inflazione, come dimostra l’andamento dei prezzi al consumo a marzo negli Usa e in Europa. L’altro lato La politica monetaria sembra, invece, proseguire un corso più prevedibile: quello di un progressivo, lento ritorno alla normalità, dopo lunghi anni di misure straordinarie e di tassi a zero e persino negativi in Eurozona e Giappone. Le recenti minute della Fed confermano l’intenzione della banca centrale di liquidare gradualmente la montagna di titoli (4.500 miliardi) acquistati dopo il 2009. Tra i gestori dei grandi hedge fund internazionali (nell’incontro milanese organizzato dalla banca del Ceresio), è pressoché scontata l’ipotesi di una graduale riduzione dell’attivo della Fed: come spiega Al Breach, fondatore di Gemsstock, si procederà dapprima a non reinvestire le cedole maturate, poi con liquidare alla scadenza i titoli a più breve termine (in particolare quelli costruiti sui mutui).

L’obiettivo è far salire il rendimento delle obbligazioni a maggior durata e rendere più fluido un mercato del credito troppo condizionato da anni di misure non convenzionali. E’ un processo che potenzialmente dovrebbe rafforzare il dollaro, se non fosse che anche la banca centrale europea si troverà il prossimo anno ad affrontare un simile problema. Secondo Breach, Mario Draghi potrebbe optare per una soluzione originale, che sa di compromesso tra le esigenze dei paesi periferici come l’Italia e le richieste dei risparmiatori e delle banche tedesche: iniziare sì ad alzare i tassi d’interesse, ma continuando ad acquistare un certo quantitativo di titoli.

NB: sul Forex è fondamentale muoversi con un intermediario affidabile e conveniente. Per questo operiamo e consigliamo Etx Capital, broker londinese che offre i migliori spread sulle principali coppie del Forex, inclusa la coppia Eur-Usd.

giovedì 20 aprile 2017

Opinioni su cambio euro dollaro maggio giugno 2017

Tra un paio di settimane, il prossimo 29 aprile, The Donald festeggerà i primi 100 giorni di presidenza e nell’attesa è tornato a tuonare sul fronte valute. Il dollaro statunitense, a detta di Trump, è ancora eccessivamente forte. Il presidente americano, solito ad affidare ad un tweet i propri pensieri, questa volta ha utilizzato la carta stampata. In un’intervista concessa al Wall Street Journal il Tycoon ha ribadito l’idea già espressa in passato di un dollaro “ancora troppo forte” ed ha affermato la sua preferenza “per una politica di tassi d’interesse bassi”.

L’inquilino della Casa Bianca non esclude un possibile rinnovo del capo della Fed Yellen, il cui mandato scadrà a febbraio 2018. In questi mesi è quindi cambiata l’opinione del tycoon statunitense che in passato aveva attaccato la Yellen perché troppo refrattaria a ritoccare al rialzo i tassi e molti davano per scontato che il prossimo anno sarebbe stata rimossa dalla guida della banca centrale.

Immediata la reazione sui mercati finanziari, piuttosto marcata sul valutario dove il dollaro ha subito un brusco deprezzamento generalizzato e i tassi governativi Usa registrano un calo, in particolar modo il Treasury decennale sceso sotto il 2,3%. Il deprezzamento del greenback ha avuto ancora maggior effetto sull’oro, salito a ridosso di area 1290 dollari per oncia, il livello più alto da cinque mesi. Rinnovato pressing di Trump che si esprime a favore di tassi bassi che accende ulteriormente l’attenzione sulle prossime mosse della Federal Reserve.

Lo scenario base rimane per il momento quello di due ulteriori rialzi da qui a fine anno, ma la situazione potrebbe cambiare rapidamente considerando le tante variabili in gioco. Un ulteriore rialzo nel meeting di giugno è ritenuto probabile, ma non certo, ancor di più alla luce delle ultime payrolls.

L’ultima tornata di dati dal mercato del lavoro statunitense ha deluso non poco con ritmo di creazione dei posti di lavoro sceso sotto quota 100 mila; da verificare nei prossimi mesi se il dato negativo è un fenomeno isolato o il sentore di una minore spinta propulsiva. Inoltre la congiuntura statunitense ancora non avrà la sponda del tanto atteso piano di stimolo fiscale targato Trump, senza dimenticare che la sua effettiva attuazione potrebbe richiedere molto tempo.

Si aprono quindi possibilità di trading sul rimbalzo dell'Eur-Usd. Fondamentale utilizzare brokers affidabili e a basso costo, per questo consigliamo Etx Capital che propone i migliori spread in Europa su questa coppia di valute (e tante altre).

martedì 18 aprile 2017

Tasse 2017 su Forex, Cfd e Opzioni binarie

Con la risoluzione n. 71 del 1.9.2016, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che i redditi degli investimenti sul FOREX effettuati attraverso piattaforme on line (il cosiddetto “trading online“) presso broker internazionali hanno natura di redditi diversi di natura finanziaria ai sensi dell’art. 67 co. 1 lett. c-quater) del TUIR e, se percepiti da persone fisiche non imprenditori, sono soggetti all’imposta sostitutiva del 26%.

A norma dell’art. 68 co. 8 del TUIR, il reddito imponibile è determinato dalla somma algebrica dei differenziali positivi e negativi, nonché degli altri proventi e oneri, percepiti o sostenuti in relazione a ciascuno dei rapporti in essere con gli intermediari. L’Agenzia delle Entrate, nel caso specifico, ha precisato che non è possibile optare per il “risparmio amministrato” (art. 6 del DLgs. 461/97) poiché l’intermediario finanziario non è residente in Italia: quindi, il soggetto percipiente deve adottare il “regime dichiarativo”, indicando i proventi nella sezione II del quadro RT di UNICO PF.

Se il contribuente realizza minusvalenze “nette” a seguito dell’attività di trading on line, queste possono essere portate in deduzione delle plusvalenze realizzate nei quattro periodi di imposta successivi, secondo le ordinarie regole. Ai fini del calcolo delle plusvalenze/minusvalenze, il contribuente si deve avvalere delle certificazioni rilasciate dai broker esteri; tali certificazioni devono essere conservate ai fini di un eventuale riscontro richiesto dagli organi dell’Amministrazione finanziaria.

Infine, la Risoluzione ha precisato che i rapporti che il contribuente detiene con i broker esteri rientrano tra i rapporti finanziari stipulati all’estero e che, quindi:

  • devono essere indicati nel quadro RW, in quanto suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia; 
  • devono essere assoggettati all’IVAFE;
  • i relativi redditi vanno dichiarati nei quadri RM e RT, oppure in CE nel caso si opti per la tassazione ordinaria.

Fonti e riferimenti: Scopri come dichiarare il tuo conto Forex all'estero

sabato 15 aprile 2017

Attenzione a questi broker forex e opzioni binarie non autorizzati

Consob segnala la presenza in Italia di proposte di sottoscrizione di contratti Forex, CFD e di opzioni binarie da parte di intermediari finanziari non autorizzati. Identica segnalazione arriva dalle altre autorità europee.

Di seguito trovi una lista di questi intermediari che, non essendo autorizzati, sono chiaramente da evitare. Ma ti ricordo che l'autorizzazione non equivale ad affidabilità. Per questo occorre scegliere intermediari che da anni abbiano dimostrato stabilità e affidabilità. Operiamo con conti trading presso Etx Capital (il nostro preferito al momento per i bassi spread e la possibilità di utilizzare forex robot) e Markets. Da evitare altri intermediari storici ma con cui molti investitori hanno avuto problemi, per esempio Plus500 e ForexYard.

Segnalate da Consob: Binary Option Robot

Segnalate dalla Fca: Prime Fx Ltd; Global Attorney Services Boston (www.globalattorneyservcicesboston.com), con sede dichiarata a Boston; ReLoan UK; Guaranteed Loans.

Segnalate dalla Fma: James & Company Limited (www.jamesandcoltd.com), con sede dichiarata a Hong Kong; Skyllex Pty Ltd (www.skyllex.com), con sede dichiarata a Sydney.

Segnalate dalla Amf: www.admiralmarketsltd.com/ Admiral Markets Global Solutions Ltd; www.fm-fx.com/Fm Marketing Ltd; www.goprofinance.com/ GoProBank; www.trade-24.com / Trade24 Global Ltd.

Segnalate dalla Cssf: Bdl France; Auror Patrimoine.

Segnalate dalla Knf: SouthBanco (www.southbanco.com); Platynowe Inwestycje Sa.

Segnalate dalla Fsma: Sterling Consultancy Options (SC-Options); Owpremium; Swiss Capital Invest (Swiss Capital Invest/Swiss Capitalinvest); Atlasreference Unipessoal Lda; Finances Capital; Financial Futures Ltd (clone di una società autorizzata); Digifirst Hungary Kft; FmTrader; Terapad Services Ltd; Fm Marketing Ltd; Ivoryoption; Arya Group Ltd; Arianus Marketing Ltd; London Global Markets; Markets Central Investment; OptionXchange; Globe & Co Ltd; Aaoption; CfdStocks; Pacific Sunrise Uk Ltd; Benedict Morris; BmbOption; Log Trading Capital Ltd; BigOption; Wirestech Limited; Binarynvest; Brevan Invest; Kasuar Ventures Ltd; Capital Epargne; City Bank Cfd; Comex Partners; Edgedale Finance; Gold Horizen Ltd. 

Segnalate dalla Sfc: www.anxinv.com; Cressman Financial Group; AafxX Trading Capital/AafxX Trading Company Ltd; Global Ace Investment Limited; The Huxford Group.

Segnalate dalla Autorité des Marchés Financiers Quebec: Agronomix France; Agronomix Canada Inc.

Segnalate dalla Fca: Prime Fx Ltd; Global Attorney Services Boston (www.globalattorneyservcicesboston.com), con sede dichiarata a Boston; ReLoan UK; Guaranteed Loans.

Segnalate dalla Fma: James & Company Limited (www.jamesandcoltd.com), con sede dichiarata a Hong Kong; Skyllex Pty Ltd (www.skyllex.com), con sede dichiarata a Sydney.

Segnalate dalla Amf: www.admiralmarketsltd.com/ Admiral Markets Global Solutions Ltd; www.fm-fx.com/Fm Marketing Ltd; www.goprofinance.com/ GoProBank; www.trade-24.com / Trade24 Global Ltd.

Segnalate dalla Cssf: Bdl France; Auror Patrimoine.

Segnalate dalla Knf: SouthBanco (www.southbanco.com); Platynowe Inwestycje Sa.

Segnalate dalla Fsma: Sterling Consultancy Options (SC-Options); Owpremium; Swiss Capital Invest (Swiss Capital Invest/Swiss Capitalinvest); Atlasreference Unipessoal Lda; Finances Capital; Financial Futures Ltd (clone di una società autorizzata); Digifirst Hungary Kft; FmTrader; Terapad Services Ltd; Fm Marketing Ltd; Ivoryoption; Arya Group Ltd; Arianus Marketing Ltd; London Global Markets; Markets Central Investment; OptionXchange; Globe & Co Ltd; Aaoption; CfdStocks; Pacific Sunrise Uk Ltd; Benedict Morris; BmbOption; Log Trading Capital Ltd; BigOption; Wirestech Limited; Binarynvest; Brevan Invest; Kasuar Ventures Ltd; Capital Epargne; City Bank Cfd; Comex Partners; Edgedale Finance; Gold Horizen Ltd. 

Segnalate dalla Sfc: www.anxinv.com; Cressman Financial Group; AafxX Trading Capital/AafxX Trading Company Ltd; Global Ace Investment Limited; The Huxford Group.

Segnalate dalla Autorité des Marchés Financiers Quebec: Agronomix France; Agronomix Canada Inc.

Segnalate dalla Fca: Rothschild Private Wealth, clone della società autorizzata NM Rothschild & Sons Ltd (www.rothschild.com), con sede a Londra (n. di riferimento 124451); Mulvey & Hanson Llp (www.mulveyandhansonlaw.com), con sede dichiarata a Boston; Finance 2All, clone di una società autorizzata; Capital Bridging Finance No.1 Limited (www.capitalfinanceno1.com), con sede dichiarata a Londra, clone della società autorizzata Capital Bridging Finance No.1 Limited, con sede a Londra (n. di riferimento 08170937); Einstein Transfer Ltd (www.einsteintransfer.com); Graceful Motors Ltd; Campton Capital Partners (www.camptoncapitalpartners.com), con sede dichiarata a New York;. Lawson Management Group Llc (www.lawsonmanagementgrp.com), con sede dichiarata a New York; Iba Markets / International Brokers Association Markets (www. ibamarkets.com), con sede dichiarata a Londra; Penflow Ltd (www.penflow.co.uk), clone della società autorizzata Penflow Ltd, con sede in Gran Bretagna (n. di riferimento 10136605); Money Matcher Ltd (www.moneymatcherclaims.co.uk), con sede a Manchester; Horseshoe Credit Union Ltd, (www.horseshoecreditunion.com), con sede dichiarata in Gran Bretagna, clone della società autorizzata Horseshoe Credit Union Limited (n. di riferimento 578292); Stockfield Associates Group (www.stockfieldassociates.com), con sede dichiarata a New York; Little Loans Limited, con sede dichiarata a Londra; Savage Finance Limited (www.selffinance.loan, www.savagefinance.loan), con sede dichiarata a Manchester.

Segnalate dalla Cnmv: Ridge Capital Markets (www.rdgcm.com); D. Pedro Vicente Garrido.

Segnalate dalla Finansinspektionen svedese: Tokachi Group; Nikko-Desjardins Asset Management; Lexus Group.

Segnalata dalla Central Bank of Ireland: Gvq Investment Funds plc (www.gvqinvestmentfunds.com).

Segnalate dalla Cssf: Alpha Innovative Strategies Ltd (www.ia-patrimoine.com); Collardi Capital Management Sa (www.collardi-capital.com), con sede dichiarata a Lussemburgo.

Segnalate dalla Finma: Geneva Option; Liquid-fx Gmbh.

Segnalate dalla Polish Financial Supervision Authority: Marshall Software; Marshall Advanced Innovation; Joshua Consulting Ltd; Il Trade sp. z o. o.; Bloomfx sp. z o. o; Alpha Advanced Innovation Limited; Alpha Finex Ltd; Trademarker Cyprus Ltd; Witold Witczak Firma Factor.

Segnalate dalla Sfc: Dfrf Enterprises Llc; Braemar Capital of Hong Kong; www.yun199.com; Soleil Chartered Investments; Lawton & Yeung; Nikko-Desjardins Asset Management; William Paulstern; Orient Int / Copyright Trading Holdings Limited / Oriental International Culture and Art Exchange Platform; Aegis Corporation Ltd; Sealand Trading (Hong Kong) Limited; Drukenmiller Investment Service; Ethtrade Limited; Peak Capital Management.

Segnalata dalla Bvifsc: Xmaxbit (www.xmaxbit.com).

Segnalate dalla Bcsc: Inter Global (www.fx-inter.com); Royal Downing Investments; StoxMarket, Marketier Holdings Limited (www.stoxmarket.com); BinaryBook, Tech Sb Ltd (www.binarybook.com).

Segnalata dalla Cvm: InstaForex Group.

Segnalate dalla Fma: Esa Holding Gmbh, con sede dichiara a Vienna; www.wismullergunter.com.

Segnalata dalla Finanstilsynet danese: Binary Option Auto Trading (www.binaryoptionautotrading.com).

mercoledì 15 marzo 2017

Previsioni sterlina per marzo aprile 2017

Sarà ancora una volta il cable a catalizzare l’attenzione degli operatori valutari la settimana prossima. Lunedì 13 marzo infatti la Camera dei Comuni inglese sarà chiamata a riesaminare tutta la procedura legata alla Brexit dopo che, il 7 marzo scorso, la Camera dei Lord aveva inflitto una battuta d’arresto all’iter di uscita del paese dall’Unione Europea stabilito dalla premier Theresa May. Nel dettaglio, l’oggetto del contendere è stato l’emendamento che dava al Parlamento britannico l’ultima parola sull’accordo finale con Bruxelles. Salvo eccezionali sorprese, in base ai numeri del partito al governo, la prossima tornata di discussioni all’interno della Camera dei Comuni dovrebbe essere interamente favorevole al volere della May.

Al centro di tutto questo c’è il cable e i forex traders. Durante la settimana appena passata, la sterlina contro il dollaro ha continuato il suo trend discendente partito con il massimo del 24 febbraio a 1,2669 dollari, chiudendo l’ottava a ridosso di 1, 2170 dollari. Per le prossime sedute ci potrebbe essere un appiattimento delle quotazioni del cambio sul supporto statico di medio/lungo termine a 1,21 dollari, con una fase laterale che potrebbe protrarsi fino ad almeno il termine delle consultazioni parlamentari. Una volta che le questioni politiche saranno risolte, con la data precisa in cui verrà invocato l’articolo 50, ci potrebbe però essere un’ulteriore importante fase ribassista della sterlina. La violazione di 1,21 dollari porterebbe immediatamente il cable sui minimi del 16 gennaio 2017 a 1,1988 dollari, per poi raggiungere i minimi di lungo periodo segnati il 7 ottobre 2016 a 1,1943 dollari.

Oltre questi livelli, la questione si potrebbe complicare visto che si tornerebbe sulle quotazioni di trent’anni fa. Per contro un ritorno della forza per la moneta inglese, tecnicamente, arriverebbe soltanto con la violazione rialzista di una trend line discendente, partita con il massimo relativo del 24 giugno a 1,4992 dollari e creata dall’unione con l’altro massimo relativo segnato il 24 febbraio a 1,2569 dollari. L’incrocio con questa linea di tendenza gravita nell’area di 1,2330 dollari. Nel caso questo livello venga raggiunto e superato, il primo target rialzista e da individuare nei massimi d’inizio febbraio a 1,2650 dollari, mentre il secondo livello di target risulta essere a 1,2850 dollari. Tale livello è molto suggestivo perché rappresenta il ri-test del supporto statico (ora diventato resistenza) violato al ribasso con il forte movimento che aveva portato al minimo di lungo periodo. Il cambio, nonostante le vicissitudini, si sta dimostrando ancora molto tecnico ma lo stop loss è sempre d’obbligo.

ETX Capital - migliore broker forex in Europa (spread 0,6 su Eur-Usd e 0,9 su Eur-GBP)

lunedì 13 marzo 2017

Investimento in franchi svizzeri per coprirsi dal rischio euro

Se il 2017 è ricco di insidie per l’area Euro e la valuta comunitaria, una possibile forma di copertura per l’investitore è rappresentata dall’acquisto di valuta estera forte, ad esempio tramite obbligazioni denominate nella divisa desiderata. Nel caso di shock che possono colpire l’euro la divisa principe che dovrebbe beneficiarne è il franco svizzero, da sempre considerato bene rifugio alla stregua dell’oro.

L’investimento in obbligazioni denominate in franchi svizzeri comporta però oggi un costo vero e proprio per chi decide di posizionarsi su questo sottostante, poiché la curva dei tassi di interesse in franchi è negativa sino a dieci anni circa di scadenza. Da un lato la politica monetaria della Snb, dall’altro lato il costante pressing verso strumenti di hedging da eventi estremi che possono colpire la divisa europea in particolar modo nella attuale fase, detenere bond in franchi evidenzia rendimenti negativi. In sostanza, chi investe in obbligazioni in franchi deve sperare che il cambio si rafforzi in modo non marginale, in caso opposto avrà alla scadenza del bond meno capitale rispetto a quello impiegato. Trattasi quindi di una sorta di premio assicurativo, dove l’interesse negativo rappresenta il costo per l’investitore di avere in mano un sottostante che in caso di shock sull’euro tenderà a dare grosse soddisfazioni, in linea di principio.

Su EuroMot e EuroTlx è listato un bond denominato in franchi emesso da Banca Intesa, con scadenza aprile 2018. L’obiettivo di questa analisi è capire quanto costa tale protezione valutando il rendimento a scadenza in valuta locale e il punto da cui l’operazione può diventare profittevole, in termini di oscillazione del cambio euro-franco svizzero.

Il bond in oggetto abbiamo detto offrire un rendimento a scadenza negativo in valuta locale, appunto i franchi svizzeri, e l’elemento di upside è costituito esclusivamente dalla dinamica del tasso di cambio. La redditività è quindi negativa solo nel caso in cui l’euro riuscisse a consolidare o a rafforzarsi rispetto agli attuali livelli rispetto al franco, mentre in caso di dissesto dell’area Euro il franco si rafforzerebbe in modo consistente rispetto alla valuta comunitaria, portando l’operazione nettamente in positivo. Attualmente, in valuta locale, il bond rende in termini lordi -0,56%, che in termini netti scende a -1,15% annuo, con un prezzo di acquisto pari a 103,32.

Supponendo un investimento di 10 mila franchi odierni, al cambio di 1,064 contro euro, l’incasso della prossima cedola e di quella staccata sulla scadenza di aprile 2018 non riescono a bilanciare il costo di acquisto ben sopra la pari e il rateo maturato dalla cedola in corso. Questo ovviamente a parità di tasso di cambio, cioè supponendo che anche a scadenza il cross sia sul livello di 1,064. Se invece il cambio si attestasse a scadenza a 1,05 le cose iniziano a cambiare, poiché da quel punto in avanti il rendimento (per l’investitore che ragiona in euro) inizierà a diventare positivo. Nel caso che il cambio si apprezzasse particolarmente, ad esempio portandosi sulla parità, il rendimento salirebbe a +4,21% netti su base annua.

Chi acquista oggi il bond parte quindi con una penalizzazione, rappresentata dal rendimento negativo, ma in caso di particolari tensioni sui mercati contro l’euro l’operazione si potrebbe tramutare in un buon affare, grazie alla dinamica attesa del cambio, andando a compensare la perdita probabile su altri asset in portafoglio. Analisi del rischio. Se il rischio di credito è sotto controllo per via dell’affidabilità dell’emittente, anche il rischio di liquidità è basso, considerato il doppio listing su EuroTlx e Mot. Lo spread denaro-lettera è prossimo allo 0,5%. Del tutto assente il rischio duration per via della scadenza corta, mentre tutto si gioca appunto sul fattore tasso di cambio. In caso l’opzionalità della disfatta dell’euro non si concretizzasse, supponendo che il cambio si riporti anche solo attorno a 1,10, il rendimento netto dell’operazione scenderebbe a -3,92% annuo (-4,5% sull’intero periodo di investimento). Bisogna insomma sperare che tutto vada male, per far si che la strategia divenga redditizia, ed infatti è da interpretare esclusivamente come hedging, a cui eventualmente attribuire un giusto peso in portafoglio.

Ma piuttosto che acquistare un bond (con relativi costi di negoziazione, bollo titoli, rischio quotazione etc.)  è preferibile acquistare direttamente valuta. Lo puoi fare operando sul Forex (scegliendo intermediari con basse commissioni come ETX Capital), oppure aprendo direttamente un conto in Svizzera in franchi svizzeri.