giovedì 11 gennaio 2018

Perché il Bitcoin è tornato a salire?

Dopo essere rimasto per ben sei giorni sotto i 15.000 dollari, toccando il 30 dicembre un minimo a 12.307,71, nella serata di martedì il bitcoin ha riconquistato quella soglia e ieri l”ha mantenuta per quasi tutto il giorno, con un picco a 15.393,98 dollari. A ridare fiato alla criptovaluta è stata questa rivelazione del Wall Street Journal: Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, ha investito trai 15 e i 20 milioni di dollari sul bitcoin attraverso Founders Fund, il fondo di venture capital da lui fondato nel 2005. Non si sa quando siano avvenuti gli acquisti. Ma Thiel avrebbe comunicato agli investitori che le criptovalute acquistate valgono adesso «centinaia di milioni».

Pare quindi certo che la mossa di Thiel sia precedente all”impennata degli ultimi mesi, mentre non è ancora chiaro se il fondo sia già passato alla cassa per liquidare una quota di criptovaluta prima della flessione prenatalizia. Nonostante l”impetuosa crescita del 2017, sono ancora pochi gli investitori istituzionali ad aver scommesso somme così massicce sul bitcoin. Thiel, famoso per avere scommesso su aziende ai loro primi passi come Facebook, è diventato noto al grande pubblico per avere sostenuto la candidatura di Donald Trump alle elezioni presidenziali del novembre scorso. Una posizione decisamente insolita per un esponente della Silicon Valley e attivista gay.

Secondo qualche osservatore, quella di Thiel non è solo una fortunata speculazione. Tre anni fa, l”imprenditore ha confessato la propria delusione perché PayPal non si è trasformato da semplice sistema di pagamento in una «nuova valuta mondiale», Come ha raccontato Eric M. Jackson in un libro su questa società, nel 1999 durante un incontro aziendale, Thiel aveva detto che «PayPal darà ai cittadini di tutto il mondo un controllo più diretto sulle loro valute, come mai è successo in passato. Per i governi corrotti sarà quasi impossibile rubare le ricchezze della loro gente attraverso i vecchi metodi perché se ci provassero i cittadini passerebbero al dollaro o alla sterlina o allo yen, in effetti scaricando la moneta locale ormai priva di valore per qualcosa di più sicuro>>.

All”inizio dell°avventura di PayPal, fondata nel 1998 insieme a Elon Musk, Pimprenditore che ha dato vita a Tesla, Thiel avrebbe voluto usare la crittografia per spedire il denaro online. Ma la preoccupazione che questo sistema di pagamento potesse favorire attività illegali come il riciclaggio di denaro sporco ha spinto PayPal a ridimensionare le sue ambizioni. Deluso, Thiel abbandonò l'azienda. Il progetto originario di PayPal era comunque simile a quello del bitcoin. Può darsi, quindi, che nell”opera di chi si nasconde dietro lo pseudonimo Satoshi Nakamoto, Thiel abbia visto la realizzazione del suo sogno libertario. Curiosamente, negli ultimi tempi Musk è stato indicato come il vero Nakamoto. Il fondatore della Tesla ha smentito con forza. Ma può darsi che qualche sviluppatore di PayPal abbia poi aderito al progetto bitcoin.

Una cosa è comunque certa: la notizia che un pezzo da novanta come Thiel abbia deciso di puntare sulla criptovaluta è decisamente positiva per le sorti di quest°ultima, come del resto ha dimostrato l”immediato rialzo delle quotazioni. Già a ottobre in un°intervista Thiel aveva definito «carismatico» il mondo delle criptovalute, sottolineando che se il bitcoin «finirà per diventare llequivalente cibernetico dell'oro, ha un grande potenziale ». Il fondatore di PayPal è inoltre membro del consiglio consultivo per la tecnologia di Trump. Facile supporre che se qualche deputato o senatore volesse imporre restrizioni alle criptovalute, Thiel potrebbe convincere il capo della Casa Bianca a fargli cambiare parere.

Consigliamo comunque di non investire direttamente in Bitcoin vista la complessità (necessità di wallet e exchange) e rischiosità (furti password o perdita account) di operarvi. Meglio utilizzare strumenti derivati come quelli proposti da Markets.

martedì 2 gennaio 2018

Previsioni sul Bitcoin per il 2018


bitcoin previsioni 2018 I detrattori del bitcoin saranno soddisfatti: la giornata di venerdì 22 è stato una Caporetto per la criptovaluta: dal massimo toccato cinque giorni prima a 19.783 dollari, è precipitato fino a un minimo di 10.834 dollari, perdendo così il 45,2%. E venerdì mattina in una sola ora ha perso 1.000 dollari. Alle ore 20, poi, stava rimbalzando a 12.959 dollari, segnando un ribasso del 16,7% da inizio giornata. Impossibile prevedere l”evoluzione dei prossimi giorni perché la verità è che basandosi solo sull'analisi tecnica finora un investitore avrebbe preso una raffica di cantonate. Se lo scopo del lancio dei future da parte delle due borse dei derivati di Chicago, Cboe e Cme, è quello di normalizzare il bitcoin, limitandone la volatilità, allora l'obiettivo è clamorosamente fallito. Non a caso il volume degli scambi sui future è bassissimo.


Resta sempre di attualità il vecchio paragone: il mondo delle criptovalute è ancora il selvaggio West. Dove chi cade da cavallo è finito e si diffondono le storie più incredibili. Un esempio: l'agenzia Bloomberg, citando fonti anonime, ha scritto che Goldman Sachs è pronta a lanciare per il prossimo anno un servizio che consentirà il trading in criptovalute. La banca avrebbe già creato un team dedicato allo studio della nuova piattaforma, con base a New York, e tutto dovrebbe essere pronto per giugno. Subito sulle chat specializzate è girata la voce che il bitcoin scenderà fino a 800 dollari (!) per poi ricominciare a salire proprio in giugno, pronto a toccare nuovi record. Più preoccupante è il fatto che nel bel mezzo del crollo, Mike Novogratz, uno dei massimi protagonisti di questo mercato, sospeso il lancio di un fondo dedicato alle criptovalute. Più probabile che il crollo sia dovuto a un motivo molto banale: l”1 gennaio 2017 il bitcoin valeva 997 dollari e a metà dicembre è arrivato a sfiorare 20.000.

Naturale che le cosiddette balene, ovvero i possessori di forti quantità della criptovaluta, di solito da lungo tempo, abbiano deciso di passare ai realizzi. Anche i piccoli investitori quest'anno - prima che il bitcoin superasse quota 10.000 - probabilmente hanno deciso di farsi un regalo di Natale. Alla festa dei bitcoiner italiani di lunedì 18 molti auspicavano uno sciacquone per potersi riempire di bitcoin acquistandoli a livelli più bassi: fino a 10.000 dollari nessun problema; preoccupante, invece, se cadesse sotto quota 8.000. A quel punto potrebbe succedere di tutto. La previsione più comune al Magna Pars di Milano, comunque, era di un 2018 a nuovi record (si sono sentite le cifre più disparate) ma solo dopo oscillazioni ancora più forti di quelle viste quest°anno. Dal bagno di sangue di venerdì 22, comunque, si può trarre una morale, quella di sempre: investite solo quanto potete permettervi di perdere.

Che questo sia l'inizio della fine del bitcoin è azzardato dirlo. Se non altro perché ormai si è creata una vera economia intorno alle criptovalute. Visti gli ingenti investimenti che ormai devono fare i miner, è davvero difficile che consentano alle quotazioni di puntare verso lo zero. Se il bitcoin scendesse al punto da mettere a rischio la propria sopravvivenza, ben difficilmente i minatori troverebbero qualcuno disposto a cambiarlo in valute fiat (dollaro, euro, yen, sterlina ecc.). Il lavoro e gli investimenti di anni finirebbero in un pugno di mosche. Nel frattempo sono \ nate migliaia di altre criptovalute, che un crollo del bitcoin verso lo zero trascinerebbe inevitabilmente nel gorgo, come è successo negli ultimi giorni. Anche per le oalene non sarebbe il massimo: hanno guadagnato somme iperboliche, ma il giochetto finirebbe, la loro reputazione ne uscireb- 'oe a pezzi e forse rischierebbero la galera.

La storia passata, come dimostra la tabella qui sopra, ha visto accorciarsi i tempi di recupero dal punto più basso della caduta al raggiungimento di nuovi record. Il bitcoin è sopravvissuto al micidiale unodue inferto dal numero uno di JP Morgan, Jamie Dimon, che lo aveva definito «una truffa», e della chiusura degli Exchange locali da parte delle autorità cinesi. Certo, a vedere che cosa è successo negli ultimi giorni anche i più entusiasti cominciano a raffreddarsi. La caduta, che all'inizio si è presentata come una fisiologica fase di realizzi, ha avuto un'accelerazione a seguito del nuovo episodio della guerra civile tra il bitcoin (Btc) e il bitcoin cash (Bch): uno dei principali Exchange americani, il più usato dai piccoli investitori, ha annunciato alllimprovviso nella notte di mercoledì 20 l'inizio delle contrattazioni del Bch sulla sua piattaforma. Il Btc in 50 minuti è precipitato da 17.656 a 15.577 dollari, mentre il Bch è salito da 2.683 a 3.224. Paradossalmente, però, quattro minuti dopo il loro avvio le contrattazioni sul Bch sono state interrotte per motivi tecnici. Anche gli altri exchange hanno registrato interruzioni delle contrattazioni più o meno lunghe.

Il problema riguarda tutti e queste interruzioni sono viste da molti non come cedimenti tecnologici ma come vere azioni per manipolare il mercato. Non ha poi dato un'iniezione di fiducia l'annuncio fatto mercoledì 20 dal fondatore del Litecoin, Charlie Lee, che si è disfatto di tutta la criptovaluta da lui creata. Dice di averlo fatto per allontanare i sospetti di conflitto dlinteresse che scatenava ogni suo tweet. In un anno ha guadagnato il 9.300%, naturale che in molti abbiano pensato a un nuovo episodio di prendi i soldi e scappa. Vista la caduta degli ultimi giorni, Lee ha dimostrato di avere ottime doti divinatorie. Resta il fatto che anche il mercato delle criptovalute sembra trattare i piccoli investitori come il vecchio parco buoi della finanza tradizionale.

Per investire sui bitcoin non serve acquistarli direttamente (procedura tra l'altro lenta e che può comportare difficoltà nel venderli in caso di forte volatilità). E' preferibile utilizzare i vari strumenti derivati oggi disponibili, come quelli attivi su Markets.

giovedì 28 dicembre 2017

Previsioni Euro Dollaro per il 2018

Continua la fase di stallo sull'euro/ dollaro con il cambio che oscilla tra 1,1750 e 1,19 dollari da alcuni mesi. Neanche l'ufficializzazione della tanto annunciata riforma fiscale Usa è riuscita a smuovere il dollaro dal suo torpore. Tecnicamente il cambio ha chiuso la settimana a 1,1850 dollari, poco sopra la media mobile a 21 periodi (1,1830 dollari) che rimane il supporto dinamico più vicino.

L'euro/ dollaro a breve, probabilmente già nelle prossime sedute, dovrà uscire dalla compressione che con il passare del tempo si sta via via restringendo, essendo delimitata, inferiormente, da una trend line rialzista partita con il minimo del 10 aprile 2017 a 1,0560 dollari e venutasi a creare con l'unione dell'altro minimo relativo del 7 novembre a 1,1560 dollari. L'incrocio con questa linea di tendenza è a ridosso di 1,18 dollari e in caso di violazione ribassista di quest'ultimo livello il primo obiettivo si trova a 1,17 dollari. Superiormente invece, l'euro/dollaro è delimitato da una trend line discendente, partita dal massimo relativo dell'8 settembre e venutasi a creare con l'unione dell'altro massimo registrato a il 27 novembre a 1,1960 dollari. Questa volta l'incrocio con questa linea di tendenza si trova più o meno a 1,1890 dollari.

Se l'euro dollaro dovesse partire a rialzo ed andare a bucare tale tetto, il primo obiettivo è indicato nel massimo del 24 novembre a 1,1950 dollari per poi eventualmente estendere il proprio rush rialzista fino ai massimi di settembre scorso a 1,21 dollari. Difficile prevedere quale direzione prenderà il cambio. Le incognite a livello continentale, da una parte e dall'altra, sono troppo profonde e comunque non sarà in ogni caso un movimento importante. Gli operatori stanno infatti attendendo di valutare l'evoluzione dei dati macroeconomici, soprattutto quelli riguardanti l'inflazione per tentare di anticipare le mosse di politica monetaria in materia di tassi d'interesse e di conseguenza i futuri movimenti dei cambi. Soltanto quando il quadro sarà ben chiaro i forex traders prenderanno posizione e l'euro/dollaro avrà una tendenza acclamata.

All'interno del panorama dei cambi da segnalare la quiete (prima della tempesta ?) che si sta verificando sull'euro/ lira turca, appiattito sui 4,5 lire dall'inizio del mese di dicembre, raggiungendo cosi il primo target short dopo la cavalcata rialzista incominciata a metà settembre che aveva portato al massimo storico di poco oltre 4,7 lire. Il cambio sembra comunque ancora orientato a ribasso con l'obiettivo principale degli shortisti individuato a 4,4 lire. Il vero entry level però si trova a ridosso di 4,2 lire dove c'è quella serie di massimi relativi battuti alla fine del mese di settembre e che sono stati il punto di partenza del movimento rialzista di ottobre e novembre. Potrebbe essere pronto a ripartire a ribasso invece l'euro contro il rand sudafricano che sta tentando in tutti i modi di rimanere aggrappato a quota 15 rand. Gli indicatori su questo cambio sembra preannuncino un'altra fase discendente con prossimo target a quota 14,20 rand. Unico baluardo prima di tale discesa è l'area 14,80 rand.

Ti ricordo che se vuoi investire nel Forex oggi sono disponibili fin troppi operatori. Non è sufficiente scegliere un broker autorizzato perché oggi, con il fatto che Cipro è in Europa, molti intermediari poco affidabili con sede a Cipro possono automaticamente avere l'autorizzazione ad operare in tutta Europa. Ti consiglio Etx Capital, intermediario inglese quotato alla Borsa di Londra e operativo da decenni in ambito finanziario. Oltre ad essere affidabile, troverai gli spread più convenienti e senza sorprese tipiche di certi brokers che spariscono nelle situazioni più volatili lasciandoti con la posizione aperta sul mercato con tutti i rischi conseguenti.

mercoledì 27 dicembre 2017

Come sono tassati i Bitcoin?

tassazione bitcoin
Per capire come sono tassati i Bitcoin (vale 15.600 dollari,13.235 euro) bisogna innanzitutto capire che cosa sono per il fisco. Un software? Un bene immateriale? Una valuta estera?

La domanda è stata posta esplicitamente all’Agenzia delle entrate un anno e mezzo fa e questa ha risposto con la risoluzione 72E/ 2016. Qui l’Agenzia delle entrate dice: la legge per ora non ha definito che cosa siano Bitcoin e criptovalute, quindi bisogna prendere per buono quello che dice la Corte di giustizia europea nella sentenza del 22 ottobre 2015, causa C-264/14 per cui gli scambi di valute virtuali costituiscono operazioni finanziarie in quanto tali valute siano state accettate dalle parti di una transazione quale mezzo di pagamento alternativo ai mezzi di pagamento legali e non abbiano altre finalità oltre a quella di un mezzo di pagamento.

In soldoni il Bitcoin è una valuta, ancorché non tradizionale. E la conclusione che ne trae l’Agenzia delle entrate è: per quanto riguarda la tassazione ai fini delle imposte sul reddito di […] persone fisiche che detengono i Bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si ricorda che le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa.

Bene, tutto facile? No! L’Agenzia delle entrate usa il gerundio “mancando” che qualcuno interpreta come un “poiché manca” e qualcun altro con un “quando manca”. E queste due diverse letture portano a due possibilità diverse.

Nel primo caso (poiché manca) la compravendita dei Bitcoin non è imponibile, e stop, nel secondo caso (quando manca) è imponibile quando è per attività di investimento (che poi, siamo onesti, è il principale motivo per cui oggi uno si compra i Bitcoin). In questo caso i guadagni (prezzo di vendita, meno costo di acquisto) ottenuti coi Bitcoin e le altre criptovalute pagano il 26% di tasse e vanno senz’altro dichiarati nel quadro RT del modello Unico.

Attenzione, poi, c’è un’altra questione che riguarda il monitoraggio fiscale dei Bitcoin che hai (quelli che hai comprato senza averli ancora venduti). Qui la situazione è ancora meno chiara. La legge italiana non prevede che tu debba dichiarare i soldi che hai sotto il materasso. Per cui in teoria potresti non essere tenuto a dichiarare i Bitcoin che hai nel wallet che ti sei scaricato sul tuo PC. Ma se il tuo wallet è online? Dove sta? Su un server all’estero? Questo problema è aperto. In teoria per il fisco devi dichiarare le attività finanziarie che detieni all’estero nel quadro RW. Quindi va dichiarato.

Ma i mezzi di pagamento per il Testo unico della finanza non sono da considerarsi attività finanziarie. Se il BitCoin in quanto valuta è solo un mezzo di pagamento non va dichiarato. Però c’è anche la normativa doganale che specifica che se porti all'estero più di 10.000 euro in contanti li devi dichiarare in dogana. Tu dirai: ma io li ho comprati con carta di credito, non in contanti, e non li sto portando all'estero, che c’entra? Ci dice una cosa: l’intenzione del legislatore di controllarti. Pertanto se dichiarare o no i Bitcoin è una questione aperta, ma la dichiarazione presto potrebbe essere benvenuta (e già sott'occhio per il riciclaggio).
Per altre informazioni, leggi la guida sulla tassazione dei capitali all'estero.

lunedì 18 dicembre 2017

Il future sui bitcoin e le prospettive delle criptovalute

Il momento tanto atteso è arrivato: i future sul bitcoin inizieranno a essere scambiati domenica 10 dicembre sulla piattaforma che fa capo a Cboe Global Markets e a partire dal 18 dello stesso mese sulla maggiore borsa al mondo dei derivati, Cme group. La criptovaluta potrà quindi essere ufficialmente venduta allo scoperto. Ergo, gli investitori potranno guadagnare sui ribassi del bitcoin, che finora non ha fatto altro che salire, nonostante momentanee cadute del 30-40% in un giorno. Il lancio del future segna il passaggio all'età adulta del bitcoin, visto che gli investitori istituzionali entreranno per la prima volta in maniera massiccia in questo mercato ed è all'origine degli ultimi incredibili rialzi.

Nessuno ha fatto stime, ma tutti danno per certo che è in arrivo una marea di denaro, che almeno nei primi tempi dovrebbe spingere il bitcoin a nuove vette (prossima tappa: 25.000 dollari). I puristi del bitcoin non sono però soddisfatti di questo ingresso della criptovaluta nel mondo della vecchia finanza. Sono anzi preoccupati, come dimostra un articolo pubblicato su Coindesk, sito di informazione di Coinbase, uno dei principali exchange mondiali. Il titolo è esplicito: La minaccia dei futures sui bitcoin. Secondo l”autrice, Noelle Acheson, è possibile che «i fondi istituzionali che hanno già acquistato bitcoin (e spinto il prezzo ai livelli attuali) decidano che il mercato dei future ufficiale è più sicuro. E vendano››. Insomma, l'attacco al bitcoin comincerebbe subito: le scommesse sul future sarebbero in larga maggioranza al ribasso.

Ma i bitcoiner di lunga data, in genere, la pensano diversamente: è più probabile che le quotazioni del bitcoin saliranno ancora rapidamente per rendere più appetibile il future e attirare nuovi investitori. Poi, è chiaro, sarà tentato il grande short per cercare di stroncare la criptovaluta. Intanto venerdì 8 il bitcoin quotava in apertura di Piazza Affari attorno a 16.086 dollari dopo essere stato sull°ottovolante nelle ultime 12 ore, balzando da 15.000 a 17.096 dollari. Ma alle ore 12.35 è sceso fino a toccare 13.963 dollari con un ribasso secco del 22% da ieri notte.

La volatilità, specie negli ultimi giorni, è quindi altissima (giovedì 7 si è assistito a un incredibile +40% in 40 ore, da 11.000 a oltre 16.000 dollari), al punto che il future rischia di partire e di bloccarsi subito. Saranno infatti applicate sospensioni al trading di due minuti se il prezzo dei future si muove oltre il 7% rispetto alla chiusura del giorno precedente. Un altro stop arriva con oscillazioni successive di oltre il 13% per toccare quello che viene definito l'hard limit al 20%. A quel punto il trading cessa e riparte dall'inizio della banda di oscillazione. Si teme quindi una partenza a singhiozzo. Bisogna capire come verrà interpretata questa eventualità: visto, direbbero gli scettici, il bitcoin è talmente volatile e quindi inaffidabile che non si può nemmeno puntare sui future.

Oppure potrebbe prevalere la tesi dei puristi: non ha senso comprare il future, l'unico modo per investire in bitcoin è quello di comprarli direttamente, senza intermediazioni. Per acquistare il future è previsto un margine iniziale obbligatorio (da depositarsi alla clearing house) del 35% del valore dei contratti, ovvero sette volte più di quanto richiesto per un future sul petrolio o un mini S&P equity.

La Futures Industry Association, che raggruppa i grandi broker fra cui Goldman Sachs, JP Morgan Chase e Citigroup, alla Cftc, ha mandato una lettera alla Commodity Futures Trading Commission. E l”autorità che ha autorizzato le Borse di Chicago, Cme Group e Cboe Global Markets a programmare nei prossimi 10 giorni il lancio dei nuovi future sul bitcoin. Nel testo è scritto che si sarebbe dovuto discutere in maniera più approfondita dei livelli dei margini, dei limiti sul trading, degli stress test e del clearing prima di dare il via libera ai nuovi contratti.

Ma anche se i maggiori istituti di credito non intendono fare operazioni di clearing sui contratti, non c'è problema. Alla porta si è già presentata una lunga lista di società di piccole dimensioni per effettuare questa operazione data la grande richiesta di contratti di derivati sul bitcoin da parte dei clienti. Mentre una fonte vicina a Goldman Sachs ha rivelato a Bloomberg che, su richiesta specifica dei clienti, la banca guidata da Lloyd Blankfein effettuerà transazioni. Solo Bofa e Citigroup hanno detto chiaramente che non eserciteranno il ruolo di clearing, per il momento.

Intanto anche in Italia tra gli investitori istituzionali il bitcoin comincia a essere visto in maniera meno critica. Ne è un esempio l'ultimo Il Rosso e il Nero, la newsletter settimanale di Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, secondo cui la moneta fiat di oggi (dollaro, euro, sterlina, yen ecc.), «con il suo lento svalutarsi dell'1-2% l'anno, è amata dai debitori senza pesare in modo confiscatorio sui creditori. La funzione sociale positiva del bitcoin (e dell'oro) è di offrire comunque un'alternativa alla moneta degli Stati, moderandone la voglia di abusare del signoraggio stampando troppa moneta per comprare consenso. Un'alternativa privata al monopolio statale sulla moneta è una forma di biodiversità che può essere interessante preservare ».

Se vuoi investire in bitcoin, evita di restare legato alle piattaforme di wallet e exchange (con conseguenti rischi di rallentamento o blocchi), utilizza invece strumenti come gli Etn o i Cfd di eToro.

mercoledì 13 dicembre 2017

I rischi del Bitcoin e come è meglio investirci

La sequenza di incidenti e crolli delle piattaforme più utilizzate, che ha interessato i principali servizi online di exchange e wallet, ovvero le piattaforme per acquisire, vendere e gestire il bitcoin, è impressionante e dovrebbe portare a riflettere.

Il primo e più importante incidente ha interessato Coinbase, il principale exchange online statunitense e uno dei più grandi al mondo, utilizzato soprattutto dai piccoli investitori per la semplicità d'uso. Nonostante i continui investimenti in infrastrutture IT, la corsa folle all'investimento in bitcoin ha portato tra giovedi 6 e venerdi 7 a un collasso dei server; con l'impossibilità di accedere alla piattaforma e acquistare o vendere criptovaluta.

Un crollo legato anche all'incredibile oscillazione registrata dal bitcoin, che sul solo exchange Gdax di Coinbase ha sfiorato i 20 mila dai 16 mila dollari per poi crollare sotto 15 mila anche in seguito al down di Coinbase.
Una volatilità da brivido, amplificata dalle difficoltà tecniche di scambio che tuttora perdurano su Coinbase così come su altre piattaforme online. Sempre tra giovedì e venerdì Bitfinex, ilpiù grande exchange online per bitcoin, ha ammesso dopo i malfunzionamenti che duravano ormai da giorni di essere sotto un massiccio attacco coordinato (tecnicamente di tipo denial ofservice, ovvero un bombardamento di richieste simultanee ai server da parte di decine di migliaia di computer allo scopo di far crollare il servizio) che non è ancora riuscita a debellare.

Se lo scambio, e quindi lo stesso valore, dei bitcoin è messo a rischio dalla stessa architettura della criptomoneta, priva di un'entità centrale che ne certifichi l'emissione e sospenda nel caso gli scambi per eccessive oscillazioni, anche la stessa conservazione inizia a creare non poche preoccupazioni, con uno scenario simile all'assalto alle diligenze o ai galeoni nella corsa all'oro dei secoli scorsi. Trezor; uno dei principali servizi di wallet online, ha infatti ammesso di avere riscontrato problemi ai server dove vengono conservate le chiavi a cui sono legati possesso e disponibilità dei bitcoin, mentre l'ultimo furto in ordine di tempo risale a pochi giorni fa e ha coinvolto NiceHash, un marketplace per la creazione (mining) di critpovalute che opera in modalità cloud.

La società ha ammesso che hacker hanno violato i sistemi e rubato una quantità indefinita di bitcoin dal portafoglio virtuale, anche se le fonti parlano di un furto di almeno 60 milioni di dollari di controvalore. Gli investitori dovrebbero quindi riflettere sulla natura dell'investimento in criptovalute, come del resto ha fatto la Futures IndustryAssociation, che raggruppa i grandi broker e che ha espresso i propri dubbi all'autorità che ha autorizzato le Borse di Chicago aprogrammare il lancio dei nuovi futures sulle criptovalute. Nella lettera è scritto che sarebbe stata necessario un maggior approfondimento sui livelli di margini, i limiti al trading, gli stress test e il clearing.

Se già ora, in questo clima di euforia collettiva per il bitcoin, gli scambi non sono garantiti, cosa accadrebbe in caso di crollo repentino della criptovaluta in seguito a unpicco di volumi? Il rischio di una illiquidità più o meno temporanea non è certo da escludere.

Per questo è preferibile investire tramite strumenti derivati collegati ai Bitcoin, come per esempio i CFD di eToro. In questo modo infatti non sarai legato a blocchi di wallet o exchange.

lunedì 11 dicembre 2017

Euro /dollaro diretto verso quota 1, 17 dollari? E poi?

Il cambio di riferimento tra l'economia europea e quella americana questa settimana non è riuscito a chiudere una sola seduta positivamente archiviando l'ottava a 1, 1750 dollari. Il cambio si appresta cosi nelle prossime sedute a raggiungere il minimo del 21 novembre scorso in prossimità di 1,17 dollari, da dove però dovrebbe partire un rimbalzo delle quotazioni con ritorno verso 1,18 dollari. Un breve sussulto perché nel medio termine l'euro/ dollaro sembra destinato a perdere ancora terreno e affrontare il supporto di 1,17 dollari.

Se questo scenario dovesse avverarsi si andrebbe a delineare una figura di testa e spalle, potenzialmente ribassista, che avrebbe il suo epilogo con l'approdo delle contrattazioni a 1, 1530 dollari. L'obiettivo finale risulta veritiero perché si andrebbero a raggiungere i minimi del 7 novembre scorso. La tendenza negativa del cambio è rafforzata anche dal fatto che nella seduta di giovedi scorso è stata violata al ribasso la media mobile a 21 periodi, indicatore molto importante per il breve/ medio termine.

L'ultima volta che questa media era stata infranta è stato il 14 novembre ed aveva portato un rally rialzista culminato con il top relativo di 1, 1950 dollari. A livello di fondamentali, l”eventuale fase ribassista del cambio, è sostenuta in primis dai dati sul lavoro americano, pubblicato venerdi scorso. Il Non Farm Payroll ha infatti mostrato un aumento di 228 mila posti di lavoro rispetto a delle stime degli analisti che vedevano un aumento di sole 200 mila unità. Il tasso di disoccupazione invece è rimasto stabile al 4,1%.

Dati che dovrebbero ancora migliorare se la riforma fiscale di Trump dovesse avere il via libero definitivo dal congresso americano. L”unico fattore che potrebbe minare nel medio termine il ribasso dell'euro/ dollaro è l'eventuale cambio di strategia della Federal Reserve alla luce dei buoni dati macroeconomici con un'accelerazione del ritmo di rialzi di tasso per il 2018. A tal riguardo, potrebbero arrivare delle indicazioni durante il prossimo incontro della banca centrale americana in calendario il 12 e 13 dicembre, a margine del quale gli operatori oramai prezzano al 100% la possibilità di un rialzo del Fed Fund.

L'unico elemento infatti che avrebbe potuto modificare la politica monetaria di quell'incontro erano dei dati sul lavoro non buoni. Ma così non è stato. Questa settimana, tra le major, l'unico cambio che ha fatto peggio dell'euro/ dollaro è stato il dollaro australiano contro il dollaro sceso sotto il supporto statico di 0,7531 dollari. Il cambio sembra destinato a raggiungere nel brevissimo (probabilmente già nelle prime sedute della prossima settimana) il target di 0,7488 dollari. In quell'area verrebbe incrociata una trend line rialzista partita con il minimo di gennaio 2016 e venutasi a creare con l'unione dei minimi di gennaio 2017.

Sarà in quel punto che si giocherà una partita molto importante per che se il livello dovesse venire meno, l'obiettivo potrebbe addirittura raggiungere il minimo del 2 giugno scorso a 0,7360 dollari. Se la trend line dovesse invece resistere è probabile un ritorno a 0,7550 dollari.

Per investire nel forex utilizza la piattaforma di Etx Capital, broker inglese (non le ciofeche di Cipro) autorizzato e affidabile con spread a partire da 0,6 pips sulle principali coppie di valute.